Col Libro in una mano e una Bomba nell’Altra

Molto prima che si diffondesse in Italia l’opera meritoria della mmt, di Paolo Barnard e dei tanti sovranisti italiani, si affermava in tutto il mondo una teoria economica ispirata a John Maynard Keynes che nel corso del Novecento aveva consentito ad alcuni paesi in crisi (Stati Uniti, Germania, Giappone, Argentina) di rimediare alla disoccupazione e al calo della domanda di beni. Poi sono arrivate le teorie neoliberiste, foraggiate ad arte dai potentati finanziari e industriali e di Keynes (ma anche di Marx o del Mercantilismo) si parla oggi solo a livello teorico/accademico.

A che punto si trova la situazione dei sovranisti in Italia?

Per usare un eufemismo diciamo che la situazione è stagnante. I sovranisti si trovano frammentati in decine di associazioni, movimenti, gruppi social, pagine facebook, scuole di formazione, blog personali, alla balia completa di piccoli leader esibizionisti che dicono tutti la stessa cosa, ma che si spaccano su questioni di dottrina minuta come la doppia moneta o gli interlocutori politici da tirare per la giacchetta.

Da anni ho studiato il mercantilismo, Marx e le teorie sovraniste e le ho divulgate e approfondite con chi mi sta vicino, ma non ho mai aderito ai gruppi mmt, alle varie associazioni, ai supporter di un Bagnai qualsiasi. Ho intrapreso questa scelta perché a tutti questi gruppi, leader, associazioni, manca la volontà di costituire un movimento politico limitandosi alla diffusione e all’approfondimento o tentando di accreditarsi presso il governo o presso qualche (secondaria) università italiana. Anche il punto di riferimento dei sovranisti a livello internazionale, Warren Mosler, ha sempre perseguito questa linea. Nonostante i sovranisti italiani si stiano da anni accapigliando per mostrare alla casalinga di Voghera chi ce l’ha più lungo, nessuno di essi ha capito o voluto la cosa più ovvia: fondare un movimento politico e presentarsi alle elezioni, come fece Grillo coi suoi gruppi meet-up diversi anni or sono.

Le vecchie aporie ideologiche non si sono modernizzate in questi anni, non si esce dalla tifoseria di quello che siamo stati politicamente, comunisti, democristiani o fascisti; oppure, il che è peggio, usiamo le nuove teorie economiche per mero esibizionismo o nella speranza che ciò si tramuti domani in un lavoro (vadesi Fef Academy, per esempio).

Invece bisogna fare politica, fare politica, fare politica!

A che serve iscriversi ad un gruppo mmt (per quanto nobile e ammirevole) e poi svolgere miniconvention in giro per gli enti locali, se tutta questa fatica non è canalizzabile in un partito politico? Certo, piuttosto di niente è meglio piuttosto, ma io mi darò davvero da fare solo quando vedrò che i vari portavoce (Barnard, Bagnai, Fusaro, Borghi, Zibordi) si convinceranno a fare un partito politico. Utopia? Bè, guardate cosa hanno fatto i sovranisti nel resto d’Europa: dalla LePen a Farage a Sanders, stiamo parlando di partiti che hanno già, di fatto, cambiato le linee governative e che poco ci manca riescano anche a defenestrare i neoliberisi internazionalisti oggi al potere. Ma anche in Spagna e Grecia, pur non essendo Podemos e Syriza dei partiti sovranisti (mal gliene incolga), certamente nessuno solo 5 anni fa sapeva chi fossero. Si trattava allora di partiti dello zero virgola e oggi invece governano. Quindi, la panzana dettami da Paolo Barnard in persona che non si poteva fare l’ennesimo partitino non regge alla prova della storia. Da allora partiti completamente nuovi ed antiausterità sono sorti dal nulla. Ed hanno pure vinto. E’ ora di farlo in italia o di crepare, non si può più attendere.

Secondo Limite. Il messaggio che Barnard, Bagnai, Zibordi, stanno facendo passare è per addetti ai lavori, è tecnico, complicato. Diciamolo francamente: in qualsiasi discussione è molto più forte l’argomento di chi ci ribatte “non vorrai mica tornare alla liretta? È finita l’era delle svalutazioni competitive” ecc. ecc. Per ribattere bisogna argomentare per tanto tempo, proiettare grafici, costringere alla lettura. Non funziona!

