Se stai in coda solo un’oretta sei un fallito

Esse est percepi, ovvero conta ciò che appare e non ciò che veramente è. L’avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria usava frasi latine per darsi un tono e non è questa la nostra intenzione, ma di questi tempi la citazione di George Berkeley calza proprio a pennello.

Si pensi al caso del successo renziano dell’Expo 2015, stupefacente esempio di manipolazione dell’opinione pubblica. Per realizzarlo, le cronache mediatiche si sono rivolte ad un classico italico: la rivalità tra Roma e Milano.

Il pretesto per questa carnevalesca rappresentazione la conoscete: Roma è la politica e come tale fa schifo; Milano è la capitale del fare, dell’economia. A Roma la metro è sporca e sempre in ritardo, Milano sta dando prova di nordica efficenza; Roma mafia capitale salta per aria per una riunione sindacale in quel del Colosseo, Milano invece ha fatto il botto di presenze alla fiera e non ci sono stati incidenti di sorta.

Qual è il segreto del successo lombardo? Ovviamente Renzi! Riuscito a trasformare un dubbio progetto, inaugurato sotto gli sputi dei black block, in un clamoroso successo internazionale.

Questo è il racconto. Questo leggiamo sul Raglio 24Ore e sugli altri quotidiani di sistema; questo racconta il Premier in uno spottone televisivo da Fazio in prima serata.

Ora si tratta di capire se l’Expo è stato un successo o no, a prescindere dal racconto mediatico e quindi parimenti anche se Roma è una città così invivibile a dispetto dell’attacco politico all’ex sindaco capitolino.

L’expo, inaugurato come si diceva con una violenta protesta di estrema sinistra, ha registrato fino al momento in cui scriviamo 18 milioni di presenze, ma probabilmente verranno superati i 20 milioni con la chiusura. Tutti celebrano l’evento con termini come boom e record. Bene, e l’expo precedente di Shangai? Nessuno al telegiornale che si mette a fare l’ovvio confronto con la manifestazione precedente, ma che strano…

L’expo di Shangai del 2010 registrò 73 milioni di visitatori. E quella ancora precedente del 2005 in Giappone 22 milioni di presenze.

Nei fumetti i protagonisti direbbero: mumble mumble. Milano expo dei record con 18 milioni (forse passa i 20) e l’ultima ne ha fatti 73, cioè quasi 4 VOLTE DI PIU’!

Tra l’altro, lo si lasci dire con impeto patriotico, l’Italia è talmente bella da non poter essere confrontata con la monotonia di Shangai, ma questo è ancora un altro discorso.

Bene, ora veniamo all’efficienza dei trasporti e dell’organizzazione interna dei padiglioni. Questo dato merita più di altri di essere messo a confronto con Roma, capitale della mafia rom, della metro brutta brutta brutta e delle lunghe code al Colosseo.

Qui abbiamo un’esperienza diretta, di prima mano: nei giorni di ferragosto mi sono recato a visitare il Colosseo con la famiglia. In piena estate, dunque, con turisti provenienti da ogni parte del mondo. Dopo essermi comodamente seduto, in pochi minuti dalla fermata ottaviano dove avevo l’albergo, la metropolitana mi ha portato sotto (nel senso letterale del termine) il monumento più celebre d’Italia. Mi sono messo in coda alle 11 circa e alle 12e 45 ero dentro. Totalino: un’ora e tre quarti di estenuante coda.

E per vedere qualche minchiata tecnologica a Milano pagando 35 euro per del prosciutto iberico o 13 euro per un risotto? Quanto tempo si aspettava e si aspetta?

Le cronache non riescono a mentire, ma trasformano 7 ore di attesa – dico 7 ore – in un’allegra figata: cioè, fammo a capisse, io vado a Milano, da Treviso sono circa 4 ore di viaggio, quindi 8 andata e ritorno e ne posso aspettare tranquillamente 7 per entrare in un padiglione? 4 ore di attesa solo per prendere i biglietti?

E ma che fi-ga-ta!

Un successone clamoroso.

Dai ammettetelo, questa si che è efficienza. C’è scritto sul giornale, ed io italiano mediamente idiota ne sono intimamente convinto.

Ora aspetto di andare a piedi in pellegrinaggio a Roma (Giubileo) per vistare le tombe di Pietro e Paolo. Se c’ho una buona gamba ci metterò sicuramente meno tempo che alla fila del padiglione del Giappone.

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