Ma sto Fascismo ha fatto anche cose Buone o no?

Quando, anni fa, qualcuno mi chiedeva se fossi di destra o di sinistra rispondevo sempre: “sono un comunista di destra e un fascista di sinistra”. Insomma, molto prima che nascesse l’espressione “rossobruno” avevo già le idee piuttosto chiare, o confuse, a seconda di chi vuol male interpretare i concetti. In realtà, tutte queste etichette: fascista, antifascista, comunista, rossobruno, socialista, mi sono sempre andate piuttosto strette. Appiccicarti addosso un’etichetta è il modo migliore per colpirti politicamente e toglierti credibilità. Il che non significa affatto, – per inciso – che rinunciare all’etichetta significhi ignorare da dove si viene e dove si stia andando.

Per sgomberare il campo dalla confusione e dal caos politico che regna nella testa delle persone, dico subito che PRIMA di parlare di destra e sinistra, di fascismo e comunismo, liberismo e socialismo, occorre intendersi molto bene.

Ad esempio: per comunismo intendete voi che mi leggete un processo di lotta diretto all’emancipazione e all’affrancamento dai bisogni radicali dell’uomo? Allora sono comunista (e con la kappa)!

Per fascismo intendete un processo che ha le sue radici spirituali e filosofiche nella cultura antica e che programmaticamente rifiuta il capitalismo nella sua evoluzione ebraica ed anglosassone? Allora sono fascista (bo-bombe a mano e carezze col pugnal).

Lo snodo della questione, a mio avviso, sta tutto nel giudizio storico politicizzato che si vuol sempre dare al fenomeno fascismo, al fenomeno comunismo ed al fenomeno liberismo (per citare le aree politiche più note).

In questa puntata parleremo del fenomeno fascista in senso stretto

Quando mi son trovato per la prima volta  a spiegare il fascismo a degli studenti liceali non ho da subito elencato il programma di San Sepolcro o le malefatte del Biennio Nero, ma ho riassunto un pezzo di Roberto Benigni ascoltato in teatro qualche decennio fa.

In quella occasione Benigni faceva un confronto tra le cose “buone” fatte dal fascismo durante il ventennio ed uno stupratore elettricista.

“Immaginatevi – diceva Benigni – che a casa vi arrivi un elettricista per rifarvi l’impianto elettrico che non funziona più. Durante la vostra assenza, l’elettricista aggiusta tutto e poi vi strozza la figlia e vi stupra la moglie. Al rientro, orribilmente sconvolti da questa visione, l’elettricista vi dice: “Bè, ma ho fatto anche delle cose buone: l’impianto elettrico, per esempio, funziona alla perfezione!”

Naturalmente, il toscanaccio con questo pezzo intendeva irridere tutti coloro che difendono il fascismo agitando le cose buone che esso ha fatto senza la necessaria visione olistica di quel periodo storico, cioè senza tener conto delle leggi razziali, il colonialismo e la guerra. Eppure, a ben pensare, si potrebbe anche fare l’esperimento opposto e vedere se le cose buone fatte dal fascismo possono ispirarci e/o misurare il nostro progresso attuale. Oppure, cosa ancora più interessante, le cose buone fatte dal fascismo potrebbero finalmente venire elencate e individuate per capire se corrispondono o meno alle quisquilie e pinzillacchere da “impianto elettrico”, cui faceva riferimento il Benigni.

Per esempio, quando si parla di cose buone del fascio uno dice: le pensioni, la puntualità dei treni, la befana fascista! Senza ben specificare cosa ciò voglia dire strutturalmente.

Buttati lì a casaccio purtroppo solo da qualche pantagruelico tatuato con chili di muscoli pompati a decadurabolin e ormone GH, pochi sanno che questi provvedimenti citati non furono altro che l’invenzione del welfare. Prima dell’arrivo del fascismo, il welfare state, cioè un insieme di leggi a tutela delle classi più deboli, in Italia, non c’era. E’ per questo piuttosto incredibile ascoltare compagni che parlano del fascismo come fosse la peste nera bubbonica e poi difendono ad ogni piè sospinto il welfare state. Welfare che, prima del fascismo, in Italia non c’era.

Ha destato parecchio scalpore, qualche anno or sono, l’intervista allo scrittore romano Antonio Pennacchi alle Invasioni Barbariche. Lui, uomo di comprovata fede a sinistra, sbottò dicendo in faccia al pubblico e a Miss birignao Bignardi che solo il fascismo in tutta la storia d’Italia è riuscito a distribuire terre a contadini braccianti che non possedevano nulla. “Tolsero le terre ai ricchi per darle ai poveri”, le parole esatte. Ed è assolutamente vero. Nessun governo di centrosinistra, e non è che non ce ne siano stati, è mai riuscito a fare qualcosa del genere.

