Complotti e Sapere Umanistico

Dite la verità: quanti articoli di giornale, quanti post sui social, quanti servizi televisivi hanno fatto quest’estate sullo scontro tra il sapere umanistico e il sapere scientifico?

Come mai?

Ha senso questa polemica? Chi la vuole e soprattutto, perché?

Siccome abbiamo inaugurato una rubrica sui complotti (qui), direi che sulla presunta superiorità del sapere scientifico su quello umanistico abbiamo quasi raggiunto la vetta delle fregnacce, la cima delle frottole, il festival della mistificazione. Sul tema s’è vista tanta di quella merda che neanche uno stercorario anziano.

Il motivo, OVVIAMENTE, è economico e basta, ma per capirlo occorre aver fatto studi umanistici (ehehehe)

Intanto partiamo da un presupposto: per gli studiosi interessati alla comprensione della realtà non esiste alcuna distinzione tra sapere umanistico e sapere scientifico. Tutto il sapere merita approfondimento e attenzione, ma nessun tipo di sapere può essere perseguito senza l’orizzonte umano. In altre parole, il sapere è questione umana, laddove stringiamo il campo delle conoscenze alla mera sopravvivenza non abbiamo più una prospettiva volta alla conoscenza della realtà, ma, appunto, una prospettiva che si arena appena viene soddisfatta l’esigenza primaria della sopravvivenza.

E infatti, quello testè descritto, è ciò che acccadeva PRIMA dell’arrivo della filosofia, quando gli antichi utilizzavano conoscenze tecniche, del tipo che facevano i conti per sfruttare al meglio le piene del Nilo, ma non studiavano il mondo al fine di capire com’era fatto.

Nonostante questa premessa/ovvietà, da qualche tempo a questa parte è tornato di moda distinguere nettamente tra sapere umanistico e sapere scientifico, nel tentativo di dimostrare che il sapere scientifico è trascurato (?) e che il sapere umanistico, pur essendo inutile, gode di una ingiusta sopravvalutazione. A farne le spese, in primis, è stato il liceo classico, oramai ritratto da tutti i media mainstream come retaggio di un passato statico, inadeguato e goffo ad affrontare la complessità della modernità.

Prima di approfondire chiariamo subito a CHI interessa questa battaglia.

Questa battaglia interessa al mondo industriale e finanziario.

Per abbassare le retribuzioni e le richieste di un miglioramento delle condizioni economiche, è necessario che nel mondo del lavoro alberghino ignoranza diffusa o, al più, qualche conoscenza tecnica alla bisogna. Qualsiasi sapere trasversale, critico, storico, argomentativo, rappresenta per questi detentori del potere il maggiore ostacolo al livellamento verso il basso delle retribuzioni e all’eliminazione totale degli investimenti pubblici.

Non è un caso, infatti, se gli articoli di giornale contro il sapere umanistico, il liceo classico, l’arte, il latino ecc. ecc. vengano esclusivamente da carta igienica colorata come Il Sole24Ore o Il Corriere della Sera.

Come funziona la tecnica manipolatoria di questi giornalisti di regime (che hanno fatto il classico)?

Si dice al lettore: il sapere è unico. E’ quello. E’ oggettivo. E’ misura. Se non rientra in questi parametri, non è sapere, ma vuoto chiacchiericcio.

Pazienza se ogni 3 per 2 se ne esce uno studio scientifico a smentire – numeri alla mano! – le esattissime teorie di chi lo aveva preceduto…

E così, manipolato da queste considerazioni da Terza Pagina, tu che avrai chiamato tuo figlio Thomas, Matthew, Giggy, Antonios o una roba così, che fai? Iscrivi sto cazzone di tuo figlio Kevin alla Scuola radio Elettra, anche se Steven Spilberg lo vorrebbe a scrivergli sceneggiature.

Lo fai diventare un tecnico specializzato nella cardatura della fregna alla fresa e quando il pargoletto avrà 50 anni (perché per quel tempo, vivrà ancora a casa tua), chiederà al datore di lavoro uno stipendio dignitoso per andarsene di casa, ma lo farà usando espressioni di questo tipo:

“Boranga Buana. Io letto al cesso di stazione trenitalia che in Norveghia uno tecnico di cardatura della fregna alla fresa campa con 8mila eurini al mese. Più buoni pasto Day per magnare! Tu dare me aumento?”

