I Complotti, Noam Chomsky e la Psicologia

I complotti, le trame, gli intrighi non esistono. Questa è la convinzione di molti blogger semiseri e di siti creati ad hoc come bufale un tanto al chilo, che da anni tempesta i social per smentire le varie posizioni dietrologhe internettiane. Ecco perché ci siamo infilati in una serie di report analitici sulla questione, partendo dalla geografia e oggi approdando alla psicologia. Certo, se a sostegno delle teorie del complotto ci sono solo i pasdaran del signoraggio, delle scie chimiche, dei rettiliani, allora stiamo belli freschi: gli argomenti per screditare qualsiasi maestro del sospetto – come si ritiene chi scrive – sono sia numerosi che ben motivati.

Allora, partiamo da un accreditato assunto di base, ereditato dal filosofo americano Noam Chomsky, che il New York Times ebbe a definire “il maggior intellettuale vivente”.

Nella sua opera Capire il potere, ad esempio, possiamo vedere piuttosto chiaramente dove ci troviamo oggi in termini di manipolazione delle masse.

Le masse (cioè NOI) secondo Chomsky non possiedono tutti gli strumenti di psicologia cognitiva, comportamentale e linguistica che invece i veri potenti hanno a disposizione e, quindi, sono più facilmente manipolabili.

Ecco qui, sintetizzate al massimo, le 10 regole per manipolare le persone elencate da Chomsky:

1. La prima norma è la “strategia della distrazione”. Dice Chomsky: «Consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica di continue distrazioni e di informazioni insignificanti».

2. Seconda norma è quella che potremmo definire “falso problema”: «Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare. Ad esempio si può creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici».

3. Terza norma è la gradualizzazione delle soluzioni politiche, e quindi «Per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi».

4. Quarta norma è quella dello spostamento nel tempo: «Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento».

5. Quinta regola è il comunicare ai cittadini come fossero bambini. «La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, questa tenderà, con una certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico: come quella di una persona di 12 anni o meno».

6. La sesta è quella basata sulla nostra struttura primordiale. «Sfruttare l’emozione – afferma Chomsky – è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti».

7. La settima, è la progettazione e gestione di un’ignoranza diffusa. «La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori».

8. E la settima è legata a doppio filo all’ottava che prevede che il pubblico mediatico si convinca che «è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti. E che questi sono valori positivi e condivisibili».

9. La norma numero nove è quella del “senso di colpa”, e quindi: «Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione»

10. L’ultima norma, la numero dieci, è quella che possiamo definire del “doppio binario della conoscenza scientifica”. Per Chomsky il vero potere consiste nel conoscere compiutamente i predicati psicobiologici del pubblico (mediante gli assoluti progressi della biologia, della neurobiologia e della psicologia applicata), e poter confidare sul fatto che i cittadini (scientificamente analfabeti) non siano in grado di conoscere sé stessi.

Ecco, queste le celebri 10 regole di Chomsky. So già che molti di voi avranno riconosciuto nel passato l’utilizzo di alcune di queste regole; in particolare, la 3 e la 4 che si son viste applicare ai tempi di Reagan e della Tatcher, quando i maggiori diritti del mondo del lavoro vennero scalzati anno dopo anno, facendo sopportare alle masse l’acqua che piano piano si riscaldava come nella nota metafora della rana bollita.

Oggi, per esempio, nel caso dei migranti che stanno a decine di migliaia giungendo in Europa (i media non parlano di altro, direi che il potere sta usando la regola numero 6, cioè quella che tende a scatenare turbe emotive ed empatiche (il bambino Aydan fotografato sulla spiaggia, ecc) per facilitare l’arrivo “tutto di un colpo” e de-regolato di stranieri sui vari territori nazionali europei.

Nella storia, gli esempi si sprecano.

Ne propongo alla riflessione solo uno, che però se ci pensate è sconvolgente. Quando si chiede all’uomo della strada, ma anche allo studente di scuola superiore, chi ha invaso la Polonia, cento volte su cento sentirete rispondere: Hitler e i nazisti!

Eppure su tutti i libri di storia è scritto a chiare lettere che ad aggredire la Polonia nel 1939 furono da ovest i tedeschi di Hitler e da est i russi di Stalin. Ciò avvenne nello stesso tempo perché i diplomatici russi e tedeschi qualche settimana prima avevano firmato un accordo per aggredire e spartirsi la Polonia.

Come mai però tutti pensano solo ed esclusivamente ad Hitler? Se la guerra l’avessero persa Stalin e Churchill, cosa penseremo in termini di responsabilità morale?

Ora vi propongo un esercizio. Sulla scorta di quanto detto, a vostro parere, ora – hic et nunc – stanno applicando qualcuna di queste regole contro di noi? E, se si, quali?

NOTA BENE: Secondo i complottisti più sfrenati, Chomsky, che è di origine ebraica, non sarebbe in verità nient’altro che un insider, cioè uno che finge abilmente di essere guru dell’antisistema, ma che invece è perfettamente integrato in esso ed anzi con le sue elucubrazioni teoriche fungerebbe da tappo alla rivoluzione vera e propria.

Non siamo in grado di dire se Chomsky sia un insider, quel che è certo è che per le sue posizioni politiche negli anni ha avuto diversi guai, come quella volta che Israele gli vitò l’ingresso nel paese.

Al di là di questo, anche se non lo hanno bruciato sul rogo come Giordano Bruno, Chomsky molte cose di rilievo sul tema del complotto le ha dette eccome. Le 10 regole qua sopra, per Micidial, sono più serie delle leggi di Keplero.

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