Tutte queste considerazioni – e ve ne sarebbero moltissime altre – non consentono di derubricare la rivoluzione fascista a “impianto elettrico ben fatto”.

Va detto chiaro, ok, ma ciò non significa, parimenti, che si possa davvero pensare ad una nuova ispirazione fascista come modello politico positivo, né come riferimento storico efficace del nostro valore di italiani. Gli errori gravi si pagano, oppure, se preferite, chi rompe paga ed i cocci sono suoi. Ed il fascismo di errori ne fece troppi per meritare di stare al fianco delle altre rivoluzioni e non in un gradino più basso. Il fascismo, soprattutto, promosse una campagna colonialistica anacronistica e completamente priva di strategia, contraddittoria nei confronti della Società delle Nazioni, cui aveva aderito e tarata sul modello delle imprese colonialistiche dell’Ottocento in puro stile vittoriano. Nelle sue imprese coloniali, il fascismo fu anche immemore dell’efficace esperienza della Serenissima Venezia e dell’amichevole rapporto commerciale che essa aveva con gli altir popoli nel Mediterraneo, per esempio.

Inoltre, al suo interno il fascismo represse il dialogo e la dialettica con l’opposizione, che è invece il sale del progresso politico.

Ma soprattutto: il fascismo si staticizzò in rapporti sociali di tipo paternalistico. L’epoca fascista, sul finire della sua prima esperienza rivoluzionaria si modificò negli anni 30 in una stagione storica falsamente bucolica dove imperversavano i signori dalle belle braghe bianche. Fu un periodo di podestà, di signorsì, di commendatori e cavalieri del lavoro! Un’epoca paternalistica fatta da signorotti di paese e dai loro nepotastri: una comunità di villaggio in provincia e di cummenda nelle grandi città. Fu sostanzialmente priva di dialettica tra soggetti, e infatti vi contavano qualcosa solo il farmacista e il figlio del farmacista, il medico di campagna e il figlio del dottore; il podestà e la maestra… e il parroco. Tutte le ragazze aspiravano a sposare uno di questi, all’epoca, fatta eccezione per il parroco.

Si può dire, o no, che quel tipo di società – rimasta a caratterizzare l’Italietta anche dopo, con i democristiani – faceva un po’ schifo?

Ma soprattutto, si può dire che per alcuni versi è vero il contrario di quanto affermano gli antifascisti, e cioè che il fascismo fu negativo per molte lacune strapaesane della sua quotidianità e non per l’impianto teorico di base, che, anzi, nasceva rivoluzionario e anticapitalista? Basta leggersi il programma di San Sepolcoro – momento ufficiale di nascita del fascismo – per rendersene ben conto: sembrano i punti programmatici di rifondazione comunista!!! Invece, che hanno fatto i rifondaroli in Italia? Hanno negato quei punti, ma non più di tanto il paternalismo nepotistico! E viene il sospetto che non lo abbiano fatto perché l’intellighenzia intellettuale di sinistra è diventata paternalismo professorale, e della peggior specie (Cacciari? Mughini? Moretti?). Il moralismo degli intellettuali di oggi, sempre i primi a farti la predica e a condannare tutti a morte per le cazzate, ma distratti di fronte alle cose più gravi, non era allora lo stesso di oggi?

Se leggiamo i commenti sui forum e sui social (ma anche sui libri di storia) l’accusa principale che viene rivolta al fascismo ha a che fare col razzismo (questione non fondativa del movimento, peraltro, ma conseguenza di una deriva anteguerra), oppure si accusa di fascismo “la gente che va a caccia” (!); e chi critica le unioni civili tra omosessuali? Fascista! e chi pratica full contact o il culturismo? Fascista, fascista e fascista. Insomma, se gli pseudofascisti incolpano i comunisti di mangiare bambini, gli antifascisti non sono molto da meno, quando danno del fascista al pensionato che va a pescare in mimetica.

Siamo alla più pura demenza!

Di rado si trovano comunisti che abbiano letto davvero Marx e fascisti che abbiano davvero letto Pound o Evola o Dugin. Fate un sondaggio su questo e ne rimarrete sorpresi.

Intanto, qualcuno a Wall Street si sfrega le mani di fronte a tanta idiozia

P.S. in altre occasioni parleremo del regno distopico per eccellenza: il liberismo. Nell’attesa, vi lascio con due moniti e sfido i più giovani ad indovinare qual è quello di destra e qual è quello di sinistra:

“Veniamo dall’Inferno e andremo in Paradiso”

“Alla lotta”

 

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