Vi spiego perché non batterete i Russi

In questi giorni – alla faccia della tregua siriana voluta da Putin e Obama – i media e soprattutto i social sono ossessionati dalla seguente domanda: ci sarà una terza guerra mondiale? E’ una domanda assolutamente lecita, visto che la guerra fredda è in pratica ricominciata e che le superpotenze non perdono occasione per mostrare i muscoli. La cosa divertente, o drammatica, è però che il tifo per l’una o l’altra potenza finisce per obnubilare le menti e negare la vittoria, completa, di Putin sia in Ucraina -dove si è incamerato la Crimea – sia in Siria, dove attraverso un intervento militare massiccio ha consentito all’alleato Assad di riprendere la totalità delle aree perdute in questi anni di rivolte. In Italia si tende a a guardare a queste cose con l’occhio provinciale del tifoso di calcio: Yuppi iaaaa, evviva gli yankee. Oppure: Forza Putin, sei il nostro Presidente! Quello che non si percepisce, insomma, è la reale pericolosità della cosa e, soprattutto, il fatto che ci ritroviamo come al solito dalla parte sbagliata, quella della Nato.

Per spiegarmi meglio, riporto un aneddoto raccontato dallo scrittore russo Nicolai Lilin alla presentazione del suo ultimo libro “un tappeto di boschi selvaggi”.

Lilin è noto al grande pubblico per essere un maestro tatuatore e l’autore di educazione siberiana, libro dal quale il regista Gabriele Salvatores ha tratto un film di grande successo con John Malkovich. Lo scrittore, che ora vive e lavora in Italia,  poco tempo fa è stato in Siberia, la terra d’origine della famiglia, ed ha condiviso un documentario che racconta la vita nella taiga, la classica casa di legno, lontana dai centri urbani. Per semplificare, le taiga russe ricordano molto i masi del Trentino Alto Adige o le casere del bellunese.

Fin qui dunque non parliamo di una situazione unica al mondo. L’originalità consiste nello stile di vita, che è quella di gente abituata – in inverno – a vivere anche a 40 gradi sotto zero. I siberiani nelle loro comunità si considerano cristiani, non accettano denaro e non amano l’uso del denaro. Portano croci e pregano davanti alle icone, ma la loro vita è basata sulla caccia e di solito non mandano nemmeno i bambini a scuola. Lilin racconta che su consiglio del nonno ci andò anche d’inverno perché esserci stati d’estate non rendeva bene l’idea di una realtà ambientale così ostica, ma anche suggestiva come quella siberiana. Percorrendo alcune tappe, si fermarono in un bosco a parlare con un gruppo di ragazzi intenti a guidare una grossa motoslitta che a sua volta tirava un’altra slitta artigianale che in russo viene chiamata sani. Ebbene questa slitta trasportava due lupi di grandi dimensioni legati con un pezzo di legno in bocca adattato a serrare il muso degli animali.

I ragazzi, circa in sei, andavano dagli 8 anni a massimo 14 ed erano intenti a tenere sotto osservazione questi lupi. Chi li tirava per le orecchie, chi li provocava toccandoli ecc. Approfittando di un passaggio, il gruppetto di ragazzi ha poi spiegato di aver catturato questi lupi con l’ausilio di trappole rudimentali. I ragazzi, privi di qualsiasi arma da fuoco e solo di qualche coltello, avevano dunque affrontato i lupi e li avevano bloccati. Allora Lilin, molto incuriosito dall’episodio, chiese:

“ok, ma come avete fatto a tener fermi e poi a legare due bestioni del genere?”

“Semplice – ha risposto candidamente uno di 9 anni – li abbiamo riempiti di botte!”

Come sintetizzava molto bene Lilin, che ha personalmente imbracciato il fucile nella guerra di Cecenia e che è stato consulente di sicurezza, non è solo l’aspetto tecnico che rende imbattibili i russi. Anzi, l’aspetto tecnico è quasi irrilevante. La Russia è praticamente un continente, la gente è abituata al disagio, alla “terra bruciata”. I russi possiedono sì testate nucleari alla pari della Nato, ma, soprattutto, i loro bambini sono in grado di prendere a botte i lupi.

E i nostri?

Voltatevi verso il divano, guardate i vostri amorini intenti a pestare a sangue la playstation 3. Sono teneri vero? (ehm a breve cresceranno anche i figli allevati da coppie omosessuali). Non fornisco nessun giudizio morale qui, sarebbe fuorviante, ingiusto e scarsamente rilevante, ma diffidate dei soloni interessati e in malafede chi vi spiegano che si può tranquillamente affrontare un paese strutturato eticamente e temprato dalle vicende storiche, anche recenti, alla lotta e al conflitto.

Noi siamo abituati a competere, cioè a gareggiare per un tornaconto e con delle regole che non è detto vengano osservate altrove. L’Italia, da tradizione, è da secoli teatro di battaglie altrui, perché qui venivano a combattersi le grandi potenze internazionali (da Carlo V a Napoleone). In Italia ci sono almeno 100 basi americane, ma i lupi li usiamo “solo” per terrorizzare i bambini e non come allegro diversivo per le scampagnate fuori porta.

 

1 Commento

  1. I bambini siberiani, i bambini moscoviti, i bambini africani, i bambini europei e quelli americani. Non sono i bambini, ma i genitori che van tenuti d’occhio. Forse stiamo rammollendo la prossima generazione. Forse il benessere che i nostri genitori hanno sperimentato per la prima volta nel dopoguerra, ha rammollito noi. Però credo che anche la grande Russia produca ogni genere di virgulto. Sono abbastanza convinto che alcuni bambini russi siano temprati dalle difficoltà, come del resto lo sono quelli africani. Altri – probabilmente la maggior parte – credo siano molto simili ai nostri figli. Inconsapevoli ed ultraprotetti. Un amico è recentemente tornato dopo tre anni a Mosca. Ha detto che negli ultimi due anni la crisi economica si è fatta sentire, il rublo è crollato. Mi ha parlato di un tessuto economicoo fragilissimo, di un sistema previdenziale inesistente, in cui si stima che la metà degli stipendi siano pagati in nero e non permettano di accantonare quasi nulla per la vecchiaia. Non so quando il rinnovato vigore internazionale della Russia, che si ripresenta come potenza mondiale, produrrà conseguenze per la popolazione. Il mio amico però mi ha descritto una metropoli intristita, in cui quelli con un po’ di soldi erano incavolati perché da oltre un anno non si trova un formaggio decente o frutta mangiabile. La maggior parte invece oscilla tra l’incazzato ed il frustrato perché non arriva a fine mese e non sa come fare. Secondo me con il prezzo del petrolio che continua a scendere, trascinando al ribasso anche il prezzo del gas, insieme ai dispettucci economici dell’occidente, la Russia dovrà trovare un assestamento, altrimenti Putin perderà il controllo interno. E lo spolvero internazionale non placherà la fame. E la fame arriverà.

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