Renzi salva le banche di nascosto, la domenica pomeriggio

Carife, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti sono state salvate DOMENICA SERA dal governo italiano. Già scritto questo potremo chiuderla qui su questo paese di pazzi furiosi. Queste banche erano gestite con l’orifizio anale da laureati in economia e commercio… (eppoi chiedono al sottoscritto come mai i filosofi parlano di economia!) Sfoghi a parte, quel che desta sospetti è che la soluzione è stata escogitata con una riunione d’urgenza in mezz’ora. La riunione convocava la Banca d’Italia, l’ABI ed il governo rappresentato da quel genio di Matteo Renzi.

Perchè tanta fretta e perché tanta furia?

Forse si volevano evitare titoloni sui giornali del primo grande fallimento bancario, oppure, cosa ancora più probabile, si voleva evitare che il FITD, cioè il fondo di tutela dei depositi bancari, entrasse massicciamente in azione per ripagare i piccoli azionisti cosa affatto scontata nella sua applicazione pratica. Eppoi, non dimentichiamocelo, il probabile effetto panico che ciò avrebbe avuto su tutte le altre banche fallite italiane e sui conti correnti dei cittadini italiani clienti di Mps, Veneto Banca, Popolare di Vincenza ecc.

Le cifre a nostra disposizione parlano di circa 12 miliardi da restituire ai correntisti. Una cifra enorme. Come farà il governo?

Ci aiuta Fabio Bolognini di linker, un vero esperto del settore

“Poiché la Commissione Europea non avrebbe mai approvato il progetto di ricapitalizzare le 4 banche in crisi usando i fondi a disposizione del FITD, già predestinati a un uso amministrato dalla EU per le crisi bancarie post 1.1.2016, il sistema bancario e la Banca d’Italia hanno impacchettato una soluzione ibrida, intermedia sfruttando anticipatamente la procedura di risoluzione (usata proprio per le crisi bancarie) e creando 5 scatole: 4 per acquistare la proprietà delle banche svuotate dalle sofferenze e una che acquisterà solo le sofferenze a un prezzo pari al 17,6% del loro valore nominale. Il tutto con un esborso pari a 3,6 miliardi che quasi raddoppia la stima iniziale di 2 miliardi (a dimostrazione di quanto i preventivi siano sempre sbagliati). L’operazione, diciamolo, non brilla per la sua trasparenza e su di essa si è già concentrato il fuoco di coloro che non amano interventi dello Stato, neppure a favore delle banche (vedi il post di O.Giannino sul blog dell’Istituto Bruno Leoni) e comunque la forma tecnica adottata -che non prevede più una ricapitalizzazione, ma la cessione a valore zero della parte buona delle 4 banche- sarà letta comunque come un fallimento mascherato delle 4 banche, perché il valore di azioni vecchie e obbligazioni subordinate è ora totalmente azzerato nelle mani di vecchi azionisti e obbligazionisti, in modo molto molto simile a quanto accade nel bail-in. Sui forum compare già rabbia e delusione e la sola speranza di ricavare qualche briciola dalla Bad Bank. Per tutti i soci-imprenditori del territorio etrusco o ferrarese o marchigiano uno smacco assoluto: la banca del territorio è definitivamente persa.”

Ci auguriamo – ma non ne siamo affatto sicuri – che queste banche siano le ultime a fallire. Forse una buona soluzione sarebbe applicare ai dirigenti italiani (tutti!!!) quello che Stalin fece con i kulachi, i contadini ricchi di Russia. Contadini ricchi che oggi, non esistono più.

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