Al che, giustamente, il datore risponderà:

“Kevin, Kevin… quisque de populo che non sei altro, sic stantibus rebus ad Oslo godono della sovranità monetaria e stampano le corone norvegesi, quindi non possono pagare i dipendenti in euro, come sostieni…”

Ecco dunque svelato ciò che serve a costoro: SERVI!

Servi per i quali le cose una volta imparate stanno così e basta. L’opposto di quello che insegna l’esperienza storica e l’approccio classico al sapere, che infatti è tutto, tranne che un sapere statico.

La cosa più triste, tuttavia, è che da qualche tempo a questa parte, anche alcuni ex liceali (sia studenti che docenti) si sono messi a contestare il modello umanistico, rotolando dietro come palle di neve agli articoli mainstream foraggiati da confindustria

Di norma, due tipi di ex liceali si scagliano gratuitamente (che imbecilli: almeno Alesina o Cerasa sono pagati), nella polemica

Primo Tipo. E’ quello che illo tempore non sapeva tradurre le versioni di latino e greco. Al tempo spendeva diversi miliardi di lire in ripetizioni e prendeva 2 meno meno odiando la profia trinariciuta e baffuta che si era laureata in lettere alla Cattolica di Milano. La profia in questione, come tutti quelli che chiavan poco, spaccava il capello in quattro e regalava due a profusione. Si tratta di un ex ragazzo completamente in malafede, ma siccome mi riconosco in esso di fronte alla culona inchiavabile di latino, egli gode di tutta la mia comprensione e solidiarietà.

Secondo tipo. Ha fatto il liceo perché i genitori gli hanno detto che così si entrava a far parte della classe dirigente. Siccome lavora per raccomandazione e non perchè sapeva coniugare l’aoristo e tradurre l’ablativo assoluto, crede che ciò che ha studiato non serva a un cazzo e che tanto a dirigere l’aziendina di famiglia ci arrivava lo stesso.

Dei due, questo è il critico più pericoloso perché ha avuto pessimi insegnanti che non sono riusciti a fargli comprendere il vero valore del sapere umanistico.

Ciò che non ha capito in fondo è che il sapere umanistico non serve a nulla perché non è servile.

L’esperienza culturale offerta da storia, filosofia, arte, latino e chi più ne ha più ne metta è soprattutto questa: occorre pensare con la propria testa avendo riguardo per modelli di riferimento che si possono superare, approfondire, smentire, ma che, in primo luogo vanno conosciuti se non altro perché dedicarono le loro intere esistenze alla ricerca.

Nessuna emancipazione umana, nessuna liberazione dalle catene, nessuna consapevolezza di sé è possibile senza la cultura umanistica e classica.

Per fare un paragone, immaginate di essere uno di quegli eroi dei manga che tanto vanno di moda tra i bambini, che accumulano forza mano a mano che affrontano nemici.

Via via che procedono nel campo di battaglia assumono forze nuove, armi innovative, superpoteri sempre più complessi e raffinati.

Sapreste sparare con il fucile mitragliatore pieno di nuove diavolerie laser senza aver PRIMA colpito gli avversari con la pistola?

No! Se saltate gli schemi del videogioco vi si fottono subito.

Ecco, anche così possiamo interpretare il sapere umanistico: noi siamo composti da tutto ciò che ci ha preceduto. Ciò che ci ha preceduto non è mai scomparso anche se non lo vediamo in modo palese.

In qualche modo, e il più delle volte impercettibilmente, il passato ci compone e ci struttura.

Si chiama IDENTITA’.

Tutto questo bagaglio pregresso ci predispone ad acquisire i nuovi superpoteri , che però non troveremo mai senza possedere e controllare questa struttura di base.

Fateci caso: chi contesta la bontà del sapere umanistico – fosse Enriques nel 1911 dal pulpito della società filosofica italiana o PincoPallo da Voghera su Facebook – egli non lo fa mai utilizzando la supercazzola numerica dell’algebra né affermando di averlo scoperto pregando Odino, Votan e Thor.

Gli argomenti “contro” sono sempre dimostrativi, logici, filosofici.

Insomma, utilizza i superpoteri contro se stesso.

(un consiglio vorrei dare a quest’ultima tipologia: andate a bilanciare moli nelle equazioni di chimica e non rompete i coglioni in parlamento, sui giornali e sui social! Se la cultura umanistica è perdente, iscrivete vostro figlio Steve all’ipsia. Li c’è pochissimo italiano, niente filosofia e latino. Una goduria insomma)

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.