Nascite al minimo storico in Italia. Il modello russo per invertire la tendenza

Se l’organo di stampa più mainstream che ci sia – l’Ansa – apre la sua pagina con questo titolo: “2015 nascite a minimo storico da Unità Italia”, allora vuol dire che la situazione della natalità in Italia ha subìto tonfi drammatici. E’ un paese che sta sparendo, in pratica. Gufismo, pessimismo? No, dati Istat da gente che fa statistica per mestiere. Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (8 per mille residenti), quindicimila in meno rispetto al 2014! Si tocca così un nuovo record di minimo storico dall’Unità d’Italia dopo quello del 2014 (503 mila). Sempre nello scorso anno i morti sono stati 653 mila, 54 mila in più dell’anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità del 10,7 per mille è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi.
Ora, preso atto che questi sono numeri e che quindi neanche Renzi Er Cazzaro nella sua forma più smagliante può negarli, viene da chiedersi: perché? E, soprattutto, questo trend è inarrestabile?
Risposta alla domanda: perché?
L’Italia è stata per la maggior parte della storia delle civiltà, il paese più ricco del mondo. Su questo si trovano opinioni diverse e anche dati in parte contrastanti, ma basta fare un piccolo test: dove si trovano gli edifici, i monumenti, le infrastrutture artisticamente più belle, costose e grandi del mondo? E in quale paese tali opere sono numerose e diverse sia per stili, materiali impiegati ed epoche storiche? Ecco, appunto! Se andate in Germania, Stati Uniti, Svizzera, Giappone, non c’è niente di simile, ma neanche di lontanamente paragonabile proprio. Questo cosa significa? Significa che gli italiani non sono geneticamente né culturalmente inferiori a nessun altro popolo… anzi!
E però gli italiani hanno perso la Seconda Guerra Mondiale, hanno in seguito sposato in toto le teorie economiche dei vincitori atlantici ed hanno abbracciato progetti sovranazionali guidati da “altre” nazioni: pertanto, in Italia, si è accettata una lingua straniera per i commerci, una moneta straniera (l’euro, stampato a Francoforte) e un governo straniero, quello della Commissione Europea che agisce in tandem con la Nato. Detto diversamente, ma più chiaramente, l’Italia è oggi una colonia, un luogo dove al limite si può venire in vacanza, così come capitò ai primi del Novecento al sud Italia per i piemontesi o all’India, per i britannici, durante l’età vittoriana.
In questa situazione, sposarsi e fare dei figli è un rischio troppo elevato. Conviene molto di più farne a meno e vivere da single con l’aiuto della famiglia di origine.
Risposta alla domanda: si può invertire il calo della natalità?
Si. E questo perchè è già successo diverse volte nella storia. Nel Trecento, ad esempio, la popolazione europea crollò letteralmente di quasi un terzo a seguito delle malattie come la peste, che non cessarono subito dopo, ma gli europei seppero riadattarsi alla mutata situazione e tornare a crescere. Quindi, nella storia e nel lunghissimo periodo la popolazione è sempre cresciuta, ma non nel breve e medio periodo, durante il quale anzi vi sono stati lunghissimi periodi di decrescita della natalità. In Inghilterra, nel ‘700 si ebbe un’impennata dei nati perché l’industrializzazione consentiva alle coppie di trovare lavoro subito, di sposarsi prima e dunque di avere più figli e precocemente. In Italia, dopo la guerra, grazie alle risorse nuove portate dal Piano Marshall e alla scarsa disoccupazione dovuta alla necessità della ricostruzione, vi fu il fenomeno dei BabyBoomers, che riguardò tutto l’Occidente. Sono solo esempi, ma che dimostrano come sia possibilissimo invertire un trend.
L’ultimo caso – nessuno lo sa – è quello della Russia. Guardate questo grafico, sfacciatamente trafugato da https://twitter.com/gzibordi

zibonascite

Come si vede chiaramente, la Russia delusa e schiacciata dalle pressioni internazionali all’indomani dell’esperienza sovietica non aveva né fiducia né gestione nazionale dell’economia. Poi è arrivato un leader che faceva gli interessi del suo popolo e le cose sono cambiate.
I russi che erano precipitati come demografia negli anni ’90 si sono “miracolosamente” ripresi mentre tutti gli altri paesi ex comunisti promuovevano la migrazione della loro forza lavoro.
Su wikipedia si legge: “poche nascite e molti morti ridussero la popolazione russa dello 0,5% ogni anno, durante gli anni ’90. Questo tasso si presentava in continua accelerazione. Per ogni 1000 russi vi furono 16 morti e solo 10,5 nascite, provocando il declino della popolazione da 800.000 a 750.000 l’anno. L’ONU stimò che la popolazione della Russia del 2006, circa 140 milioni, sarebbe potuta diminuire di un terzo entro il 2050.”
Nel 2005 con il secondo mandato del Presidente Putin la stabilità della situazione politica ed economica ha comportato una maggiore attenzione del governo sulla questione demografica, attraverso strumenti che favorissero da una parte l’aumento della natalità, come incentivi economici alla nascita del secondo e terzo figlio o crediti immobiliari alle coppie di neo-sposi, dall’altra parte la diminuzione della mortalità attraverso una riforma generale del sistema sanitario nazionale.
Ricette semplici ed efficaci da copiare quanto prima: come noto agli economisti di ogni latitudine ed epoca storica, non è possibile crescere economicamente con un crollo costante della natalità nazionale.

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