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Occorre aspettare di avere 88 anni, per dire la verità? Certo per noi che ci ascoltano in pochi è più facile, ma se a darti retta sono in tanti ed il tuo ruolo sociale è sotto i riflettori del mondo, dire la verità non è proprio cosa semplice. Sergio Romano, storico, diplomatico, scrittore, raffinato conoscitore delle trame internazionali lo sa, lo ha sempre saputo, ma la verità l’ha potuta scrivere solo ora, a 88 anni suonati.

L’Italia è un paese dove si vota “per finta” dalla fine della seconda guerra mondiale, quando l’Italia venne occupata dagli inglesi e dagli americani. Da allora, nel Belpaese, non c’è più stata alcuna vera libertà di autodeterminazione del popolo, essendo l’Italia un paese colonizzato dagli interessi economici e geopolitici americani e sovietici (accordo di Yalta, su tutti). Finchè lo scrivevano i comunisti, vabbè, era solo propaganda. Ora finalmente lo ha scritto anche Sergio Romano dai paginoni del Corriere della Sera. Qualche povero disgraziato sicuramente dirà: “meno male che ci sono gli americani, piuttosto del comunismo…” dimostrando ancora una volta che l’annosa questione del servilismo italiano a questo o a quel padrone non smette di rallentare lo sviluppo e la maturità spirituale di una nazione che per le sue caratteristiche culturali, paesaggistiche e logistiche, meriterebbe ben altri destini.

Ma entriamo nel tecnico, sennò non si capisce cosa vuol dirci esattamente l’ambasciatore più famoso d’Italia.

A 70 anni e rotti dalla fine della Guerra Mondiale, l’Italia ospita sul territorio nazionale basi americane per un numero impressionante di uomini e mezzi. Sono oltre cento i siti in Italia occupati dagli americani, anche se le più citate dai media sono a Sigonella, a Napoli, alla Maddalena in Sardegna, a Vicenza e ad Aviano.

Dalla stampa nostrana più appiattita e servile che esiste, quella del Corriere della Sera, Romano stavolta ha tuonato

“È giunta l’ora di rivedere gli accordi sulle basi. Non credo che l’Italia possa continuare a ospitare sul proprio territorio senza qualche necessario aggiornamento alcune enclave militari americane, strumento di una politica che non è sempre quella del suo governo”.

A queste parole fanno riferimento altre – ancora più circostanziate del Generale Tricarico

“un altro equivoco è quello di chiamare sistematicamente “americane” o “Nato” alcune basi militari in Italia come basi, scambiando indifferentemente i termini. In realtà non esistono né le une né le altre, ma solo basi italiane su cui il nostro paese conserva la piena sovranità e che concede in uso a particolari condizioni stabilite con specifici accordi, sulla cui puntuale applicazione occorrerebbe piuttosto esercitare una più attenta vigilanza.”.

Per Sergio Romano “le basi americane in Italia rappresentano un duplice problema. In primo luogo sono regolate da accordi largamente superati dalle condizioni e circostanze in cui stanno operando dopo la fine della Guerra fredda. Gli accordi garantiscono la continuità della sovranità italiana, ma dubito che il Dipartimento della Difesa, a Washington, presti a quelle intese una particolare attenzione”.

Noi di Micidial, che non ci accontentiamo delle coraggiose prese di posizione di Romano e del generale Tricarico, buttiamo sulla bilancia ulteriori osservazioni.

1. Anche se gli accordi sembrano riferirsi ad una sorta di comodato d’uso, ci sono luoghi d’Italia dove, in realtà, è peggio che in America in quanto a pericolosità militare. Ad Aviano, per esempio, secondo quelli di kelebekler, c’è la più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari.

Alla faccia del comodato d’uso di cui parla il generale Tricarico! Se qui non si esagera, e non si esagera affatto, l’Italia è poggiata su una polveriera di fuoco voluta dagli States per interessi d’oltreoceano, neanche europei.

2. Camp Ederle a Vicenza – praticamente in centro città – è stata oggetto di una manifestazione enorme, pochi anni fa, per la quale a momenti cadeva il governo Prodi e alla quale ci onoriamo di aver partecipato. E’ un quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri, ma soprattutto l’attenzione degli americani nell’area ha comportato investimenti recenti, segno che non solo come italiani non abbiamo alcun controllo militare sul territorio, ma che anzi la situazione non è in reflusso ma sta fortemente peggiorando

Come mai Sergio Romano ha fatto questa uscita antiamericana proprio ora?

Come già detto, in primo luogo, se lo può permettere, a 88 anni e vicino al pensionamento dalla vita (prima no). In secondo luogo, Sergio Romano non ragiona solo da vecchio arnese della diplomazia, ma anche da storico e come tale sa bene che questi accordi non si possono rivedere su decisione democratica. Se anche gli italiani votassero a furor di popolo per lo smantellamento delle basi, ciò non è sufficiente. La partita, su questa vicenda come sull’euro, ha in palio un premio solo: la sovranità! E lo storico sa benissimo che se un popolo prima o dopo non si riprende la sovranità uscendo dalla situazione di sudditanza rischia di fare una fine misera, tipo quella dei curdi, dei bosniaci, degli armeni o di altre tragedie umanitaria di tal fatta.

A 30 anni dalla fine del comunismo, con gli Usa messi all’angolo dai russi in tutti i luoghi nevralgici del pianeta, con gli statunitensi aggrappati ora solo al potere usuraio del sistema bancario internazionale, verrebbe da chiedersi:

se non ora, quando?

Come avvenne a Roma nel 1871, dopo la disfatta di Napoleone III, quando gli italiani approfittarono per prendersi la Capitale; come lungo il Po nel 1859 ai danni dell’Austria, quando Cavour allungò le mani sul lombardoveneto, questo è il momento di scaricare gli americani, le loro basi militari, il sistema monetario eurocentrico e le banche centrali e riprenderci la sovranità.

Sergio Romano si toglie dunque un sasso dalla scarpa, ma finge di non sapere che questo ovvio percorso storico è in salita perché il capitolo della sovranità, l’unico determinante, è  nell’agenda del  governo solo a livello teorico.

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