Ci salveranno i Cattivi! Ripristiniamo il Duello

La psiche riguarda solo l’individuo o esiste anche una psiche del popolo? Nell’Italia del combinato disposto, per esempio, non sarebbe male ripristinare il DUELLO come procedura per la risoluzione delle controversie. Avvocati (economicamente) più magri, tribunali più veloci e valida alternativa ai tristi spettacolini del centro commerciale. Si ciancica da diversi anni (2008?) della differenza tra nordici e latini, ovviamente sempre glorificando i primi a prescindere.

In verità l’istituto del duello, che per alcuni secoli è stato un istituto giuridico a tutti gli effetti, può aiutarci a comprendere che su alcuni temi le due culture si erano ben amalgamate e che forse lo splendido passato che abbiamo davanti potrebbe darci ancora una mano, come nel Rinascimento.

Il caso del duello è esemplare e poco m’importa se i cagabracaghe digitali non saranno d’accordo. Prendiamo il diabolichen alleaten tedeschen. Vi siete mai chiesti perché addossiamo ai tedeschi una responsabilità che non meritano, cioè quella di essere migliori di noi? Era un pensiero diffuso ANCHE ai BEI tempi in cui lo spread era rovesciato (si, ce lo avevano più grosso loro, lo spread) e la perfita cermania risultava il paese più malato d’europa.

Il complesso di inferiorità di italiani, greci spagnoli e porcellini vari verso la Germania sta nell’atteggiamento psicologico che hanno saputo mantenere nel corso dei secoli e che noi abbiamo invece in gran parte perduto. E penso proprio al duello, una pratica esportata in tutta europa dai germani e dai vichinghi all’alba del medioevo. Per loro il duello era una pratica millenaria utilizzata per risolvere i conflitti e le dispute. In pratica se uno ti offendeva la mamma o ti rubava la carne essiccata da sotto la sella tu lo potevi sfidare a duello e non esisteva proprio che l’avversario dava forfait. Se perdevi (e in tal caso quasi sempre morivi) ci stava che il rivale aveva fatto proprio un gran bene a bestemmiarti la mamma e a portarti via il cibo.

In Europa c’era qualcosa del genere prima dei romani, quando lo spirito di bellezza di cui parlava Hegel permeava la Grecia di Agamennone, Achille e Ulisse. Poi l’autorità centrale di Roma rese di fatto inusuale la consuetudine del duello ma con l’arrivo dei barbari tutto è tornato ed enormemente amplificato.

Il duello è più che altro una mentalità. Un modo di ragionare. Se qualcuno commette qualcosa che non va non sarà la società a punirlo, almeno non in via esclusiva, ma chi ha subito il torto. Attenti, non sto dicendo che sarebbe meglio il Far West, ma che anche in piena civiltà, ai tempi dell’Illuminismo filosofico, per esempio, il duello era un’abitudine tollerata e apprezzata (ad eccezione di Rousseau che la odiava per dirla tutta). E cosa aiuta davvero davvero la pratica di risolvere le cose sfidando chi ha commesso ingiustizia?

Bè… che ci si abitua ad arrangiarsi, per esempio, senza affidare sempre le proprie flaccide chiappette alla mamma e allo stato! Inoltre, ridimensiona il ruolo delle autorità centrali e lontane – ed infatti non pare diffusa per niente questa pratica nella lontana Asia, dominata da caste e imperatori, khanati e moghul. Laddove c’era un imperatore sacro e intoccabile non c’era il duello. Il duello era vivo in società basate su luoghi limitati, regionali, massimo cittadini e si è imposta nell’europa delle rivolte, delle proteste (Lutero), delle grandi sfide culturali e commerciali; da quella astronomica di Galilei a quella economica di Colombo e dei conquistadores. Le società statiche, autoritarie e centralizzate non conoscevano in pratica il duello, in quelle dinamiche e avventurose il duello era la pratica più diffusa di risolvere le controversie. In europa, Italia compresissima, la pratica del duello era diffusa ed avrebbe potuto aiutare a sviluppare una mentalità più coraggiosa, orgogliosamente protestataria e rivoluzionaria come quella tedesca di Lutero o quella francese del 1789. Per lungo tempo fu così anche da noi.

Il 21 novembre 2012, alla riesumazione del condottiero toscano Giovanni Dalle Bande Nere i tecnici confermarono oltre alla nota amputazione della gamba per colpo da arma da fuoco, anche ferite riportate in duello. Le cronache dell’epoca su queste faccende sono numerosissime peraltro. Ma la memoria di quelli che hanno fatto il liceo non può che andare a Gabriele d’Annunzio – il poeta vater per tutti gli antifascisti della mia generazione – costretto a duellare e a beccarsi un colpo di sciabola alla testa inferto da certo Carlo Magnico per un articolo di giornale diffamatorio. ma mi fermo qui, gli esempi sarebbero troppi.

Purtroppo in Italia e nel resto d’Europa si è abbandonato lo spirito barbarico di risolvere le controversie IDIPENDENTEMENTE da censo, casta ecc. ecc, riservando il combattimento tra sfidanti e quindi in pratica solo a persone dello stesso ceppo, aristocratici in primis. Visitando in più occasioni i paesi del nord e soprattutto la Germania ho apprezzato che in prevalenza quando qualcosa non funziona, i teutonici se la prendono CON UNA PERSONA (e non come tendiamo a fare noi con imprecisati e astratti gruppi di classe o professione). Se il vigile ci fa la multa e riteniamo che abbia preso un abbaglio da italioti ce la prendiamo con l’istituzione della polizia locale nel mondo, New York Police Department compreso. Le recenti vicende BUFALA sui vigili romani assenteisti lo dimostrano in pieno. Se nostro figlio torna dal quinto anno di scuola elementare che parla come un pusher albanese di Quarto Oggiaro, noi italiani scagliamo le nostre prefiche contro tutti i Ministri dell’Istruzione e dell’Università italiana da Giovanni Gentile ad oggi e raramente contro la maestra Pinuccia che durante le verifiche in classe si legge il Foglio di Giuliano Ferrara.

E’ lecito pensare che la mentalità nordica sia rimasta pressochè intatta nel relazionarsi con gli altri, cioè in pratica senza attribuire le colpe a Zeus o alla burocrazia panzuta e cattiva .

Non manca anche chi come il mitico Zibordi di Cobraf– ma un tantinello esagerando – ha voluto addirittura attribuire superiorità genetiche ai popoli del nord,

“non esiste che io abbia letto un’altra civilizzazione, eccetto forse quella giapponese, dove per millenni il duello a viso aperto uno contro uno per la vita e la morte abbia giocato un ruolo così centrale. E dove in questo modo abbia forgiato sia la mentalità che il DNA fisico della popolazione (nel senso che un tipo di persona sopravviveva a questo modo di risolvere i conflitti meglio di un’ altra)”

Anche se ripristinare il duello in Occidente oggi sembra anacronistico (ma a me NO e in Paraguay, Brasile ecc si può ancora fare), senza dubbio questo uso millenario spentosi da pochi anni ha contribuito a creare una mentalità meno parassitaria, rinunciataria e frignona di quella di altri popoli. Se rapportate a forme di scontro più intellettuale, il confronto dialettico di hegeliana memoria (mmmm, ancora perfiti tetteschi …) rappresenterebbe un forte vantaggio in termini di formazione dell’individuo, spazzando così via un bel po’ di ipocrisie, scuse, imbrogli, truffe, bugie, raggiri, cause ventennali, chiacchiere e distintivo.

PS se questo articolo non vi è piaciuto, vi aspetto fuori

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