Basta Pompe ai Bordi delle Strade

Il petrolio cala, anzi precipita, per via delle manovre geopolitiche di arabi, americani e russi. Secondo alcuni è ancora sopravvalutato e dovrebbe andare a 30 dollari al barile, secondo altri (ego quoque), i 40 dollari dovrebbero rappresentare una buona occasione di acquisto di ETC legati al petrolio.

Ma c’è ben altra curiosità che vale la pena soddisfare prima di fare analisi trading sul petrolio: perché c…. (finisce per azzo) se il petrolio al barile cala del 50% quella alla pompa solo del 10?

Propongo 3 risposte. Sono miei opinioni, ok, ma siccome le condivido…

1)-Il prezzo della benzina è influenzato dalla “rete di distribuzione“. Secondo un report di Faib del 2013, l’Italia ha 23mila distributori con oltre 37mila auto, in Germania, invece, ci sono sono 14.723 distributori e 42.928 veicoli.

Le spese sostenute per trasporto del carburante da pompa a pompa incidono, eccome, sul prezzo. Infatti, un conto è che un’autobotte effettui uno scarico solo durante un viaggio. Un altro conto è che ne faccia dieci.

Ma la situazione in Italia è catastrofica anche per altri e ben più rilevanti motivi:

2)-Intanto, il carico fiscale è un tantinello elevato. In ebraico antico direbbero ASFATAL ALOC ESIN, che significa pressappoco “me cojoni…”

Il costo delle tasse pesa circa il 60% sul prezzo alla pompa. Si, hai letto bene…quindi se il petrolio ce lo dessero gratis (ahahahahahahahaha), costerebbe pur sempre 0,80 – 0,90 centesimi di euro.

3)-Dulcis in fundo, e ben più rilevante, a penalizzare i consumatori ci sono i contratti di approvvigionamento che in Italia, rispetto ai principali paesi europei, impediscono una vera concorrenza e quindi prezzi finali più convenienti.

La stragrande maggioranza dei distributori italiani (il 60% secondo i petrolieri, fino all’80% ribattono i gestori e le associazioni dei consumatori) sono di proprietà di aziende petrolifere integrate e, nei contratti di fornitura, sono legati dal vincolo di esclusiva degli approvvigionamenti: il gestore può rifornirsi, al prezzo imposto, soltanto dalla casa madre (che dipende dalle vecchie e indimenticabili SETTE SORELLE di cui parlava la profia di geografia alle medie. La quota rimanente – minoritaria – degli impianti – comprese le pompe bianche, i distributori della Gdo e i retisti indipendenti – è invece svincolata dai big petroliferi e quindi può rifornirsi liberamente sul mercato al prezzo migliore praticato da qualsiasi fornitore.

La forza delle pompe bianche, dove la benzina costa dai 10 ai 12 centesimi in meno rispetto alla media del mercato, risiede proprio qui, ovvero nella possibilità di scegliersi ogni volta il rifornitore più conveniente. Per dare un’idea, in Francia le proporzioni sono letteralmente capovolte: la stragrande maggioranza dei distributori è “indipendente” e non sopporta alcun vincolo di esclusiva negli approvvigionamenti. E la differenza rispetto all’Italia si vede: il costo industriale medio oggi da noi è di 620 centesimi, Oltralpe invece si abbassa a 578 centesimi, ben 0,42 euro in meno al litro.

Leggo sul fatto quotidiano, noto drogato seriale, che “togliendo il vincolo di esclusiva almeno sul 50% degli approvvigionamenti a regime ci sarebbe una riduzione dei prezzi alla pompa di 4-5 centesimi al litro. Qual è allora la ricetta? La liberalizzazione progressiva dei contratti di fornitura come chiede da tempo l’Antitrust e come il governo Monti tentò, ma senza successo. Nel dicembre 2011, con il decreto Salva-Italia, il governo dei tecnici inserì una norma che liberalizzava il 50% delle forniture a tutti gli impianti italiani, anche a quelli di proprietà delle aziende petrolifere. La norma scatenò le ira delle sette sorelle e le pressioni furono tali che Monti dovette battere in ritirata: il vincolo sul 50% fu eliminato ma solo ai gestori titolari della licenza (proprietari cioè dell’impianto) ovvero poco meno di 800 su una rete di 24mila punti vendita. Una farsa.”

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