E non solo: anche le persone più intelligenti e colte, se annusano che un ritorno alla sovranità non conviene A LORO PERSONALMENTE – e vi assicuro che ciò avviene perlopiù a livello psicologico e inconscio – non c’è verso di convincerli. Ti diranno che l’Europa è nata perché non ci fossero più guerre, che la Nato ci protegge dalla Spectre ed altre vaccate così. Hai voglia a mostrare tabelle, grafici, dati excel! Non si sposteranno di un millimetro. Occorre fare politica. Occorre combatterli

Il messaggio, lo slogan che deve allora imporsi va riferito ai valori della comunità italiana, all’indipendenza e al diritto all’autodeterminazione dei popoli. Sono messaggi molto semplici, identici a quelli del Risorgimento Italiano.

Dai gruppi vari presenti in rete si dice, per esempio, che gli italiani devono mollare l’euro perché nel 1992 George Soros attaccò la lira e noi rispondemmo per le rime con il Ministero del Tesoro perché avevamo la lira che potevamo stampare ecc. Messa giù così in pochissimi capiscono. Se qualcuno ha depositi in banca non vorrà mollare l’euro per quella volta che Ciampi, o quella volta che Nino Galloni, o quella volta che Craxi e così via. Questi elementi tecnici e storici ce li diciamo tra di noi quando studiamo il fenomeno, ma la sovranità è un tema che non ha a che fare solo con la moneta. Ha a che fare anche con la cultura di un popolo, con la sua etica e la sua spiritualità, con la difesa della sua lingua, della sua arte, della sua storia e con il modo di vivere italiano che è diverso e storicamente più rilevante di quello di inglesi, tedeschi e americani messi assieme.

Non votiamo noi per finta, se ci sono nel nostro paese migliaia di soldati americani armati fino ai denti? Non votiamo noi per finta, se la nostra banca d’Italia conta come il due di picche? Non votiamo noi per finta, se ad ogni finanziaria dobbiamo mandare i conti a Bruxelles e incrociare le dita per l’approvazione?

Qualcuno dirà che a fare questa parte in politica ci sono già il Movimento5Stelle e la Lega di Salvini. Invece no, no, no. Questi politici usano l’arma antieuro alla bisogna: quando c’è crisi in Grecia e si rischia il patatrac oppure lo spread arriva a 500 ecco che si mettono le magliette NO EURO e poi se le tolgono e finiscono a parlare di autoblu appena la buriana è finita.

Solo il fronte sovranista, unito nel suo obiettivo finale, può rovesciare la logica dei trattati ed il dispotismo di UE e Stati Uniti. Solo il fronte sovranista compatto può cercare alleati in aree del pianeta che hanno tutto l’interesse a scardinare il monopolio finanziario liberista. E sto pensando chiaramente a paesi come la Russia. Solo un fronte sovranista con leader politici molto aggressivi può fare la parte del leone che oggi fanno altrove Le Pen (di Destra) e Bernie Sanders (di Sinistra).

Quanto occorrerà aspettare? Bisogna prima che facciamo la fine della Bosnia Erzegovina?

Carlo Marx diceva che i filosofi hanno interpretato il mondo e che invece bisogna CAMBIARLO. L’imperativo è ancora attuale e categorico.

3 Commenti

  1. Concordo sulla tesi di fondo del suo articolo, quello che mi sfugge è per quale motivo una persona che sembra conoscere approfonditamente la tematica sovranista, quale è lei, eviti di citare ”Associazione Riconquistare la Sovranità” che non solo è quella che ha introdotto il neologismo del ”sovranismo” del dibattito politico, ma anche l’unica che, fino ad ora, tra tutte le realtà da lei descritte si è prefissa lo scopo di creare un organizzazione politica di stampo partitico e di chiamarlo Fronte Sovranista Italiano.

