I Costi dell’Investitore/Utility1

Quando si fa un investimento, il primo obiettivo a cui puntare e’ quello di superare il tasso di inflazione. Se infatti investo 10 Euro e ne guadagno 2, il conto totale sara’ di 12 Euro. Ma se nello stesso anno il costo della vita sara’ aumentato di 3 Euro, a conti fatti mi sarò impoverito perche’ e’ come se adesso mi ritrovassi con soli 9 Euro in tasca.

Ad essere sinceri è sempre incredibile scoprire come questa banalità non venga quasi mai presa in considerazione dagli investitori.

Proprio per questo, la PRIMA cosa da osservare quando si fa un investimento sono i costi. I costi si possono sapere prima di investire e rappresentano la nostra perdita sicura, l’unica certezza che abbiamo: lo scotto che dobbiamo pagare per affrontare i mercati e ottenere un vantaggio rispetto all’inflazione.

Mi ricordo, pochi anni fa, di un analista che consigliava l’investimento immobiliare a New York City perché le case erano crollate di prezzo rispetto agli anni precedenti. Il ragionamento proposto era pressappoco questo: “se oggi compri un abbaino a Manhatthan ora c’è più probabilità di prima che si rivaluti. Inoltre, qui a New York la gente in affitto è costretta a pagare canoni da capogiro”.

Se oggi andiamo a guardare al mercato immobiliare statunitense non possiamo che dargli ragione: gli immobili nella grande mela si sono ripresi e i canoni sono sempre stati alti per chi decide di vivere o almeno di investire, “là dove le cose accadono”.

Ma c’è un ma, ed è grande come una casa, tanto per rimanere sul pezzo. Quell’analista era italiano e ragionava da italiano perché abituato da sempre a considerare come secondario effetto collaterale il pagamento delle tasse sulla casa.

La Grande Mela, invece, risulta la città più cara d’America (e una delle più care al mondo) per il peso del fisco immobiliare, che vale la bellezza di 9.647 dollari come importo medio per le tasse sulla casa che i cittadini versano all’erario statale. Per la precisione la contea più cara degli Stati Uniti per mantenere un’immobile stando alle aliquote fiscali locali è quella di Westchester, per intenderci quella che si colloca appena sopra New York a destra dell’Hudson.

Quindi, poco importa se strappo 2mila dollari al mese di affitto. Poi dovrò pagarne 10mila all’erario, aspetto tanto più pesante se quell’immobile l’ho acquistato per diverse centinaia di migliaia di dollari.

La premessa è stata lunga, ma direi utile a comprendere il fondamentale ruolo dei costi, guarda caso sempre glissati dalle banche quando ti propongono un investimento. Le informazioni al riguardo, nonostante le leggi tutelino la trasparenza, sono mescolate ad altre notiziole irrilevanti, ingenerando spesso confusione e malintesi.

In questa prima parte ci occuperemo dei costi del deposito titoli

COSTI FISSI DEL DEPOSITO TITOLI

L’imposta di bollo deposito titoli viene chiamata in diversi modi, dossier titoli, conto titoli ecc, ma è sempre la stessa cosa: una imposta obbligatoria e fissa.

Quando sottoscrivi dei prodotti come azioni, obbligazioni, titoli di stato e così via, la banca presso la quale hai il conto corrente per facilitarne la gestione (acquisto e vendita) provvede a depositarli in un luogo a parte (digitalmente parlando, s’intende) con tanto di numero identificativo.

Sappi però che il dossier titoli – anche per colpa di quel conto identificativo a parte – è soggetto al pagamento del bollo alle stesse condizioni previste per i conti correnti: è prevista un’imposta pari allo 0,20% del controvalore dei titoli detenuti in portafoglio. In altri termini, paghi la bellezza di due bolli se hai soldi investiti e soldi in conto corrente. Contrariamente a quello che succedeva nel 2013, il bollo non ha più un tetto minimo, e questo è forse l’unico aspetto migliorato rispetto al passato.

I diritti di custodia titoli: oltre all’imposta di bollo, che va nelle casse dello Stato italiano, alla banca sono dovuti dei diritti per la custodia dei titoli. É un ulteriore costo sempre a tuo carico da sostenere obbligatoriamente per poter beneficiare del conto titoli.

PRECISIAMO che se il dossier titoli non presenta titoli depositati non è soggetto al pagamento del bollo, né dei diritti di custodia, ma questa ipotesi è piuttosto remota. Perché mai un investitore dovrebbe aprire il deposito titoli se poi non acquista nessun prodotto finanziario? Succede, certo, ma è ipotesi quanto mai rara.

I prezzi relativi ai diritti di custodia variano molto da istituto bancario ad un altro. Di solito l’ammontare dell’importo varia da un minimo ad un massimo in relazione al controvalore dei prodotti presenti nel dossier.

Ti prego di verificare il costo (talvolta distrattamente celato) che la tua banca ti applica per i diritti di custodia. Purtroppo, potresti avere amare scoperte e notare che quel 4 per cento che stai guadagnando (si fa per dire a puro titolo esemplificativo), è in realtà meno, molto meno. Magari è anche al di sotto del tasso di inflazione e ti conveniva mettere i soldi in posta dove, tra l’altro, sotto i 5000 euro depositati non si paga l’imposta.

C’è una scappatoia per chi deve aprire il conto deposito titoli (traders, investitore padre di famiglia, imprenditore con liquidità, ecc ecc)?

Si, perché oggi ci sono alcune banche online che accettano di aprire il deposito di titoli senza costi aggiuntivi. Basta cercare.

Micidial, per evitare pubblicità occulta non farà un elenco, ma suggerisce di usare banalmente i più comuni motori di ricerca internet o di negoziare con la propria banca per strappare costi più bassi.

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