Balle sul Bail-In?

Dopo un PLURIENNALE silenzio, ora i giornali sono pieni di articoli sul Bail-In. Nonostante il solito anglicismo adorato dai masochisti nostrani, il bail-in non è altro che una riforma legislativa per la quale se una banca fallisce, i correntisti e i detentori di azioni e di obbligazioni della banca stessa devono contribuire al risanamento!

Ovviamente la notizia non era tanto diffusa per due motivi. Uno: per non allarmare i cittadini. Due: perché molti giornalisti – avendo maturato tale nobile qualifica dopo una lunga e tormentata gavetta di “pulizia dei culi” praticata attraverso l’uso della parte anteriore dell’orofaringe – non ci capivano nulla. Ora invece pare tutto più chiaro e si sprecano gli articoli sul tema con l’unico scopo di tranquillizzare i correntisti. In altri termini, tutti gli articoli, tutti, specificano, distinguono, precisano che… i correntisti non hanno nulla da temere perché in caso di fallimento essi saranno gli ultimissimissimi ad essere tirati in ballo in quanto prima ad essere coinvolti sarebbero gli azionisti, e solo poi i detentori di obbligazioni e infine i correntisti sopra i 100mila euro grazie al fondo di tutela interbancaria.

Ora, se tutti i media in pochi giorni si affannano a dirci che non c’è problema, per me questo è il segnale: scatenate l’inferno! il problema c’è, se siete correntisti di mps, banca della marche, popolare di Vicenza, Veneto banca, ecc….viaaaa. Tanto che ve frega? Forse che vi davano il 10 per cento di interessi sul vostro conto corrente? Dai, non prendiamoci in giro.

Ma soprattutto… il fatto che paghino di sicuro azionisti e obbligazionisti non è a nostro avviso un spiegazione sufficiente a dirimere le varie dinamiche finanziarie che potrebbero scatenarsi. Viaggiamo in una terra ignota.

Come sappiamo, infatti, azioni e obbligazioni bancarie corporate si possono acquistare al mercato borsistico e al mot, ma non solo. I prodotti finanziari in questi ultimi 20 anni hanno raggiunto un tale livello di raffinatezza che le composizioni sono le più innumerevoli e disparate.

Accadde anche ai tempi del fallimento della banca americana Lehman Brothers, infatti, poichè altri istituti e fondi ne vennero coinvolti pesantemente. Non era facile trovare le polpette avvelenate tra quelle sane. Detto in altri termini, se i commissariamenti non risanano a dovere le banche citate e se scoppia qualche ulteriore casino nel sistema, sorattutto sul mercato dei derivati, il bail in potrebbe allargarsi anche a quei prodotti finanziari che contengono quote di debito di quelle banche coinvolte.

Facciamo un esempio: la mia banca, pur sana come un salmone d’Alaska, mi ha proposto di investire in un fondo obbligazionario a basso rischio, perché tale è il mio profilo, oppure in un fondo azionario a rischio ma che dal nome non sembra aver nulla a che fare con gli istituti travolti dagli scandali di cui si parlava. Ebbene, può benissimo essere che quei fondi contengano piccole quote riferibili a quelle banche commissariate, come in un sistema di scatole cinesi.

La coriandolarizzazione (che figata di nome, è una nostra esclusiva) è infatti da tempo la specialità delle banche.

Concludendo, anche se non siete correntisti della banca cippa lippa che viene sbattuta su tutti i giornali in questo periodo (da veneto sto pensando a Vicenza e al suo patron Zonin), meglio sarebbe verificare col lanternino se i vostri investimenti hanno a che fare in parte con azioni e obbligazioni di quell’istituto o se la vostra banca intrattiene rapporti o legami con quell’istituto e se si, di che tipo.

Se fossero questi i casi siete più a rischio voi del correntista Mario Rossi.

Ah, ovviamente il bail in, come tutte le cose buone dal mondo, viene dall’Unione Europea, filantropica istituzione alla quale manca solo di legiferare sulla strozzabilità dei bambini piccoli per rivincere il Nobel

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