Putin e i 36 Stratagemmi

PREMESSA. I Trentasei stratagemmi sono un trattato di strategia militare cinese che descrive una serie di astuzie usate in guerra, in politica e nella vita sociale, spesso tramite mezzi non ortodossi e ingannevoli. Il testo è stato scritto probabilmente durante la Dinastia Ming. Nel 1939 un ufficiale cinese scopre I Trentasei Stratagemmi in un mercatino, ma il testo sarà divulgato solo a partire dal 1961. I Trentasei Stratagemmi sono stati attribuiti a Sun Tzu, il celebre autore de l’Arte della Guerra, ma non può seriamente essere considerato il vero autore. L’opinione prevalente è che in origine il testo fosse una raccolta scritta e orale, con molte versioni create da differenti autori durante il trascorrere dei secoli. Quel che è certo è che in ogni paese ci sono state in questi anni pubblicazioni interpretative degli stratagemmi cinesi e la loro applicazione è fruttuosa sia in campo manageriale che finanziario e nella vita quotidiana. La Programmazione Neurolinguista, oggi tanto di moda, non di rado ricalca alcuni stratagemmi elencati nel celebre testo cinese.

PUTIN E LA STRATEGIA ORIENTALE. Anche se molti manager, soprattutto giapponesi a quel che è dato sapere, portano sempre con sè i 36 stratagemmi come se fossero una sorta di Bibbia laica, di sicuro non possiamo trascurarne l’impiego originario: quello di fare la guerra e vincere!

E’ altresì evidente che non possiamo nemmeno sapere se il presidente russo Vladimir Putin – oggi impegnato in guerra nel Medioriente – li abbia mai letti. Forse, nelle scuole e nei corsi di aggiornamento del Kgb in cui lavorava negli anni della Guerra Fredda, il testo è noto, così com’è noto a molti militari di carriera in Occidente.

Chi in questi anni ha seguito le mosse di Putin, soprattutto in politica estera, non può tuttavia che individuare diverse coincidenze tra le arti belliche studiate in oriente secoli or sono e la mobilità tattica di Putin, sulla cui efficacia finora a nessuno è concesso dibattere.

Dopo aver eliminato il problema – enorme – della Cecenia, Putin ha ridimensionato il ruolo ed il prestigio delle tante fasulle rivoluzioni colorate dei paesi dell’est, ha stabilito amicizia e trattati con i nuovi colossi economici, dalla Cina all’India, ed ha preso sotto il territorio russo e con un vero e proprio colpo da maestro la Crimea, che nel recente passato era territorio ucraino.

Ora, checchè ne dicano gli ottusi media occidentali, Putin sta vincendo anche la guerra di Siria, aiutando l’alleato Assad a riprendersi tutte le posizioni perse in questi anni a causa dell’Isis e delle opposizioni filoamericane.

Per mostrare l’efficacia dei 36 stratagemmi proponiamo qui l’analisi dello stratagemma che nel testo ufficiale ricalca l’espressione “trasparenza e nudità”

Secondo questo stratagemma può risultare molto efficace in guerra stendere sulla propria nudità un velo trasparente, cioè perdere apparentemente in segretezza per guadagnare in illusione.

Detto in modo meno criptico e allusivo, si può usare la verità per rendere più efficace l’inganno, ossia rendere credibile l’inganno che si intende operare servendosi di alcuni elementi di verità. A volte, insomma, converrà persino esibire ciò che dovrebbe restare segreto per affermare l’inganno in generale

Nella guerra contro i nazisti gli agenti inglesi doppiogiochisti prendevano il posto delle spie tedesche individuate (e arrestate) e spacciandosi per esse passavano al nemico informazioni false o fuorvianti. A volte passavano informazioni vere… anche molto importanti. Uno di questi agenti, Tade, per corroborare la propria affidabilità, rivelò gli spostamenti VERI del generale Eisenhower, ad esempio. Cioè, egli rivelò le cose “minori” per meglio nascondere quelle maggiori!

Quindi la verità può essere molto utilizzata per far funzionare l’inganno. Ovviamente a piccole e calcolate dosi.

Si racconta che il premier inglese Churchill, ad un ricevimento, notò che un commensale considerato di gran riguardo aveva sottratto un cucchiaio d’argento dal tavolo. Trovatosi in disparte, egli avvicinò il commensale dicendogli: “vi hanno visto, sarà meglio che ce ne liberiamo al più presto”

IL CASO ATTUALE IN SIRIA. Ecco, con la Siria Putin si sta comportando in modo del tutto analogo: “cari americani, vi hanno visti, meglio lasciare la Siria al suo posto, in pace (e quindi  toglietevi dalle palle)”

Quel che è riuscito molto bene a Putin è di aver reso palese che il fenomeno Isis è diventato tale solo per il placet di comodo degli americani e degli israeliani. Ora tutti sanno che c’è una opposizione ad Assad che è meramente ideologica e che Assad è un laico molto meno crudele degli islamisti. Senza drammatizzare, Putin lo ha lasciato intendere anche  pubblicamente, ma senza urlarlo in modo esplicito. Anche grazie alle sue spie cecene (altro stratagemma individuato tra i 36), Putin è riuscito ad infiltrarsi nell’Isis ed ha tonnelalte di prove sugli aiuti occidentali all’Isis. Ha avvicinato Kerry e Obama (accordo di Monaco) e deve aver sussurrato loro: “ehm, vi hanno visti…”

Ecco perché in tutto il mondo occidentale, l’operazione di presentare Putin come il solito dittatore oscurantista dell’est è fallita miseramente. Sui social, ad esempio su facebook, esistono ormai decine di pagine fans club dedicate al Presidente russo e con decine di migliaia di fans, quasi come si trattasse di un cantante rock. Né Obama, né la Merkel né Hollande  possono vantare un consenso simile a quello che ha Putin …e  in Occidente, cioè fuori casa!

Anche se Putin non avesse mai letto I Trentasei Stratagemmi, di certo non è secondo agli antichi cinesi in quanto a capacità strategiche e c’è solo da prendere appunti.

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