Pronti per la terza ondata di Crisi?

In attesa di un rimbalzino delle Borse (che finora non c’è stato), si sta profilando uno scenario inquietante per la situazione finanziaria occidentale. Chissà se con la sciacquata di inizio anno la Borsa ha voluto dirci qualcosa. Un dato sembra comunque evidente: la Bce possiede un bazooka ormai obsoleto, che non funziona più, se non per abbassare ancora quel falso problema che è lo spread Btp/Bund.

L’economia italiana ha bisogno di una forte iniezione di liquidità. Per forte iniezione si dovrebbe parlare almeno di 2-300 miliardi di euro e sbattersene del debito attuale, che è anch’esso una sorta di trucco contabile (come i QE hanno già ampiamente dimostrato).

Per farlo occorre rimettere in discussione l’eurozona e i suoi trattati o inventarsi soluzioni alternative ma difficili da spiegare all’opinione pubblica come i certificati fiscali proposti da Cattaneo e Zibordi.

Certificati di Credito Fiscale, la riforma “morbida” del Sistema Monetario Europeo

ALTRE SOLUZIONI NON CE NE SONO!

Se, invece, continuerà questa delega ai banchieri di gestire il credito e la massa monetaria, è per noi abbastanza evidente che la Banca Centrale porterà al disastro una politica finanziaria che è stabile solo in apparenza. In realtà, crisi immobiliare e bancaria negli States, più la Fed, più la Bce hanno portato l’inflazione dell’eurozona (e dell’italia in primis) a zero.

Anche se l’inflazione a zero può sembrare una bella cosa, ciò significa per la macroeconomia che non è possibile abbassare i debiti pubblici di nulla. Infatti, se gli Stati (che non sono produttori) hanno con Tizio un debito di 10 e con quei 10 Tizio ci pagherebbe una cena al ristorante, solo quando in futuro con quei 10 Tizio potrà pagarci a malapena il coperto del ristorante gli Stati avranno davvero reso innocuo il loro debito.

Con la soluzione di Schauble per la Grecia l’Europa ha dato l’ennesimo calcio al barattolo, mentre l’espansione monetaria della BCE (più di 600 miliardi creato solo negli ultimi mesi…) non arriva nell’economia reale ma finisce nel settore finanziario.

Sarà difficile evitare, dunque, una nuova crisi finanziaria. Profetici? Disafattisti? Cassandre?

Lo diceva persino Goldman Sachs (che è tutto dire…) ancora l’autunno appena trascorso:

La “terza ondata” della crisi è caratterizzata dai minimi storici sui prezzi delle materie prime, la crescita stagnante in Cina e in altri mercati emergenti e da una bassa inflazione a livello mondiale, come spiega in una nota Peter Oppenheimer, a capo degli analisti di Goldman che avvertono del pericolo della nuova crisi presente oggi. L’arrivo di una terza ondata di crisi finanziaria posa le sue radici nella risposta dei mercati alle prime due fasi: nel collasso bancario e nella crisi del debito sovrano europeo. E tutto è parte del cosiddetto “superciclo” del debito degli ultimi decenni. Le banche centrali si sono precipitate ad abbassare i tassi di interesse in risposta alle prime due fasi della crisi alimentata dal debito, incoraggiando a prestare capitale ai mercati emergenti come la Cina per avere ritorni più interessanti.

Anche se l’analisi di Goldman, che è americana, è tutta spostata sulla crisi dei paesi emergenti, se noi in Europa la uniamo alla deflazione nel Vecchio Continente la somma è presto fatta. Insomma, contrariamente al quaquaraqua dei giornalisti incapaci nostrani, non è ancora finita.

 

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