Gli Italiani pensano di averlo Piccolo

La sensazione che gli operatori più grossi stiano spostando gli investimenti mobiliari (azioni, ecc.) da Wall Street verso l’Europa c’è tutta, ma crediamo fortemente che questa sia una situazione da cogliere al momento e che non rappresenti affatto una rinascita di medio-lungo periodo. Insomma, se si entra con dei BUY sul mercato borsistico europeo e in particolare su quello italiano, stop loss tutta la vita (e bello stretto anche)!

Alcuni motivi di questa sostanziale sfiducia li abbiamo già descritti più volte in relazione alle fallite politiche di austerità e alla presenza in Italia dell’euro, moneta straniera gestita dai tedeschi per fare concorrenza sleale alle imprese italiane.

Questa volta cercheremo di approfondire la questione anche sotto un profilo psicologico e antropologico.

Per farlo, ci viene in aiuto il parere dello psichiatra veronese Vittorino Andreoli, la cui ultima intervista rilasciata per l’Huffingtonpost analizza la gravità della situazione anche sotto il profilo medico.

In sintesi, Andreoli sostiene che gli italiani sono un popolo di malati mentali. Lo psichiatra si basa su analisi di dati di fatto comportamentali, mentre noi proveremo a individuarne le possibili cause storiche, posto che siamo totalmente d’accordo col luminare nella sua parte analitica.

I SINTOMI della malattia mentale degli italiani

  1. Gli italiani sono masochisti. In altri termini tendono a trattarsi male come italiani. Anche noi qui in queste righe lo stiamo facendo, ma senza masochismo, invece gli italiani mediamente godono di questo loro maltrattarsi come civiltà.

  2. Gli italiani sono esibizionisti, altra faccia e disturbo sessuale in psicologia del masochismo appenadescritto. Scrive infatti Andreoli:

“… basta ascoltare gli italiani e i racconti meravigliosi delle loro vacanze, della loro famiglia. Ho fatto questo, ho fatto quello. Sono stato in quel ristorante, il più caro naturalmente. Mio figlio è straordinario, quello piccolo poi…

Si pensi a quelli che vanno in vacanza. Dicono che sono stati fuori quindici giorni e invece è una settimana. Oppure raccontano che hanno una terrazza stupenda e invece vivono in un monolocale con un’unica finestra e un vaso di fiori secchi sul davanzale. Non è magnifico? E a forza di raccontarlo, quando vanno a casa si convincono di avere sul serio una terrazza piena di piante…”

3. Gli italiani sono individualisti. “noi non esistiamo se non parliamo – cita come esempio Andreoli. “Noi esistiamo per quello che diciamo, non per quello che abbiamo fatto. Ecco la patologia della recita: l’italiano indossa la maschera e non sa più qual è il suo volto. Guarda uno spettacolo a teatro o un film, ma non gli basta. No, sta bene solo se recita, se diventa lui l’attore. Guarda il film e parla. Ah, che meraviglia: sto parlando, tutti mi dovete ascoltare. Ma li ha visti gli inglesi? Non parlano mai. Invece noi parliamo anche quando ascoltiamo la musica, quando leggiamo il giornale”.

4. Gli italiani hanno fede. Non nel senso della religione, ma si tratta piuttosto di pensare che domani, alle otto del mattino ci sarà il miracolo. Poi se li fa dio, San Gennaro o chiunque altro poco importa. Insomma, per capirci, noi viviamo in un disastro, in una cloaca ma crediamo che domattina alle otto ci sarà il miracolo che ci cambia la vita. Aspettiamo Godot, che non c’è. Ma vai a spiegarlo agli italiani”, insiste Andreoli.

Gli italiani, in altri termini, sono un popolo profondamente malato, individualista ma senza qualità particolari, sessualmente disturbato perché esibizionista, ma di un esibizionismo senza allegria, senza gioia. Esibizionisti nel senso che pensano di avere il pisello piccolo, temono di essere inadeguati e quindi lo fanno vedere a tutti nel tentativo malcelato di trovare riscontri positivi che smentiscano le loro profonde e più intime preoccupazioni. Chi ha visto e capito bene la grande bellezza, sa di cosa stiamo parlando

 Semmai si tratta di aggiungere due aspetti, di cui Andreoli non parla nella sua intervista

A) Perché gli italiani si sono ammalati?e B) Come potrebbero guarire?

