Compra Cinese, fotti un Imprenditore!

Ogni qual volta leggo che chiude un negozio in centro, o un’attività produttiva o che un imprenditore o un manager si sono suicidati, a me viene da ridere. Ma a crepapelle, proprio. Intendiamoci, sotto il profilo umano, guardando alla vita di quella singola persona e di quella famiglia, oppure pensando al futuro mio e dei miei figli, è ovvio che tali notizie vorrei non arrivassero mai. Tuttavia, assisto da troppi anni alle nefandezze di imprenditori e di manager per non essere intimamente soddisfatto del loro fallimento. Anche se danneggia indirettamente anche me.

Non so bene codificarne il motivo (certo non è invidia, forse piuttosto odio), ma mi sorprendo sempre più spesso a pensare che solo dal fallimento di questi imprenditauri del Giurassico si possa ripartire per un nuovo Rinascimento.

Sotto casa mia ho appena visto i cartelli di chiusura totale/globale/finale di una grande Boutique. La titolare, che si è sempre ben guardata dall’assumere una commessa a tempo indeterminato, si portava figli e nipoti in negozio, per risparmiare anche sulle baby sitter. Regolarmente posizionava il suo ridicolo suv (e siamo in pianura…) dotato di “rostri per i bufali” nel parcheggio a pagamento di fronte al suo negozio. Oltre a non pagare il parcheggio (usciva regolarmente dal negozio cagando il cazzo ogni volta che un ausiliario del traffico si affacciava sulla via), la titolare si vestiva come Anna Mazzamauro nei suoi anni migliori. Non cambiava MAI l’allestimento della vetrina: “il massimo del risultato col minimo dello sforzo”, questo il suo motto.

suv

Questa primavera per la prima volta ho notato una truppa di operai rumeni scendere come i gostbusters da un furgoncino e rifarle completamente il negozio. Parquet nuovo, infissi bianchi a sostituire quelli marronmerda anni 70, canne egiziane nei vasi di design, vetrina con manichini superdotati e tutti i soliti arnesi chic.

Ma niente! … il negozio chiude per cessata attività.

La signora lampadata e taccata è una buona sintesi di manager e imprenditori italiani, completamente incapaci di fare impresa negli anni 2000.

Non si chiedono, queste esimie teste di cazzo, per quale motivo i loro negozi e le loro attività produttive sono in crisi?

Ma certo che se lo chiedono e i colpevoli di solito per loro sono tre:

1) i cinesi (e tutti gli stranieri in generale che aprono negozi e bar)

2) il bidello meridionale

3) le lunari tasse italiane, che impediscono loro di essere concorrenziali e tenere i prezzi bassi o avere margine sufficiente per fare la grana

Ora, chiunque abbia svolto più lavori e girato un po’ il mondo dovrebbe almeno aver capito che le imprese proliferano DOVE C’E’ MERCATO e non dove ci sono tasse basse, bidelli stakanovisti e cinesi sotto terra.

Non sarà molto di moda dirlo, ma questo mantra delle tasse ha stufato anche i santi. E’ vero: in Italia la tassazione è altissima, spesso assurda, ma questo è vero anche per tutti i paesi scandinavi, o la Svizzera per esempio, che per certe cose è più cara di un dentista. Come mai allora in questi paesi non ci sono tutti questi imprenditori che cessano l’attività e si suicidano ecc?

Perché in quei paesi c’è – tenetevi forte adesso – il MER CA TO!

Per mercato – e chi ci conosce lo sa – qui non si intende quell’attività predatoria e irrazionale predicata dai bimbominchia dei Chicago Boys o dalla scuola austrica di Von Mises e Von Hayek. Per mercato non si intende una piazza dove furbetti, profittatori e imbroglioni di ogni tacca cercano di fregarsi l’un l’altro sfruttando chi nasce senza risorse. Per mercato, banalmente, si intende qui il luogo ove la domanda e l’offerta di beni si incontrano in modo regolato. Perchè, dietro tante dottrine economiche, questo non va mai dimenticato che il mercato per funzionare non deve essere libero, ma regolato.

