La fine del Nordest così come lo conosciamo

Il credito deteriorato, cioè il credito che le Banche vantano nei confronti di terzi e che risulta sempre più difficilmente esigibile è cresciuto da 50 miliardi a 330. Di questo boom di crediti deteriorati, il 70% è verso le imprese. La fonte è Fabio Bolognini, esperto del settore bancario.

“Con poco capitale a disposizione – scrive Bolognini – con una BCE in formato poliziotto che continua a fare test e imporre pulizie di bilancio le alternative erano poche. Semmai non si comprende perché il linguaggio delle banche rimanga oscuro e non spieghi alla clientela cosa sta succedendo”.

E cosa sta succedendo dunque?

I più maligni (tra i quali ci siamo noi) dicono che le banche si dedicano sempre di più all’investimento finanziario, che infatti “non conosce crisi”, oppure a fare i gestori, ma è anche vero che la scelta delle banche a chi imprestare soldi sta andando verso quelle imprese che hanno un rating molto alto.

Tradotto in modo ancora più logico, ciò significa la morte delle piccole imprese, che statisticamente corrono rischi maggiori di insolvenza. Ergo, ad avere la liquidità necessaria per fare business sono sempre di più le GRANDI IMPRESE.

Lo stato fornisce un sistema di garanzia insufficiente ed il risultato per l’economia italiana è dato dal grafico seguente, sempre preso a prestito dal sito linker.

linker

Ecco allora che si compie (ancora una volta…) una profezia marxiana: la tendenza del capitalismo quando è selvaggio è quella di creare situazioni di monopolio.

In altri termini, gli squali si stanno mangiando i pesci piccoli e, soprattutto nelle aree periferiche ma tradizionalmente più prospere del paese, accade che le grandi banche stiano attaccando quelle “locali” con l’ obiettivo di sottrarre loro le migliori imprese (quelle dal rating migliore). Un attacco invisibile ai più, ma spietato e fatto di proposte di consulenza, costruzioni di business plan e quant’altro.

La conclusione, che non è di Bolognini ma nostra e della quale ci assumiamo la responsabilità, è che bail in e bce lo abbiano fatto apposta. Con questo sistema, che parte da lontano, molto lontano, le piccole imprese cederanno sempre più business alle grandi imprese e le banche locali saranno disintegrate da quelle grandi, la cui regia non è più italiana, peraltro, essendo i grandi gruppi bancari soggetti alle scalate azionarie internazionali.

I veneti hanno già subito questo in passato (nell’Ottocento) e fu la fame. Ora sono in compagnia di marchigiani e toscani. Esiste una soluzione? Si e si chiama modello svizzero, ma i dirigenti nel nordest, che hanno studiato alla scuola radioelettra, non lo hanno ancora capito.

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