Il Comitato di Liberazione Nazionale non ha Copyright

Se c’è una cosa che mi sorprende sempre è la sicumera di quelli che pretendono che le cose possano cambiare senza mai modificare il proprio comportamento. Frastornati dalla retorica contro il terrorismo, contro la guerra, contro le ideologie novecentesche, costoro ritengono più o meno in buona fede che il mondo migliori da sé, perché la trasformazione è già nella Natura e che in pratica sia solo una questione di tempo.

Quello che non accettano di riconoscere è che le cose non si possono affatto modificare senza l’intervento umano. In altri termini non prendono atto del fatto che la Natura in realtà trasforma il mondo solo in ossequio alla legge dell’entropia, cioè verso il disordine, mai verso la Ragione di cui l’uomo ha bisogno.

Immaginatevi una casa nel bosco e che dopo l’edificazione essa venga abbandonata dall’essere umano. Cosa sarà di quella casa nel giro di pochi anni? Verrà letteralmente avvolta dalla vegetazione circostante e dalla fauna dove le piante e gli animali si impongono gli uni sugli altri senza senso nel caotico ciclo di vita e di morte. Alla fine, dopo secoli, dell’edificio non rimarrà più nulla perchè le radici delle piante avranno sollevato i pavimenti, mentre arbusti e foglie del bosco avranno sepolto il tetto ecc. ecc. Senza cura, pulizia, modifiche costanti, aggiornamenti, riparazioni, adeguamenti incessanti e continui, quella casa non esisterà semplicemente più.

Qualcun altro invece, e fuor di metafora, ritiene che pur riconoscendo la necessità delle rivoluzioni, esse vadano riferite solo ed esclusivamente al proprio comportamento singolo, individuale. Nel sostenere questo, costoro si scordano però una delle lezioni più importanti della storia; e cioè che solo il miglioramento costante della società porta al benessere diffuso e che se noi umani siamo in cima alla catena alimentare è solo perché sappiamo fare comunità e perché così ci siamo saputi “selezionare” nei millenni. Come diceva Platone raccontando il mito di Prometeo, “la tecnica non era sufficiente a garantire la sopravvivenza dell’uomo e così Zeus decise di donare agli uomini anche la politica, la quale, contrariamente all’abilità tecnica, era fruibile da tutti gli uomini”.

Anche per gli antichi, insomma, la politica fa la differenza e rappresenta quella virtù, cioè quella capacità, che davvero ci distingue dagli animali. La politica, tuttavia, e questo dobbiamo mettercelo tutti nella zucca una volta per sempre:

NON PUO’ ESSERE SEMPRE IDENTICA SECONDO L’ORDINE DEL TEMPO!

Considero dunque un idiota chi difende lo status quo. In particolari fasi storiche, soprattutto, non modificare l’ambiente a proprio vantaggio, non sostituire il pensiero unico, rinunciare al ricambio dirigenziale, aspettare un intervento del destino sono comportamenti tipici dell’egoista involuto che per vigliaccheria, comodità o per stupidità (o semplicemente per tutte e tre le cose assieme) etichetta chi vuole modificare la realtà come terrorista, complottista, antidemocratico, ecc.

NO! Chi vuole cambiare va chiamato semplicemente RIVOLUZIONARIO.

Naturalmente, intelligenza vorrebbe che si riuscisse a distinguere due necessità umane allo stesso modo sussistenti ed in apparente contraddizione: da un lato, gli uomini hanno bisogno di automatismi, cioè di amministrazioni ben oliate e rodate per far funzionare la vita associata. Questa necessità “conservativa” va bene per lunghi periodi della storia. Accanto ad essa – ed è questo l’apparente paradosso – vi è però l’eguale necessità di rompere questi oliati meccanismi perché ad un certo punto essi sono semplicemente diventati inutili, fini a se stessi, autoreferenziali, parassitari e dannosi. Sono diventati Ancien Regime

QUELLO CHE STIAMO VIVENDO – ALBA DELL’ANNO 2016 – E’ ESATTAMENTE UNO DI QUEI MOMENTI STORICI NEI QUALI VA SOSTITUITA LA MACCHINA SOCIALE ORAMAI OBSOLETA E DANNOSA.

