Occhio ai Buoni Postali degli Anni Ottanta

Da bambini la nonna v’aveva fatto il buono eh? Siete stati fortunati! E di brutto anche perché a fronte di qualche centinaio di migliaio di lire, con le quali all’epoca si e no che ci compravi la mitica bicicletta Bmx, oggi si possono riscuotere diverse migliaia di euro.

Occhio però a quello che c’è scritto sul retro e alla serie di emissione del buono, perché a quanto pare non è tutto oro quel che luccica.

Un nostro lettore – l’avvocato Alberto Da Re – ci trasmette la sua esperienza recente sul tema.

Stanno giungendo a scadenza in questi mesi i buoni postali trentennali della serie “O”, emessi nel 1985.

Professionalmente negli ultimi mesi si sono rivolti a me due o tre persone (l’ultimo venerdì), già clienti, che al momento di incassare i loro BFP si aspettavano una certa cifra, ed invece la posta ha offerto circa la metà. La questione è nota a molti, che si sono probabilmente trovati negli ultimi anni nella stessa situazione.

I buoni postali emessi negli anni ottanta (e anche prima) garantivano tassi di interesse a doppia cifra. Solitamente si partiva da un 8/10 %, per poi arrivare dopo 10 anni oltre il 15% e poi, nell’ultimo decennio, oltre il 20% (nel caso della seri “O” con un bpf da 500.000 lire nell’ultimo decennio erano garantiti interessi fissi di 177.740 lire ogni 2 mesi). L’indicazione degli interessi era dettagliatamente indicata sul retro dei BPF.

Parliamo di interessi compositi a computo bimestrale con accredito a partire dai primi 18 mesi. Facendo i calcoli uno si aspettava legittimamente, alla fine del trentennio, di portare a casa circa 8.000,00 euro (calcolate che interessi e rivalutazione su 500.000 lire in 30 anni, danno un capitale rivalutato di poco più di 1.200 euro).In realtà ciò che la posta pagherà sono 4.000,00 euro ca., che è un risultato strepitoso in sé, ma è la metà delle attese. Ciò perché nel 1986, in forza di un DM emesso in Giugno, il Governo ha arbitrariamente ed univocamente ridotto i tassi di interesse dei BPF già emessi. Di ciò i proprietari non sono stati informati e, anche se il DM imponeva alle poste di apporre un timbro sui BPF già emessi per aggiornare i tassi di rendimento, quasi nessun ufficio ha provveduto in tal senso-

Il DM è stato successivamente abrogato, ma l’effetto di abbattimento era già stato determinato.

Alla domanda “Avvocato ma, si può fare qualcosa” la risposta è: “Ci si può provare, ma son gran cazzi”.

Così. Per dire. Io vorrei averne pacchi di quei buoni fruttiferi postali!

Impossibile non convenire con l’avvocato da Re e di questi tempi prima di andare alle poste meglio cercare su internet le fonti più sicure (come questa…).

Se la cifra in lire investita quella volta era anche allora importante (beate nonne), meglio cercare la consulenza di un legale.

Mi ha sempre stupito profondamente scoprire che per comprare un’auto utilitaria di terza mano dal valore commerciale di poche centinaia di euro, gli italiani girino al setaccio per non meno di 10 concessionari, 12 studi notarili e 22 amici esperti di ingegneria meccanica, mentre per diverse migliaia di euro in banca o in posta si affidino senza battere ciglio alle frettolose indicazioni dell’impiegato allo sportello.

1 Commento

  1. Sono in possesso di un buono fruttifero trentennale della somma di Lire 5.000.000 della serie p emesso il 28.09.1985. Sul retro non sono state annotate variazioni di tassi d’interesse; come comportarmi dato che Poste Italiane vuole liquidare una somma di gran luga inferiore a quella pattuita alla data di emissione del buono???????????

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*