Se non sai fare la Polenta, non Vali un Cazzo! (puntata 2.0)

Dallo scontro tra civiltà che abbiamo descritto nella prima puntata QUI, emerge chiaramente la capacità del nuovo mondo di imporsi con estrema velocità. Volevamo capire in cosa consiste questo mutamento antropologico ed abbiamo rubato allo scrittore Alessandro Baricco la parola Barbari perché in effetti meglio di altre si presta a spiegare il fenomeno. Come i barbari travolsero la civiltà romana, così oggi i nuovi barbari si sono imposti culturalmente attraverso le nuove tecnologie, modificando radicalmente il nostro approccio al sapere. Il motore di ricerca Google, preso ad esempio, sintetizza molto la nuova meritocrazia barbara: con esso vince l’efficacia del movimento, la velocità, la fiducia nella Rete e nel suo sistema di selezione delle conoscenze, bastato sui Link, mentre perde il vecchio mondo basato sull’approfondimento, sulla cura, sul dettaglio. Qual è il medico più consultato al mondo? Google. Qual è l’enciclopedia più sfogliata? Ancora Google e così via per tutto il sapere. E se non è google direttamente, ormai la nuova via è tracciata.

Con una metafora presa ancora dall’opera di Baricco, il vecchio mondo si ferma in mezzo al mare e scandaglia i fondali, esso cerca la profondità e contempla l’oceano da dentro, come un esperto palombaro con scafandro che fotografa e cataloga la barriera corallina.

L’uomo del nuovo mondo, invece, non rema sul mare e non scende negli abissi acquatici, ma fa surf. Si diverte a cavalcare le onde in superfice, si muove di qua e di là, si butta nel mare della conoscenza trovando e facendo esperienza solo di ciò che sopra il manto del mare brilla di più.

Esempio del nuovo mondo? Internet

Esempio del vecchio mondo? La scuola

Prendiamo la realtà del multitasking. Come, non sapete cos’è il multitasking? Bè, avete presente quando osservate un adolescente spaparanzato sul letto in camera intento a fare i compiti? Capita che si legga una pagina di storia ascoltando la televisione e mangiando un panino. Intanto invia messaggi dallo smartphone agli amici. Gli adulti – vecchio mondo – si arrabbiano e dicono: fai una cosa alla volta! Se vuoi giocare con la playstation gioca con la playstation, ma nel frattempo non guardare la tivvù, non mangiare ecc.

Per l’adolescente barbaro, invece, quel gesto è un unico gesto, non mille, come può sembrare a noi. Tutti questi gesti assieme, per lui, assumono un significato. Noi non ci riusciamo, apparteniamo alla vecchia civiltà e ci sembra che fare tutte quelle cose assieme, il multitasking, sia superficiale ed inutile.

A scuola, invece, si studia una cosa alla volta e la si approfondisce fino alla morte. Lo studio è fatica, lotta per il voto e per capire cosa diamine aveva scritto Dante.

Internet invece fornisce conoscenze veloci, rapide, essenziali e garantisce anche una buona dose di divertimento. Il risultato, con il mondo barbarico, arriva prima, mentre nel vecchio mondo arrivava sempre dopo anni, con fatica e sudore, e spesso non arriva mai.

Il punto ora da comprendere è un altro, però. Questo sistema dei barbari, tecnico e veloce, bisogna respingerlo?

Di fronte a questa domanda ci sono di solito 3 risposte diverse da parte degli intellettuali che l’hanno affrontato in questi anni. A queste 3 risposte, per facilitare la lettura, associamo anche 3 tipologie di intellettuali.