Detta in modo più preciso e fuori dai denti: l’Occidente si è incagliato per tanti motivi che non analizzeremo ora, ma di fatto non soddisfa più i bisogni e i desideri degli uomini occidentali e di noi europei in primis. Il sistema neocapitalistico, il marchingegno tecnocratico imposto a livello sovranazionale da istituti quali Ue, Bce, Nato, Onu, Fmi e Banca Mondiale vanno rovesciati.

Anche con la forza.

Meglio se con la forza.

Tutte le analisi, i dati, le tabelle, i grafici economici, e di recente persino il voto popolare, vanno in questa direzione. Il sistema neocapitalistico non funziona più per creare benessere diffuso e ci sta riportando a condizioni di vita neofeudali (new tech a parte, ovviamente).

Leggo molta disperazione e rabbia da parte di chi protesta da anni contro questo sistema ideologico liberista, mondialista e sovranazionale, ma è una disperazione in parte errata. E mi appello a loro: chi di noi avrebbe immaginato, 5 anni fa quando abbiamo iniziato a scrivere e a battere i pugni sul tavolo che avremo guadagnato qualche platea televisiva e la forte attenzione dei social (il giornalista Barnard – il professor Bagnai – il politologo Chiesa)? Chi pensava che movimenti dichiaratamente antieuro e antiausterità sarebbero arrivati a un passo dal governo in Spagna, in Francia, in Portogallo? Ma ve lo ricordate lo spread? Per non parlare di Varoufakis in Grecia… le cronache dicono che c’è mancato davvero pochissimo a luglio di quest’anno perché il tavolo non venisse finalmente rovesciato…

Io direi per una volta di guardare il bicchiere mezzo pieno e di pensare che per fare il Risorgimento in Italia (a prescindere dal fatto che ci piaccia o meno) ci sono voluti più di 40 anni… non 5.

E’ vero, noi non siamo affatto uniti, sospettiamo di noi e tra di noi. Giochiamo a fare a chi ce l’ha più lungo (vedasi su tutti il caso Donald Barnard/Pico de Paperis Bagnai), ma una cosa è certa:

tutti noi abbiamo denunciato per iscritto, perchè lo sappiamo, chi ci tiranneggia e perché lo fa e tutti sappiamo che il primo problema è la sovranità ed i trattati capestro che ci stanno soffocando economicamente. Su questo siamo tutti uniti.

Paolo Barnard da Bologna dice che dobbiamo conseguire almeno 3 lauree in economia più il master per sperare di contrastarli, come se la piccolissima Transnistria non si fosse liberata da sola da cose ben peggiori di quelle che subiamo noi oggi, e nemmeno 20 anni fa.

Roberto Bagnai pensa invece che basti che facciano lui Ministro del Tesoro, quando invece avremo un Nino Galloni…

Giulietto Chiesa ritiene che dobbiamo uscire dalla Nato e avvicinarci alla nuova Russia di Putin.

Insomma, abbiamo tutti ricette diverse

Chiedo allora ai rivoluzionari italiani (quelli veri, quelli che hanno capito, non le zecche che vanno a dormire in aula studio occupata): ma secondo voi, a Lenin gliene poteva fregare di meno che il compagno Trotsky avesse ricette diverse prima di assaltare il Palazzo d’Inverno?

Al marchese Lafayette, durante l’organizzazione della Guardia Nazionale, gli interessava qualcosa che Robespierre fosse un avvocato pedante, moralista e giustizialista?

A Palmiro Togliatti, gliene poteva fregare di meno, quella volta a Salerno (1944), di cosa pensavano i tanti partigiani cattolici del mistero dell’eucarestia, della sacra Sindone, dell’insegnamento della religione nelle scuole?

La pensavano tutti diversamente, anche quella volta, ma sapevano chi li tiranneggiava e perché e su questo – SOLO SU QUESTO – si unirono. Si chiamò “svolta di Salerno”…

E poi vinsero.

Si chiamò Comitato di Liberazione Nazionale e non vedo proprio quale sia il problema a costituirne un altro.

L’unico problema è che ci inventiamo tante scuse, ma – come diceva quel tale:

“Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”.

ps: un cnl può iniziare con delle semplici riunioni di zona, come fecero in Francia con i quaderni di doglianza, non c’è affatto bisogno di licenziarsi e darsi fuoco in piazza Montecitorio…

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