    • Grazie Onorati. Mi scuso con l’associazione sovranista che conosco molto poco. Rimedierò di sicuro quando ritratterò l’argomento. Diciamo, comunque, che il mio intendimento era soprattutto tirare le orecchie a chi ha avuto finora la possibilità di portare avanti una strategia più efficace e non l’ha fatto :), pur godendo di ampia visibilità mediatica. Io e lei magari ci applichiamo in tal senso e ci applicheremo in futuro (lei già più di me), ma non andiamo in televisione in prima serata come bagnai o Barnard, tanto per citarne due… e questo costa in termini di realizzazione del progetto

  2. Penso che la situazione economica, per essere risolta (o ribaltata), abbia bisogno di tempo. Del resto ci troviamo in questo pasticcio mica da ieri (2008?, 2011? Prima? Dopo?), ma in pochi (credo) sarebbero in grado di far risalire le cause di questa disfatta da scelte politiche compiute a partire dagli anni ’70 e ’80, del secolo scorso.
    In Italia ancora molti non hanno nemmeno inteso che siamo ben al terzo governo non eletto. Hai voglia a spiegare le teorie economiche! Queste dovranno essere ancora lungamente spiegate, con ogni mezzo possibile.
    Meritoria in questo senso l’attività dei gruppi MMT, di Bagnai, di Borghi, di Zibordi, persino di Barnard. Non importa che vadano in direzioni diverse, spesso opposte, l’importante è che siano accomunati dall’imperativo categorico di studio, comprensione, riflessione e se qualcuno dei followers di questi blogger dovesse finalmente maturare una nuova consapevolezza, beh si sarebbe raggiunto lo scopo di scalfire la corazza di ignoranza e indifferenza, così comune all’italico popolo. Se mi concedete la metafora: non importa che sport tu pratichi (corsa, ciclismo, nuoto, arrampicata) e nemmeno cosa tu intendi per sport (vela, yoga, golf, ballo o addirittura lo shopping al mercato, sono sport?), l’importante per la tua salute è che tu ti muova, possibilmente all’aria aperta, in un ambiente sano, l’importante per il tuo benessere psico-fisico è che tu ti tenga impegnato, con un’attività periodica e regolare. Quanto tempo ci è voluto in Italia a far passare questo semplice insegnamento?

    Quanto poi alle esperienze elettorali di altri paesi io sono convinto che non si possano confrontare con quelle italiane. Vero che in Francia la Le Pen ha ottenuto un grosso successo elettorale, ma si tratta pur sempre di un partito preesistente, che ha rivisto le proprie linee di azione.
    In Italia, per dire, Fini da una parte, Bossi dall’altra hanno autodistrutto la destra, quel che ne rimane è fortemente corresponsabile delle attuali condizioni del paese, perciò poco credibili e poco spendibili per una cosidetta rinascita.
    La sinistra non sta meglio e lo dimostra quotidianamente operando inopportune politiche, che non sono né di destra né di sinistra, ma solo elitiste finanziarie. Anzi, per non sbagliare, destra e sinistra si sono alleate al governo e un giorno via l’altro non fanno altro che sostenersi a vicenda dagli scranni del parlamento, salvo combattersi a beneficio mediatico dalle tribune dei giornali stampati e televisivi.
    E come non ricordare il successo elettorale dei verdi nel nord Europa contrapposto all’accozzaglia di partitini italiani (arcobaleno, il sole che ride, la margherita, l’orsacchiotto,…). Si dirà che in Italia non c’era una vera coscienza ecologista, lo spirito ‘verde’. Ecco, allora diciamo, per completezza, che in Italia tutt’oggi non c’è coscienza, punto.
    Bisogna prendere coscienza, punto.
    In questo stato comatoso, il paziente è in balia dei soliti furbi, che sfruttano la situazione, ogni situazione. Non importa quale, purchè ce ne sia una. Specialmente se la situazione rasenta l’emergenza.
    Per prendere coscienza bisogna ripartire dalle fondamenta. Back to basic. Bisogna interessarsi del bene comune, dello stato, della patria, perché in buona sostanza siamo noi e nessuno meglio di noi può prendersi cura di noi stessi. E’ facile, ma bisogna avere voglia, determinazione, costanza e comprendere che sarà un cammino lungo, come lungo è stato il cammino che ci ha portati sin qui. Probabilmente non ne vedremo i risultati, se saremo fortunati lo vedranno i nostri figli, o i nostri nipoti. “Chi semina datteri, non mangia datteri” dice un proverbio africano, riferendosi al lento accrescimento della pianta, che di preciso non so che tempistiche abbia. Resta il fatto che se nessuno semina…

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