Tornando all’esempio della negoziante di quartiere, il vero motivo per il quale la tipa sta chiudendo non è legato alle cineserie, alle tasse e ai fancazzisti meridionali (come crede lei), ma al fatto che nel suo negozio non ci entrava più nessuno. Non c’era la DOMANDA!!!

Gli imprenditauri giurassici di questo paese  hanno provato a rifare le vetrine, a imbiancare i negozi, hanno licenziato, hanno tagliato, si sono fatti fare le leggi per sfruttare meglio la manodopera, ma non funziona e non funzionerà mai questo SE NON C’E’ DOMANDA dei fottutissimi beni che loro producono evendono.

Allora, i quesiti che tutti gli imprenditori ed i manager di questo paese dovrebbero farsi è: come mai in Italia non c’è domanda? Come mai gli italiani comprano dai cinesi? Come mai vi è domanda per alcune cose e non più per altre?

Gli imprenditori italiani non sanno o non vogliono rispondere a questa domanda. Anche quelli che hanno studiato. Più che un problema di insegnamento nelle scuole, direi che è una questione culturale in senso ampio,  infettata da 20 anni di berlusconismo-renzismo e da 40 anni di vigliacchi baciabanchi democristiani.

Qualche mese or sono mi è capitato di discutere con un imprenditore che si lamentava perché le tasse sono troppo alte ed “è una vergogna” e “ci sono troppi da mantenere” ed i soliti discorsi. A parte il fatto che lo vedo sempre in mountain bike o che fa jogging ed ha la moglie che non lavora (tutte cose che io non mi sono potuto permettere, per quanto li trovi tutti e 3 privilegi da evitare). Dicevo, a parte questi piccoli particolari, ho chiesto a costui quale fosse la sua attività nello specifico.

Ebbene, il signorino ha iniziato un’attività imprenditoriale nel 2009 in campo edilizio!

A partire dal 2007 il sottoscritto, che non si sognava di fare l’imprenditore in campo edilizio, si è letto per puro caso qualche tonnellata di articoli sul fatto che l’Italia aveva abbondantemente superato il picco dell’immobiliare, che i prezzi sarebbero calati dal 30 al 40 per cento e che eravamo in pieno sboom edilizio. Lo sapevamo tutti: persino società mainstream e coccolate dal potere, come la bolognese Nomisma, lo scrivevano nei loro report mensiili.

E tu, esimio idiota, apri un’attività edile proprio nel 2009? Dopo due anni almeno che tutto il mondo lo sa che quel business era finito? Ma allora sei come Anna Mazzamauro, lascia stare la tassazione e i bidelli!

Gli imprenditori italiani sono cresciuti enormemente quella volta grazie alla laboriosità loro e dei loro dipendenti, in primis. Non in secundis, ma direi a parimerito, anche grazie al fatto che l’Italia è un paese con forte propensione al consumo ed avendo tanti risparmi, lavori fissi e stipendio all’altezza, questa propensione al consumo è cresciuta con piccole interruzioni, dagli anni ’60 fino all’arrivo dell’euro, moneta stampata da tecnocrati stranieri.

Quali pressioni hanno esercitato gli imprenditori, ad esempio tramite Confindustria, per la sovranità monetaria, gli stipendi più alti ed il posto fisso a garanzia dei loro dipendenti-consumatori?

Non solo non ne hanno esercitata nessuna, ma hanno fatto l’esatto opposto, spendendosi come nessun altro, tra le altre cose, per l’abolizione dell’art.18

Cioè, invece di chiedere che fossero gli italiani a gestire le politiche monetarie, la sicurezza del posto del lavoro, e soprattutto, stipendi dignitosi. Hanno pensato bene di profittare della crisi per distruggere i dipendenti ed il loro reddito.

Ma scusate, cari imprenditori e manager che prendevate fino a 300 volte più del vostro operaio: come potevate pensare che senza reddito e la sicurezza del posto fisso io venga a comprarvi le vostre produzioni, che tra l’altro sono fatte peggio e più care della concorrenza?

