Il Futuro dell’Analisi Tecnica

imagesLAFKD985Sul web italiano si sta scatenando una polemica sulla bontà dell’analisi tecnica. Siccome l’analisi tecnica per valutare i mercati e fare investimenti è la più utilizzata dagli analisti finanziari in tutto il mondo, è bene che anche noi si dia il nostro contributo alla discussione, pur rimanendo consapevoli che è una diatriba vecchia come il trading.

Basta cercare su google, infatti, per trovare articoli seriali sull’inutilità dell’analisi tecnica di Giacomo Marcotti – statistico direttore di finanzainchiaro – oppure ubriacarsi di post decerebrati e zeppi di insulti su finanzaonline per capire che la questione analisi tecnica si analisi tecnica no è trattata in modo calcistico da anni annorum sui forum.

La questione – manicheismo a parte – merita un approfondimento sempre e comunque, perché molti si stanno chiedendo se abbia senso studiare grafici, oscillatori e indicatori per poi scoprire che non funziona, cioè che il suo utilizzo non fa guadagnare soldi.

L’esperienza che possiamo riportare è che l’analisi tecnica funziona, ma solo se viene supportata da una corretta capacità di gestione del trade e da considerazioni di contesto non individuate (ancora) dai manuali degli analisti tecnici.

Se, invece, si usa l’AT “tecnicamente” per l’appunto, allora è come ritienere che essa fornisca dati misurabili sempre ed in ogni condizione. E questo non è assolutamente vero per l’AT, che pure funziona, ma non è né scientifica né predittiva

Com’è noto, noi sappiamo che in ogni tempo ed in ogni luogo 2+3 è uguale a 5.

La capacità predittiva della matematica ci dice che anche domani 2 + 3 farà ancora 5 e non solo qui, ma anche su Marte.

Per l’At questa necessità delle regole non è così esatta e certa: non è vero, per esempio che ogni qual volta mi appare un engulfin bullish sul grafico ecc ecc, allora vado long… e non è vero neanche tanto a livello di probabilità, per mia esperienza, perché dipende dal contesto di riferimento.

L’engulfing bullish deve trovarsi alla fine di una discesa e non alla cazzum; il pattern poi non vale un fischio se si presenta prima che parli Mario Draghi ecc. ecc. ecc.

L’ANALISI TECNICA NON HA CAPACITA’ PREDITTIVA

Ma non solo questo… e se la possibilità di vedere il futuro fosse un male anziché un bene?

Tutti quanti saltiamo sulla sedia di fronte all’idea che prevedere il futuro sia un male, eppure le contraddizioni che porta con sé la facoltà di prevedere il futuro sono piuttosto numerose.

La nostra lingua, quando coi verbi declina il tempo futuro, non ci fornisce grandissime indicazioni etimologiche, ma altre lingue si.

Pensiamo all’inglese

L’inglese usa WILL. Noi diciamo I will go, I will do. Will ci è utile nel nostro ragionamento perché sta a indicare una VOLONTA’

Ma gli antichi, in quanto a etimologia del tempo che verrà non erano meno bravi ad azzeccare il significato profondo del termine “futuro”. I greci, per esempio, usavano l’ottativo, che sta a indicare il DESIDERIO.

Ecco, volontà e desiderio, sono termini che io vedo molto bene vicino al termine futuro, mentre non ci vedo per niente bene parole come analisi tecnica, statistica e persino matematica.

Che vorrebbe di’ tutto ciò? Che nell’investimento finanziario come in altre cose della vita sono i desideri, le speranze, le illusioni, le immaginazioni e la volontà che determinano il futuro, non punti, linee, triangoli, numeri.

Se usiamo la logica, i paradossi, come si diceva, non mancano proprio

Avete mai visto Gioventù Bruciata con James Dean?

Anche chi non l’ha visto ricorda i fotogrammi della sfida automobilistica tra Dean e il rivale in automobile che dopo lo start della belloccia locale corrono verso il precipizio. Chi ha paura, ovviamente, girerà per primo il volante per non precipitare nel vuoto e l’altro, se non si sfracella, sarà il coraggioso vincitore.

Gli americani lo chiamano gioco del pollo perché evidentemente ritengono i polli più vigliacchi dei conigli (ah Cristoforo Colombo, che hai fatto!) ed ha un variante carina.

Immaginate infatti che invece che contro un dirupo, i due contendenti in automobile si dirigano a folle velocità l’uno contro l’altro.

Il vincitore, il vero uomo, sarà colui che non gira il volante costringendo anzi l’altro a farlo per tempo, prima cioè di una drammatica collisione.

Ebbene, che accadrebbe durante la gara se uno dei due piloti conoscesse il futuro?

E, soprattutto, che accadrebbe se l’altro pilota, quello che non conosce il futuro, sapesse che il rivale invece il futuro lo può prevedere?

Chiameremo il pilota onnisciente, chennesò, Bepi.

Il rivale lo chiameremo invece Toni (si vede che sono veneto eh?)

Bepi sa il futuro, Toni no, ma sa che Bepi conosce il futuro e DECIDE, di sua volontà, che non girerà giammai il volante.

Che può fare il Dio Bepi?

Lui sa GIA’ che l’altro non girerà e quindi o va a sfracellarsi (e vorrei ben vedere che lo fa… mica è un cretino…). Oppure gira lui per primo, ma perdendo così la gara.

Dunque, da questo semplice paradosso si evince che non è affatto detto che prevedere il futuro sia un vantaggio, specialmente di fronte a uno cazzuto come Toni, il quale si trova nella stessa situazione di un cristiano che ritiene per credo religioso che Dio sappia già il futuro suo e di tutti.

CONCLUSIONI

Non solo non è provato che l’AT preveda il futuro, ma forse è proprio meglio così secondo il paradosso del Bepi e del Toni.

Allora, perché usare l’analisi tecnica? Perché si afferma che funziona lo stesso?

Perché l’AT ci rende disciplinati,

e la disciplina non è mica cosetta da poco per vincere in battaglia.

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