La Critica della Ragion Dura del Pd

Destra e Sinistra oggi sono la stessa minestra riscaldata e la scelta tra l’una e l’altra dipende dai nostri interessi individuali, e non di classe. E sempre più spesso, il "tifo" spiega l’appartenenza ad un partito persino di più dell’interesse personale. Solo che mentre la destra è rimasta se stessa dai tempi di Andreotti, la sinistra no.

Per capire bene questo, ci viene in soccorso la definizione di capitalismo.

Il capitalismo è un modo di produzione dei beni e dei servizi che si basa sull’accumulo illimitato di denaro privato. Lo scopo del capitalismo e dei capitalisti NON E’ quello di accumulare dei beni, ma di accumulare denaro nelle mani dei privati e per farlo DEVE creare beni indipendentemente dai bisogni cosiddetti naturali. Semmai, necessita proprio che gli uomini si dotino di nuovi bisogni indotti, cioè di desideri e aspettative creati artificialmente dal sistema privato di produzione.

Spiace qui usare termini come “capitale” e “bisogni” che sembrano tratti da un articolo di Lotta Continua degli anni ’70, ma l’attuale sistema economico si basa ancora su questi concetti ed esclusivamente su questi.

Se preferite, sostituisco l’angusto termine Capitale con un "hastagiuseppemaria" e l’antiquata parola Bisogno con "selfiedetomare", ma il risultato del ragionamento non cambia.

Prima del crollo delle ideologie, la sinistra a diverso titolo proponeva sistemi alternativi al modo di produzione capitalistico appena descritto. Più spesso era il comunismo, ma non solo: c’era anche chi promuoveva il ruolo pianificatore degli stati, chi sosteneva la sottomissione parziale degli interessi economici a quelli pubblici - pur lasciando spazi di manovra al mondo delle imprese - chi ribadiva le novità umanistiche del Giovane Marx contro il marxismo ortodosso di stampo stalinista e internazionalista (Lukacs, la scuola di Budapest). C'erano i socialisti moderati, oppure Keynes. Insomma, forme alternative.

Una cosa sicura la sappiamo: che il capitalismo era per l’uomo di sinistra UNO dei modelli economici possibili, non l’unico possibile. Di certo, non era quello preferibile.

Dopo la seconda rivoluzione industriale, dopo che l’ingegner Taylor e l’imprenditore Ford avevano escogitato un sistema per produrre merci in sovrabbondanza, la questione della scarsità di beni non si poneva più e, in astratto, il futuro capitalistico non risultava più razionale (la tecnolgia consentiva e consente di soddisfare tutti i bisogni naturali).

Poi è successo qualcosa…

e quel qualcosa NON E’ solo il crollo del Muro!

E’ capitato che la dirigenza della sinistra, in Italia soprattutto, ma anche altrove, abbia perso.

Ha perso per la caduta delle ideologie comuniste, ovviamente, ma la sconfitta è continuata anche dopo anni e dopo tanti cambi di nome e di programmi e di simboli.

La sconfitta ha generato in quei dirigenti la convinzione di aver perso non per colpa loro, ma per colpa delle teorie economiche che avevano studiato. Detto in modo brutale, è successo quello che in psicologia è noto come rielaborazione (e senso di colpa).

Il fenomeno lo vediamo palesarsi in tutti i sostenitori del Pd del passato e del presente.

Dopo aver lasciato andare il progetto politico di riferimento, le idee di economisti come Marx e Keynes, sono arrivate le sonore bastonate elettorali ad opera di un capitalista italiano, come ce ne sono tanti, al secolo: Silvio Bunga Bunga Berlusconi.

Più avanti nel tempo, addirittura, è arrivata una seconda eclatante bastonata elettorale, stavolta da sinistra, ad opera di un comunicatore “pazzesco”, come Beppe Grillo.

L’elettore piddino, privo da sempre di soddisfazioni elettorali, ha quindi rovesciato l’ideologia da cui proviene nel suo contrario ed è diventato di destra, in economia.

Per dirla con il compianto Uriel Fanelli, il mitico blogger di Kein Pfusch

“Il tarlo vero che corrode l’uomo di sinistra oggi è di essere rimasto senza argomenti di sinistra. Di non essere più nulla, e di disprezzare oggi come “populismo” cio’ per il quale ha lottato per 40 anni. O dice di aver lottato. O dice di aver creduto.

Il tarlo dell’uomo di sinistra è che Grillo sia stato capace di riportare al centro dell’attenzione e del dibattito politico dei temi che erano di sinistra, che la sinistra ha abbandonato in nome del “riformismo”, della voglia di essere più uguali della destra.

Il tarlo dell’uomo di sinistra, oggi, è di essere diventato un uomo di destra”.

Il piddino è un uomo diventato di destra che non può dirlo per vergogna, così come l’omosessuale che si è sposato in chiesa e che può palesare le sue preferenze sessuali solo di notte, ai bordi delle strade.

O, se preferite, è accaduto come nell’interpretazione dei sogni, di Sigmund Freud, dove il vero contenuto del pensiero onirico è reso latente dall’inconfessabile e dalla vergogna.

