Hitler che Ride. Copiare l’economia del Terzo Reich per Uscire dalla Crisi

Quando si parla di Adolf Hitler occorre sempre assumere un corrucciato atteggiamento di severità e condanna morale. Lo sterminio, la guerra mondiale, le teorie sulla superiorità della razza impediscono di fatto di parlare di “tutto” il fenomeno Hitler: egli era una merda e un essere cattivo. Punto. Se domani mattina anche scoprissero che in un laboratorio del Reich era stata inventata una cura efficacie per il cancro, la formula della cura dovrebbe venire attentamente distrutta e comunque non divulgata perché … perché … , bè, perché Hitler era pazzo! Questo atteggiamento così diffuso nei media, nella mentalità comune e nella scuola assume un valore altamente simbolico e valoriale, ma non può essere accolto alla stessa maniera dagli studiosi e dagli scienziati. Se quindi i media nelle foto di repertorio non possono mostrare MAI all’opinione pubblica un Hitler che ride, ciò non autorizza l’uomo di studio a pensare che davvero Hitler non ridesse mai. Un simile atteggiamento, infatti, sarebbe da compatire e da paragonare a quello di un minorato. Eppure succede qualcosa di simile con particolare riferimento all’economia, dove il governo di Hitler si distinse, invece, per innovazione ed efficacia a dispetto della cattiva fame che si fece negli altri settori sociali.

“Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca centrale del Reich. Il dottor Schacht è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche. In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”.

Questa analisi, puntuale e competente, appartiene a Stefano Sylos Labini, amico del giurista Giorgio Ruffolo, ambientalista di fama e ricercatore dell’Enea, ed è uomo sul cui antinazismo non ci sono né ci possono essere dubbi.

Ma perché Sylos Labini, figlio del più noto Paolo (economista perseguitato dal fascismo, tra l’altro) dovrebbe scrivere una cosa del genere?

Perché è tutto vero! Hitler, contrariamente a quanto pensano la moltitudine dei superficiali qui in Occidente, non ottenne il consenso con la forza e nemmeno con una propaganda efficacie. Dopo l’incarico a cancelliere riuscì a cancellare il debito pubblico, praticamente per decreto, alla faccia del moralismo merkelliano di oggi, ma soprattutto rilanciò l’industria azzerando la disoccupazione che durante gli anni precedenti aveva raggiunto una punta del 33% proprio nell’anno precedente alla presa del potere di Hitler.

Quale fu, in estrema sintesi, la ricetta di Hilter, peraltro ancor oggi applicabile per la crisi italiana?

Quando Hitler andò al potere nel 1933 una delle prime cose che fece assieme ai suoi collaboratori fu di annullare il debito tedesco in oro. La cosa non è affatto illegittima sotto il profilo morale e anche sotto quello legale non c’è molto da dire: se una società fallisce, tu investitore che hai comprato le azioni di quella società non vedi un becco di un quattrino. Hai rischiato ok, ma hai perso la tua capacità previsionale. Stessa cosa con le obbligazioni statali: non vi è niente di immorale o illegale, con buona pace dei doppiomoralisti nostrani. Se compro bond argentini perchè rendono molto più degli altri un motivo ci sarà.. .o no? Se poi aggiungiamo che quel debito tedesco era in gran parte voluto dalla Francia per impedire ai tedeschi di realizzare un’economia competitiva dopo la prima guerra mondiale ecco che le giustificazioni di tipo etico a favore di Hitler trovano un’altra e parimenti robusta sponda. I debiti di guerra si pagano quando e come si possono pagare, pena la miseria. Altrimenti il debito è solo la continuazione della guerra con altri mezzi e non un lecito risarcimento

Ovviamente questa scelta del partito nazionalsocialista provocò un embargo dei mercati finanziari verso il Terzo Reich, cioè nessuna emissione di obbligazioni statali tedesche veniva più accettata. E Hitler rispose passando ad accordi bilaterali di baratto, per cui ad esempio la Germania firmava con altre azioni degli accordi commerciali bilaterali. Per esempio poteva capitare che in cambio di un certo quantitativo di macchinari tedeschi, gli argentini restituissero cereali o carne e la Svezia ferro o la Russia petrolio. In questo modo la Germania nazista fece a meno dei mercati finanziari e ridusse allo ZERO la disoccupazione

Grafico-11

(lettura del grafico: nei riquadri rossi si può vedere la percentuale di voto al nazismo. dal 2 e virgola 1927, con disoccupazione bassissima, lo si vede arrivare al 45% con disoccupazione altissima)

andamento-disoccupazione-germania-terzo-reich

Andamento disoccupazione prima di Hitler e con Hitler

Il bello è che l’Italia in economia potrebbe fare benissimo qualcosa di simile con la ricchezza manifatturiera e agroalimentare che si ritrova, anzi, potrebbe ottenere vantaggi ancora maggiori da paesi come Cina e Russia, ma non si può scrivere, né tanto meno fare, pena l’accusa di razzismo (!)

NB In America, e negli stessi anni, il democraticissimo e stimatissimo Franklin Delano Roosvelt fece in pratica la stessa cosa di Hitler in campo economico, solo con un’efficacia minore 😉

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