Putin e la bufala dell’Isolamento Internazionale

Sanzioni economiche capestro. Movimenti di truppe turche ai confini con la Siria. Ucraini in armi schierati nel Donbass. C’è stato per molto tempo un tentativo – che denunicai come irrealistico e anacronistico – di presentare all’opinione pubblica occidentale una Russia sempre più isolata ed in forti difficoltà economiche. Sulla scorta di questo immaginario, persino le materie prime prodotte in Russia erano crollate sui mercati, facendo sentire ai russi il fiato sul collo della finanza internazionale. Ma qual è, oggi, la verità storica? Bastarono gli affondi sul petrolio e le sanzioni ad isolare la Russia? Non c’è, invece, il serio rischio che l’embargo economico occidentale a Putin finisca per somigliare al blocco continentale che Napoleone portò avanti contro l’Inghilterra? Tutti sappiamo come quella strategia si ritorse poi contro Napoleone stesso… e che finì a Waterloo sotto i proiettili dell’artiglieria inglese.

In questa splendida infografica – proveniente dal defunto sito di geopolitica geopoliticalatlas.org  e in questo caso ad opera di Andrea Salvadori – vediamo quale sia la reale situazione dell’isolamento della Russia e di come esso sia solo una presunzione propagandistica dei media Occidentali. Lo facciamo con l’industria delle Armi, quindi tralasciando il pezzo “grosso” del mercato russo che è caratterizzato da Gas e Petrolio (dati che tutti peraltro riportano). Russian_influence_in_weapons_market

Si noti come l’India, nazione con oltre 1 miliardo di abitanti e ancora legata per molti aspetti all’Inghilterra che la colonizzò, importi dalla Russia armi per un totale di 2146 miliardi di dollari. A ruota segue il Vietnam – paese da 90 milioni di abitanti – che importa armi per quasi 1000 miliardi di dollari. Sul podio, ma medaglia di bronzo, la Cina, che vanta 1 miliardo e 400 milioni di individui e oltre 900 miliardi di dollari di importazioni di armi dalla Russia.

Se a questi dati sommiamo gli interessi che i russi hanno intrecciato con altri paesi Brics, come l’Afghanistan (30 milioni) e altri paesi africani e sudamericani, capiamo che i più grandi paesi del mondo fanno affari con i russi e in un campo non proprio ininfluente dal punto di vista geopolitico, quello delle armi.

Al di là delle considerazioni morali che si possono o non si possono fare sull’industria bellica, l’isolamento di cui parlano i media in Occidente somiglia alla favola della volpe e dell’uva di Esopo, magistrale esempio di dissonanza cognitiva applicabile qui in campo politico-sociale.

«Una volpe affamata, come vide dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli, ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi!» Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.»

Oggi in Siria scade la tregua ed Erdogan vola da Putin, con Mosca ad avere l’ultima parola. La potentissima Merkel, il tronfio Macron e l’inutile Conte non sono pervenuti, nè nessuno si è mai sognato di invitarli. Ma ‘LEUROPA’ non doveva essere lo stato confederato più potente del mondo? Guarda caso, la partita in Siria che garantirà il controllo del medioriente è stata preceduta da accordi commerciali tra la Turchia e l’isolatissima Russia. Isolatissima almeno per tutti quei boccaloni che ancora leggono la stampa tradizionale.

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