Per rispondere a questi quesiti ci sforzeremo di essere estremamente sintetici e chiari

Gli italiani si sono ridotti così per motivi legati alla loro storia recente. Escludiamo quindi ovviamente dalla nostra analisi l’impero romano, il rinascimento, le repubbliche marinare ecc.

Dall’Unità gli italiani non hanno mai ripulito e purificato il loro sistema sociale dagli elementi parassitari che lo compongono e che, quindi, hanno finito per prevalere e continua a divorare la carcassa. Il sistema parassitario è caratterizzato da un culto per i potentati e le grandi famiglie baronali ed è dovuto all’esiguo sviluppo della borghesia colta in un paese che si è industrializzato in fretta ed in poco tempo. In secondo luogo, gli italiani hanno una forte cultura cattolica che ha impedito loro – in determinate occasioni – di epurare dal sistema tramite una violenza “bella e buona” le sacche di vecchio potere.

In pratica, gli italiani non hanno fatto rivoluzioni in età moderna e anche quando ci sono andati vicino (1848, 1898, 1860, 1945) non hanno sostituito né gli uomini al potere né il sistema valoriale della classe dirigente perdente, ma anzi l’hanno mantenuta, confermata e potenziata. Basti pensare che vicino a casa mia c’è un asilo titolato a Umberto I, un autentinco criminale, un assassino che ha fatto sterminanre dei manifestanti a Milano a centinaia dal suo gerale Bava Beccaris. E’ come se in Russia, per intenderci, ci fosse un asilo dedicato a Beria, o una piazza Kapler, in Germania.

Mentre i francesi hanno eliminato gli ugonotti (nobilastri calvinisti), i russi i kulachi (agiati proprietari terrieri), Robespierre i vandeiani (contadini invasati), gli americani indiani e inglesi ; in Italia dopo la caduta del regno i fascisti hanno solo “slongato le tonache”, come diceva mia nonna.

Il che voleva dire – per i diversamente veneti – che i postfascisti e la loro cultura non solo non sono stati eliminati, ma anzi si sono votati, anima e core, alla democrazia cristiana prima e a forza italia poi.

Ovviamente si parla di uomini in carne e ossa negli anni ‘40 e di sistema valoriale nei decenni successivi

Gli italiani non si sono mai uniti per una rivoluzione e sono stati per decenni il popolo del “si si, sior podestà; si si, sior paròn; baciamo le mani”, ecc. ecc.

Oggi, dopo generazioni intrise di stupido servilismo si guardano il pisello che, infatti, non è un granchè

LA SOLUZIONE

 Gli italiani hanno bisogno di uno shock! Tipo un crash 1929, un’altra guerra o una rivoluzione trainata da un gruppo minoritario ma preparato.

In caso contrario, la rana bollirà ancora nell’acqua, fino a morirne.

1 Commento

  1. Gli italiani sono fondamentalmente pigri ed in un modo o nell’altro cercano sempre di evitare l’impegno, di qualunque genere esso sia:
    -scolastico e lavorativo con le raccomandazioni,
    -ricreativo puntando a spettacoli ed intrattenimento da decerebrati,
    -informativo mettendosi in braccio all’informazione main stream (che anche la critica costruttiva o l’approfondimento costa fatica, …).
    Basta guardare ai pochi momenti nei quali è richiesta la loro partecipazione:
    – le elezioni: puoi invocare la pioggia od il sole, l’italiano medio non vuole partecipare, nè alle elezioni nè ai referendum “Che decidano quelli che ci governano, son pagati apposta” dicono
    – le riunioni scolastiche o il colloquio con gli insegnanti, son vissute come una dannata imposizione
    – se proprietari della loro casa nella riunione di condominio, almeno metà evita di partecipare e lascia le deleghe.
    -scioperi e manifestazioni per il lavoro
    Si tratta di beni supremi: la nazione, i figli, l’abitazione, il lavoro. Che futuro può avere chi non sente il bisogno di occuparsi di questi temi fondamentali?

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