1º tipo. IL PROFESSORE DI LATINO. La prima risposta è quella che ci viene dall’austero insegnante di liceo secondo il quale noi sediamo sulle spalle dei giganti del passato. Secondo questa interessante tipologia umana, sopravvissuta al ’68, ai paninari, ai grunge, al registro elettronico, il sapere è quello lì, unico. Il sapere va affrontato dunque in un unico modo perché le domande degli antichi sono anche quelle dei moderni e quindi noi dobbiamo rafforzare la nostra struttura orientata alla conoscenza studiando la consecutio temporum, l’ablativo assoluto e il metro giamblico fino alla fine dei tempi, quando finalmente Dio – intabarrato come un Rettore universitario nel giorno delle prolusioni accademiche, ci giudicherà. I suoi punti di riferimento sono Pico della Mirandola e lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.

Vi è un unico modo di apprendere e di insegnare: il suo!

Qualsiasi altro modo è in realtà un pot pourri di giochetti da proporre in classe quando i ragazzi sono troppo stanchi.

2º tipo. IL WEB DESIGNER PROVIDER INTERCOOLER, o sessantottino pentito renziano. Per questa tipologia umana – di gran lunga la più inquietante – tutto quello che abbiamo appreso finora nei secoli è cacca allo stato prerettale.

Bisognerà invece predisporsi al futuro, per il quale la carta – a partire dal mese di aprile 2017 – non esisterà più, neanche per pulirsi il culo. Einstein e Newton, Leopardi e Sartre sono vecchi scorreggioni, vecchi arnesi del passato. Non potevano immaginare, costoro, che il deretano degli esseri umani un bel giorno sarebbe stato mondato non più con la carta Scottex, ma con l’asus 7.0. Secondo questa tipologia umana, capeggiata in Italia da Alessandro Baricco, la logica di Aristotele oramai la usano solo le donne Baluba della tribù dei Catanga mentre per stare al mondo occorre saper attaccare un chiodo al muro usando il tappetino del mouse. Tutto è vecchio e va cambiato, ma subito subito, perché sennò miliardi di bit si infilano nel culo e in quella guisa ti faranno un selfie. Il loro idolo politico è Renzi e credono fermamente che da qui a 3 anni che la stazione Leopolda di Firenze diventerà più importante di Seattle.

3º tipo. NOI. Questa tipologia umana usa internet, ma non ritiene che internet sia tutto. Crede nella prassi umana, nella volontà e ritiene che la civiltà barbarica vada usata, ma non subita. I punti di riferimento filosofici sono Umberto Galimberti (tra gli intellettuali anzianotti) e Diego Fusaro (tra quelli più giovani). I giornalisti più apprezzati sono i Riccardo Iacona, i Paolo Barnard. Meno, molto meno, i Claudio Cerasa e le Milena Gabanelli. I Vespa, gli Alesina, invece, sono da noi considerati fuori classifica e stanno al vero giornalismo come la cloaca sta ad un attico di Park Avenue.

La civiltà barbarica convive faticosamente con la vecchia e per questo cerca di scalzarla. Qualcuno pensa che si debba combattere i barbari… respingerli; per noi, semplicemente la nuova civiltà va superata, come nelle triadi del vecchio Hegel. C’è la tesi, vecchio mondo; l’antitesi, il nuovo mondo; la sintesi, il nostro mondo.

Tornando al modello google, per esempio, saranno certo i barbari a trovare i migliori siti web che parlano di un contenuto. Funzionerà ancora per tanto tempo la selezione della specie operata dal quantitativo dei links, ma saremo noi a inventare nuovo contenuto, nuove parole. E molto importa se questi contenuti, queste parole, somiglieranno un pochino a quelle del più lontano passato. In fondo, è già successo, che dopo i barbari arrivasse il Rinascimento.

Ciò che è sempre sembrata merda va considerata con maggior attenzione e rispetto perché, è vero, nascono anche dei fiori da quella. Tuttavia, per quelli come noi e Celentano che vengono dalla campagna, nella merda ci abbiamo visto anche tante zanzare, mosche e topi, non solo fiori.

La tardiva ed eccitata esaltazione di essa non ci ha travolti né di passione nè di convinzione. La merda è utile, si usa e basta.

In fondo, uno scambio di Altan vale più di mille parole:

 – E’ ora di rivalutare la merda, Cipputi!

 – E quando mai è stata svalutata?

 

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