Filippo II, l’argento americano e l’Inflazione

Nella seconda metà del Cinquecento, l’Europa fu travolta da un’ondata inflattiva che sconvolse i contemporanei, sia la gente comune che gli studiosi, come Jean Bodin. Eppure, se andassimo a vedere nel dettaglio il quantum dell’aumento dei prezzi noi oggi ci metteremo a sorridere. Di rado, infatti, l’inflazione raggiunse aumenti paragonabili a quelli subiti successivamente nella storia a Weimar negli anni ’20 oppure in Europa nella seconda metà del Novecento. Nella maggior parte dei casi, l’ondata inflattiva che travolse l’Europa nel Cinquecento e di cui tutti i libri di storia parlano profusamente non superò il 2%.
Questo dato, al di là della curiosità, ci suggerisce che l’inflazione non c’è stata come fenomeno economico per periodi lunghissimi della storia; anzi, ci indica che pur non  trattandosi di una novità della modernità, se la moneta possiede un valore intrinseco – com’era nel caso di monete porzionate in oro e argento – l’inflazione si sviluppa difficilmente. Quindi, è presumibile che in determinate condizioni l’inflazione potrebbe anche non tornare tanto facilmente e ciò è tanto più significativo oggi in Europa che registriamo un periodo di deflazione.
Ma c’è un altro importante elemento che l’inflazione del Cinquecento europeo ci segnala
Gli studiosi, abitualmente, tendono ad addossare le responsabilità dell’inflazione del Cinquecento alla Spagna di Filippo II. In quell’epoca, infatti, la Spagna potè godere dell’estrazione massiccia di Argento in Perù e in Messico. Gli spagnoli, grazie ad un italiano visionario – Cristoforo Colombo – persero la gara commerciale per la conquista dell’India (vinta dai portoghesi grazie alla circumnavigazione dell’Africa), ma vinsero il monopolio sul Nuovo Mondo “giammai udito”, l”America appunto con le sue enormi quantità di metalli preziosi.
A secolo ormai inoltrato, i conquistadores spagnoli portarono in Europa quantità enormi di metallo, abbassando il valore intrinseco delle monete circolanti. Più argento=più monete, più monete meno esse valgono. Questa, per tanto tempo, è stata la versione ufficiale degli storici sulla faccenda.
Più di recente, però nuovi studi hanno rivelato che l’inflazione era iniziata addirittura prima del Cinquecento; negli anni 70 del Quattrocento per essere esatti in  molte parti d’Europa e negli anni ’30 del Cinquecento per l’Italia. Non solo, ma l’inflazione non riguardò indifferentemente tutti i prodotti, ma soprattutto i generi di prima necessità. Oggi diremo, per semplificazione: il pane e il latte.
Comunque, pare certo che l’inflazione iniziò a tirare le sue bordate ben prima dell’arrivo massiccio di metallo prezioso dall’America alla Spagna.
La spiegazione, ormai unanime, è che l’importazione europea d’argento contribuì all’inflazione, ma non tanto quanto la crescita demografica in Europa. Crescita a seguito della quale vi fu un aumento forte di domanda (soprattutto di beni alimentari) e dunque un aumento dei prezzi dei beni al consumo.
Come può aiutarci questo tipo di studi? Se l’inflazione fosse dovuta più alla demografia che alla stampa di moneta (paragonabile all’import dell’argento), allora noi potremo considerare l’investimento e l’autotutela del risparmio tenendo in debita considerazione questo andamento, il cui trend è tracciabile e facilmente individuabile.  In altri termini, si dovrebbero svalutare le monete di nazioni il cui incremento demografico è in corso, e rimanere stabili o in deflazione quelle delle nazioni che invece subiscono un arresto o un calo della popolazione.
Ecco forse spiegato perchè, nonostante molti abbiano in questi anni puntato i propri capitali o risparmi su valute come il Renbimbi cinese – sperando diventasse valuta di riserva –  esso abbia invece arrestato la sua corsa nell’ultimo anno 2015.  Il dollaro americano, au contraire, ha ripreso terreno rispetto ad altre valute forti e pare destinato a proseguire in questo suo rafforzamento fino a raggiungere la parità con l’euro.

Non è difficile, infatti, individuare quali paesi stanno vivendo una crescita demografica e quali un drastico calo delle nascite…

1 Commento

  1. Ciao Max! La faccenda mi appassiona parecchio a livello storico-economico. Qualche riferimento bibliografico?

    Grazie!

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