Un Indice Anticrisi dall’Inghilterra

Gli ambienti dove si fa maggior fatica a indagare per ottenere buoni investimenti sono quello delle opere d’arte e quello dei collezionisti (francobolli, monete, documenti antichi, ecc,). Una cappa di moralismo avvolge questi ambienti ed è difficile avere informazioni pratiche senza incappare in diffidenza e sarcasmo. Ma è un peccato perché questi mercati potrebbero dare all’investitore più soddisfazione di quelli borsistici.

In un forum che tratta di numismatica, per esempio mi sono imbattuto in questa affermazione

“Il collezionismo numismatico non si fa per investimento. Se all’atto dell’acquisto pensiamo già al futuro ricavo abbiamo sbagliato settore. Io credo – e sono convinto che in tanti condividano – quando si acquista una moneta lo si fa perché ci piace, l’abbiamo inseguita, ecc.ecc. Per gli investimenti ci sono i lingotti, e altri prodotti finanziari.”

Il problema di chi – come noi – si occupa di investimento, tuttavia, rimane questo: come posso ignorare il mondo del collezionismo, se le percentuali annue rendono più del 10 per cento contro lo zero virgola delle obbligazioni, il piattume dell’immobiliare, e l’alto rischio di rovina delle azioni?

“ma queste cose devono piacerti!”, è l’obiezione classica del collezionista. Alla quale ogni investitore che si rispetti dovrebbe rispondere: ma se rende più del 10%, certo che ci piace, e tantissimo. Like like like a profusione!

Peraltro, nessuno ci viene a raccontare che i collezionisti non sperino intimamente di registrare un apprezzamento economico della loro collezione, altrimenti non parlerebbero continuamente di comprare e di vendere (più che di scambiare) sui loro siti e forum di riferimento…

Da piccoli tutti abbiamo collezionato qualcosa, dalle figurine panini di calcio agli albi della walt disney, ma si parlava soprattutto di scambiare gli oggetti della nostra collezione più che di quotazioni di mercato. Poi, è chiaro, se un oggetto non ci piace anche gli stimoli a conservarlo, a valorizzarlo ecc non saranno presenti e allora è meglio fare qualcos’altro.

Da appurare, semmai, sarà verificare se davvero questi rendimenti esistono e se sono continui nel tempo.

Per capirne di più abbiamo scovato il The Stanley Gibbons Rare Coin Index che considera 200 monete rare Inglesi di fascia alta. Nel sito della Stanley si trovano riferimenti soprattutto ai francobolli (stamps), ma anche sulle monete rare i dati non mancano di certo.

I prezzi medi di queste 200 monete selezionate si aggira sul 13% annuo.

In questo grafico, il confronto tra le collezioni di monete e i prodotti finanziari (oro compreso) è stupefacente

????????????????????????????????????

Il grafico lineare non ha bisogno di ulteriori commenti. Ovviamente, non tutte le monete selezionate dall’indice inglese hanno registrato performance identiche. Su tutte, piace sottolienare il best performer degli ultimi 12 mesi.

La sterlina Carlo I d’argento del 1644 è aumentata in valore da £ 35.000 a £ 52.500, facendo un salto del 50%.

Infine, tornando al grafico, si fa notare come la linea dei collezionisti non sia nè frastagliata nè volatile, così come le linee dell’oro e dell’azionario Ftse 100

Ps: si può puntare sull’indice invece che comprare le singole monete, o alcune di esse? pare di si… ma questo lo andremo a vedere un’altra volta

 

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.