La signora della boutique non ha mai promosso alcuna iniziativa per la valorizzazione del quartiere e della pubblica via, non ha mai assunto dipendenti a creare indotto nei tanti anni di vacche grasse, non ha mai studiato per aggiornare i prodotti, come vetrinista, o magari andando alle fiere internazionali a scoprire le novità ecc. ecc. e adesso …

che si sodomizzi pure con le canne egiziane del vaso!

Quando gli imprenditori nostrani avevano tanta di quella grana da non sapere dove metterla potevano benissimo chiamare in azienda qualche laureato, magari tra i più estrosi, e chiedere a LUI di portare qualche novità. Con Ikea ha funzionato alla stragrande (ma chissà come faranno, con tutte quelle tasse eh?)

E invece no: alla dirigenza hanno sempre assunto o i figli, o dei leccaculo, cioè gente che gli diceva quanto erano bravi e che occorreva continuare così.

E questi ora falliscono? Ma c’è da festeggiare con lo spumante, altrochè!

A tal proposito, mi sovviene una bellissima inchiesta televisiva andata in onda qualche anno fa con Renzo Rosso, patron della Diesel. Nella trasmissione facevano vedere Rosso alle prese con la selezione di personale di alto profilo per gli Stati Uniti

a un certo punto, Renzo Rosso stava facendo un colloquio a un giovane che aveva ottimi titoli: laureato a pieni voti presso una prestigiosa università straniera, master, buon curriculum lavorativo, bella presenza, eccetera.

Sembrava che stesse andando tutto alla grande quando, di botto, ecco che Rosso gli spara questa domanda: “Se io ti assumo e ti dico che ti devi mettere l’orecchino, tu, te lo metti?”

…Il ragazzo cambia all’istante espressione, è stato preso di sorpresa, ma pare riprendere subito il controllo, abbozza un sorrisetto di circostanza e risponde non troppo convinto: “Beh sì, perché no.”

E’ stata la sua condanna a morte: SCARTATO!

L’intervistatore chiese a Renzo Rosso: “Ma perché? Sembrava un elemento in gamba, aveva tutte le carte in regola.”

La risposta che Rosso gli diede fu: “Perché una persona del genere è uno con poco carattere…, un leccaculo.”

Gli imprenditori italiani, in linea di massima, sono tra i pochi al mondo che vogliono fare impresa senza rischiare. Amano la rendita garantita e non amano crescere. Se vogliono arrivare a 10 e invece poi arrivano a 12, tirano indietro, sia mai che adesso si debba assumere qualcuno! Al massimo faremo fare un po’ di straordinari. Inoltre, quando avanzano soldi (e spesso li avanzano) li mettono un pochino (ino ino) nell’azienda e il resto in vaccate che devono far vedere agli altri che sono ricchi: case, auto ecc… Enrico Scrovegni, grande finanziere del Trecento, spese una vagonata di soldi per costruire una cappella affrescata dal pittore Giotto in persona, ancor oggi maggior vanto turistico della città di Padova (la cappella degli Scrovegni, appunto, in piazza degli Eremitani).

Insomma … quel ricco di un mondo passato fece fare una cosa che poi rimase anche per gli altri; non si comprò una porche di merda. Anche perché non c’erano.

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Gli imprenditori che leggono qui dovrebbero solo prendere appunti, ma anche se a pensarlo rischio molto, io non spero affatto che gli imprenditori italiani (ed i loro dirigenti ruffiani) si riprendano. Auspico che lentamente se ne vadano tutti all’est (dove tra qualche anno gli faranno un culo così), che non tornino più e che vengano semplicemente sostituiti da una classe dirigente totalmente nuova e deglobalizzata.

PS: spiace anche un pochino scrivere sti pezzi, perché ci sono tanti imprenditori che sono andati a remengo per colpa dell’eurozona e delle banche, così come ce ne sono molti che resistono per non spostare la produzione. Ma costoro confido che non si offenderanno essendo più bravi e temprati dei loro infami colleghi.

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