Tasso Basso? Ci faccio un Casso…

La Banca centrale americana ha fatto affidamento su un modello di vaga – vaghissima – origine keynesiana, per il quale i rendimenti sempre più bassi dei bonds stimoleranno la domanda aggregata e, nel caso delle borse, faranno si che il prezzo degli assets finanziari vada in alto.

Di questi tempi, con i tassi obbligazionari a zero e, in alcuni casi, con rendimenti sovrani negativi, le banche centrali sono riuscite a guidare i mercati ed a mantenere l’economia reale con un certo grado di sviluppo. Ma ora, dopo quasi sei anni di tali politiche, si registra una crescita reale anemica ed una crescita del PIL solo sulla carta.

Soprattutto – ora che negli Usa si registra una diminuzione della crescita degli utili aziendali – è opportuno mettere in discussione non solo l’efficacia di questi modelli, in particolare se si ragiona sul lungo periodo.

In altri termini, la logica che sta alla base di questa politica inaugurata dalla fed con Ben Bernanke è che la percezione dell’investitore debba cambiare in virtù del fatto che le obbligazioni, sia statali che corporate, non rendano nulla e che quindi convenga investire su società produttive, come avviene almeno in astratto nel caso delle azioni di borsa. In secondo luogo, con l’espansione monetaria siffatta e con i rendimenti a zero, il credito a privati e imprese ne uscirebbe rafforzato, essendo conveniente farsi prestare dollari a interessi bassi.

Una-poltrona-per-due-contrattazioni

Tuttavia, un conto sono i tassi di interesse bassi… un conto sono i tassi di interesse a zero. Con le obbligazioni a zero di resa, amici, si riduce l’incentivo per ampliare i prestiti perché viene meno la fiducia nell’intero sistema (se sta cosa dura troppo a lungo). E di cosa si dovrebbe avere paura? Bè, quando si vede che per tanto tempo i titoli non rendono nulla si comincia a temere che non ti possano coprire il prestito che hai fatto contraendo l’obbligazione.

Se per diversi anni gli investitori obbligazionari diventano sempre più convinti che i tassi rimarranno vicino allo 0% per un “periodo prolungato di tempo”, allora si assiste ad un appiattimento

Titoli a 5, 10, e 30 anni si muovono sempre più nella parte bassa dei rendimenti ed a prima vista ciò sembrerebbe essere un elemento positivo per l’espansione economica se non altro perché abbiamo una riduzione del costo dei mutui ipotecari.

L’esperienza post-Lehman, così come i decenni perduti dal Giappone, tuttavia, mostrano che sul lungo ciò ferma il declino ma non crea crescita.

La domanda è: perché?

Ciò avviene perché quando calano i tassi di interesse imprese e privati si indebitano di più. Il loro indebitarsi va a creare domanda aggregata. Maaaaa… sempre in debito sono!!! Non è che gli sono aumentate le entrate perché hanno avuto i soldi low cost sotto forma di prestito!

Ora come ora abbassare ulteriormente i tassi di interesse non è più possibile e la leva finanziaria non c’è più. Ciò significa che con i tassi così bassi il debito non si può più abbassare in alcun modo: esso c’è! Non può essere alleviato con la riduzione dei tassi di interessi (che, appunto, sono già bassi)

Chi finanzia privati e imprese ora CAPISCE che il debito non può più essere ripagato per intero perché è diventato troppo grande e gli indebitati non sono in grado di ripagare anche perchè i loro beni (tipo la casa) hanno perso valore. Pertanto, chi si è indebitato non vuol più saperne di fare altri debiti. Ne ha piene le palle di debiti e, inoltre, anche chi prestava comincia a fare a meno di prestare…innescando così un circuito vizioso e velenosetto a dire poco.

L’unica via di uscita è la RIDUZIONE del debito dunque, cosa che non è stata fatta – ancora – negli stati uniti.

Vi lascio con una domanda.

Come si fa a ridurre un debito che risulta impagabile senza andare in depressione e nel contempo rilanciare la domanda?

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