Esempio: soffrite di recenti contrasti col PADRE? Allora, non sognerete in modo manifesto e chiaro di lottare col vostro vero padre, perché vi vergognate di desiderare un parricidio, ma sognerete di lottare con uno sconosciuto - che però, a prestare bene attenzione, magari presenta dei particolari che rimandano al PADRE (stesso paio di occhiali, o identico orologio al polso, ecc.).

La sinistra italiana - quando si è trattato di scegliere tra capitale e lavoro - ha scelto il capitale, e lo ha fatto sempre, sempre, sempre. Certo, non lo ha fatto tanto a parole, perchè se ne vergonga e rimuove tutto questo dalla sua psiche, ma lo ha fatto col "linguaggio del corpo", cioè col linguaggio fattuale dei comportamenti.

Lo ha fatto usando prima degli altri lo smartphone (per pavoneggiarsi); prima degli altri ha parlato nelle convention invece che nelle piazze; prima degli altri ha offerto cene e cenette. Poi è arrivata anche la figa, dopo anni e anni di signorine Rottermaier con calze color carne e chignon a spappolare i maroni dentro le sezioni (notare la rima maroni-sezioni).

(ps, alle signorine Rottermier in stile NildeIotti una botta l’avremo data volentieri, ma il Nonno vigilava e tutto rendeva questo terribilmente pedagogico e affasciante; ora ci sono i perizomi berlusconiani della Boschi; i tedeschi, con la culona inchiavabile invece, e come al solito, avevano capito di più).

Ma a cosa dobbiamo in Italia la fine del contratto a tempo indeterminato e dell’articolo 18 (per dirne solo una)?

Ai neofascisti di Forza Nuova? Alla Lega Nord di Maroni e Bossi? Ai tecnocrati mariomontiani? A Paperon de Paperoni? A Silvio Berlusconi? A casapound?

NO, la dobbiamo a gente come Biagi, giuslavorista schierato a sinistra! A giuslavoristi ammanicati con il potere e le università, come Pietro Ichino, ex piddino iscritto Cgil.

Francamente, non ho versato lacrime alla morte di Biagi, e nemmeno milioni di italiani, in assenza di propaganda.

Biagi è morto perché era ammanicato col potere, con le consulenze di governo ecc ecc e si è ritrovato – sfortunatissimo - a farlo in un periodo di rinascita del terrorismo nostrano nei primi anni 2000. Un terrorismo tattico ma niente affatto strategico; un terrorismo individualista, vendicativo, invidioso e privo di vera progettualità politica. Che Biagi sia diventato poi un simbolo della libertà intellettuale, la dice lunga anche su quel tipo di omicidio politico.

Adesso faccio il complottista de'noantri: chissà come mai Biagi è morto poche ore prima della più grande manifestazione della storia repubblicana a difesa del lavoro. DEL LAVORO!!!! Non del capitale…

Molti di voi probabilmente non c’erano al Circo Massimo a Roma nel 2002, quando ci ritrovammo a difendere i lavoratori dipendenti dai licenziamenti ingiusti… il segretario sindacale di allora, Sergio Cofferati, incentrò tutto il suo discorso sulla morte di Biagi e su quanto fosse fangosa merda il terrorismo politico.

Cioè, io vado in piazza per segnalare alla politica la bontà di un diritto e tu, dirigente di sinistra, parli dal palco, per tutto il tempo, del terrorismo? Questa è la sinistra italiana, sempre mainstrem, sempre la prima a strapparsi le vesti di fronte alle sovrastrutture, come correttamente le chiamava Marx, fingendo di non sapere che le sovrastrutture dipendono sempre dalle condizioni materiali d’esistenza, dall’economia appunto.

- LE SOVRASTRUTTURE (la morale, le leggi, il credo religioso) DIPENDONO SEMPRE DALLE CONDIZIONI MATERIALI DI VITA DELLE PERSONE.

- LE SOVRASTRUTTURE (la morale, le leggi, il credo religioso) DIPENDONO SEMPRE DALLE CONDIZIONI MATERIALI DI VITA DELLE PERSONE.

- LE SOVRASTRUTTURE (la morale, le leggi, il credo religioso) DIPENDONO SEMPRE DALLE CONDIZIONI MATERIALI DI VITA DELLE PERSONE.

(da ripetere sfumando, dopo le abluzioni)

In un celebre sketch, Corrado Guzzanti esprimeva bene questo concetto imitando l’allora presidente della camera Fausto Bertinotti, per il quale alla sinistra, dopo aver perso completamente la difesa dei lavoratori, non rimaneva altro che proteggere la salute di alcune felci.

E’ sempre stato per me incredibile scoprire come gli artisti ci arrivino sempre prima: poeti, attori, scrittori, pittori arrivano prima di scienziati e politici. Terribile e affascinante allo stesso tempo. Oggi l’elettore di sinistra e soprattutto il dirigente di sinistra non mette mai, mai, mai in discussione il modo di produzione, che è il senso unico di una razionale analisi politica, ma si occupa della difesa dei gay (?) e delle donne (??) o dell’Europa (tripla ???).

Come se fosse possibile - come se avesse un benchè minimo senso - parlare di diritti civili in assenza di tutela economica e di modo di produzione o distribuzione dei beni.

Questo succede non solo perché in Italia i dirigenti hanno rinunciato ai loro studi giovanili, ma anche perché non studiano più. Presenziano, parlano, fanno gli hastag, ma non studiano.

Pertanto, votare per me che sono veneto il presidente leghista Zaia oppure la fighetta radical chic Moretti è la stessa identica cosa sotto il profilo che conta, cioè quello economico. Ma se dobbiamo votare il più simpatico, perché economicamente tutti i politici sono per il capitalismo, allora si spiega bene anche il perchè del voto a destra dei veneti.

Gente come l’ex ministro dell’agricoltura Zaia è in grado di frequentare contemporaneamente una dozzina di Pan&Vin (festa popolare locale, celebrata in occasione dell’epifania) e se lo incontri in una di queste sagre strapaesane ti offre pure da bere. La Moretti non ha le stesse capacità: Lei, al massimo, riesce a frequentare contemporaneamente la Rinascente di Padova e la Coin a Treviso, ma 12 pan&vin contemporaneamente… mio dio!!! Zaia aveva per forza di cose la vittoria in tasca

E i comunisti? Quelli della cosiddetta sinistra radicale? Bè, pare ovvio che non stiano escogitando un mondo alternativo. Quando affrontano i temi economici, i loro riferimenti vanno ancora al Marx del Capitale (che quest'anno celebra i 150 anni dalla pubblicazione) e lo fanno pure in modo statico, cioè leggendo esempi e riferimenti monetari dell’Ottocento senza alcuna rielaborazione attuale. Se citi loro Slavoj Zizek o Gustavo Preve o Warren Mosler o Diego Fusaro manco sanno di che parli, oppure li odiano perchè non li capiscono. Diventano invece eloquenti e preparatissimi sino allo zelo se parli loro di prepensionamenti, cassa integrazione, culattoni che si devono sposare anche loro, insomma, per dirla con Corrado Guzzanti, "di alcune felci".

Dovevate vedere come si sono scatenati, i compagni, CONTRO la protesta dei forconi del dicembre 2013, protesta che aveva paralizzato il sistema viario del paese.

E’ vero, si trattava per lo più di borghesi piccoli piccoli che difendevano l’orticello, la bottega. Leghisti della prima ora insomma, ma poteva essere occasione ghiotta per saltare i pareri sulle "felci" e rovesciare l’Europa dei banchieri, per tentare una riforma economica in linea con il primo articolo della Costituzione. Ma vuoi mettere il RISCHIOOOO? C’era il pericolo che se saltava tutto poi non si prendeva la quattordicesima. E poi come compriamo ai bambini il furby boom e le bambole che scorreggiano da mettere sotto l’albero?

La sinistra italiana ed internazionale è innamorata della finanza, ma senza possederla. Questo è ancora più stratosferico di quanto finora detto, e meriterebbe un capitolo a parte.

Obama diventò presidente perché sponsorizzato da Soros e company; in Italia i piddini hanno in mano diverse fondazioni come quella che gestisce banca Mps. Suggerisce niente tutto ciò? Io direi che si tratta dell’ennesima riprova che non vi è un progetto politico alternativo a quello capitalistico, i cui difensori, tradizionalmente, avrebbero dovuto sedere a destra. Un pulp, insomma, senza nemmeno la regia di Quentin Tarantino.

Come dice il filosofo Diego Fusaro, viene, allora, irresistibilmente in mente il discorso militaresco del Sergente Maggiore Hartman nel noto film Full Metal Jacket: “qui vige l’uguaglianza, non conta un cazzo nessuno”.

L’idea di uguaglianza propugnata dal rottamatore postmoderno Renzi – ultima propaggine dell’orrido serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd – credo sia decisamente più vicina a quella del Sergente Maggiore Hartman che non a quella di Marx e Gramsci. Direi anzi, senza esagerazioni, che l’intero quadrante sinistro della politica ha abbandonato l’ideale dell’emancipazione universale per passare al Sergente Maggiore Hartman e all’ideale dell’uguaglianza al ribasso, in cui nessuno ha niente e tutti non contano un cazzo.

Il rapporto tra un elettore del pd e un dirigente del pd è lo stesso che intercorre tra un masochista ed un sadico. Il masochista chiede al sadico: “picchiami a sangue”. E il sadico risponde con occhietto malizioso: “No, mai…”

Il deserto della postideologia è stato sostituito dal consumo fine a se stesso, ma questo non ci fa mai sentire realizzati, non ci dota di un senso, e chi lo pensa davvero mente a se stesso.

Per dirla con una nota di Platone: una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Quindi se riteniamo il capitalismo l’unico e ultimo sistema di produzione e l’unica e ultima economia possibile, noi automaticamente rinunciamo alla ricerca. E dunque non siamo degni di essere vissuti.

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