Capitalismo, Razionalità, e superdotati

In economia, la critica al Capitalismo ha una tradizione plurisecolare che precede Marx e che culmina con le analisi postkeynesiane. Oltre che per i princìpi di giustizia sociale, la gran parte di questi analisti economici critica il capitalismo insistendo sulla sua inefficacia in termini di benessere aggregato, sulla sua irrazionalità e innaturalità. Sul tema sono dunque a disposizione tomi e tomi di concetti astratti riservati agli studiosi, ai politici, ai curiosi fortemente motivati. Concetti difficili, che richiedono un retroterra culturale piuttosto elevato: valore d’uso, valore di scambio, alienazione, massa monetaria, ecc.

L’interesse personale condiziona enormemente l’accettazione o il rifiuto del Capitalismo come sistema economico dominante, ma al di là di questo non trascurabile aspetto, credo che si dovrebbe convenire sull’irrazionalità e l’innaturalità di questo sistema basandoci unicamente sulla ragione (e sul buon senso comune, anche se è un’espressione terribile!).

Se noi oggi ci accingiamo a valutare la ricchezza accumulata da alcuni uomini a confronto con altri meno ricchi, notiamo subito a colpo d’occhio che qualcosa non quadra.

Un conto, infatti, è accettare la naturale propensione all’accumulo; un’altra consentire e quindi promuovere come “normale” un accumulo che diverge in modo esponenziale dal merito, dalle necessità umane, dalle ambizioni e dalle pretese, anche dalla più smisurate.

Prendiamo come esempio il giovane riccone americano Mark Zuckerberg, a tutti noto per aver inventato (a dire il vero non da solo) il social network Facebook.

Il social nacque più di dieci anni or sono (nel 2004), ma non conquistò subito una fama mondiale. Quando il social NON esisteva ancora, esistevano già internet, le automobili, gli areoplani supersonici, i treni dell’alta velocità ecc. ecc Insomma, non dico che potevamo farne a meno, ma anche si: non stiamo parlando dell’invenzione della penicillina!

Zuckerber per aver inventato questo social dieci anni fa insieme ad altri 4 amici dispone ora di un patrimonio potenziale di oltre 50 miliardi di dollari. Nelle immagini seguenti, immaginatevi Zukerberg qualche anno fa, quando ancora possedeva la misera cifra di 30 miliardi di dollari…

In questa immagine si “fa finta” che 1 milione di dollari sia costituito da un bene solido, in questo caso una pizza d’oro dal diametro di 26 cm e spessa 2 cm (nell’immagine viene denominata coin, come fosse una moneta gigante d‘oro). Come si vede, se teniamo conto che Zuckerberg possiede un capitale di 30 miliardi di dollari, nell’impilare tutto questo capitale in pizze d’oro come fossero mattoni possiamo realizzare una torre ben più alta del grattacielo più alto del mondo, la torre Khalifa di Dubai.

unoNella seconda immagine, invece, vediamo quanto sarebbe alta una torre composta da 300 milioni di dollari, come nel caso della ricchezza del giocatore di baseball più pagato al mondo, Alex Rodriguez: solo 6 metri. Per non parlare di quella di un avviatissimo avvocato newyorkese, con appena 3 pizzone sovrapposte e 6 cm di spessore totale.

treE un cittadino medio americano, nel paese più capitalista del mondo? Come si vede nella terza immagine, un americano in media possiede 4.000 dollari con i quali può comprarsi non una pizza d’oro degli esempi precedenti, non una fetta, non una fettina, ma un cubetto di poco più di 3 cm, una specie di grosso dado per fare il brodo.

quattro

Tutto queste infografiche mostrano che Mark Zukerberg è dunque un capitalista che ha usato al meglio questo sistema economico e che ora possiede non il 30 per cento in più, non il doppio, non il triplo, non il quadruplo della ricchezza di un altro suo concittadino … ma

7.500 volte di più

E perchè mai questo tipo di informazione dovrebbe evidenziare tutta l’insensatezza, l’innaturalità e l’irrazionalità del sistema capitalistico?

Bè, pensate all’uomo più forte del mondo. L’uomo più forte del mondo seppure in una gara non ufficiale è Eddie Hall che agli Arnold Classic ha sollevato da terra un bilanciere di 462 kg. In palestra, qualsiasi mezza sega che ci mette i piedi la prima volta è in grado senza allenamento di sollevare un bilanciere di 40 kg. Dunque, se le divisioni le sappiamo fare, l’uomo in assoluto più forte al mondo solleva un peso 11 volte maggiore di quello che riesce a fare un uomo sottodotato.eddie-hall_400x400_1  

Nella velocità, come tutti sanno, il record dei 100 metri piani appartiene al giamaicano Usain Bolt. Un qualsiasi panzone ubriaco di birra all’Oktober Fest è in grado di fare lo steso percorso in meno di 20 secondi. Cioè l’uomo più veloce al mondo, l’ipervitaminizzato e dotato Usain Bolt non corre veloce nemmeno il doppio di un panzone pieno di birra.

Queste però sono misure determinate dall’impegno. Applicando la bolsa retorica del capitalismo potremo dire che Eddi Hall e Usain Bolt non si sono ancora impegnati abbastanza. Per essere ulteriormente chiari e precisi, parliamo allora di natura allo stato puro, cioè di misure anatomiche. Secondo la Rete, il membro virile più lungo del mondo appartiene a Jonah Falcon (nella prima foto in evidenza) con la strabiliante misura di 34 cm in erezione. In America, secondo fonti ufficiose, la lunghezza del pene è però in media inferiore ai 14 cm.

Quindi, se gli americani fossero un minimo coerenti e applicassero il loro modello economico (che i fautori ritengono “naturale”) alla natura, Mark Zuckerberg dovrebbe avere tra le gambe un RAZZO di 1.050 metri.

5 Commenti

  1. Senza andare tanto lontano, Valletta guadagnava 12 volte più di un suo operaio e Adriano Olivetti trovava la cosa scandalosa. Marchionne guadagnava invece ben 2mila volte più di un operaio Fiat, anzi Fca per la precisione e i media mainstream lo osannavano dalla mattina alla sera.

    Altri fatti significativi tramite i quali si evince che il paragone fra i due personaggi non regge proprio come invece i media mainstream hanno provato a fare.

    L’erede di Valletta? No, Valletta era un’altra cosa……

    http://ildubbio.news/ildubbio/2018/07/24/lerede-valletta-no-valletta-unaltra-cosa/

    In pratica, Valletta era un manager industriale con guadagni essenziali, Marchionne è stato un manager finanziario ( un “Deal Maker” è l’espressione coniata da Riccardo Ruggeri, ex top manager Fiat ), quindi, come si è arrivati dal comune buon senso ( espressione che io invece apprezzo molto visto che pure Thomas Edison la usava in una sua famosa citazione in modo molto efficace e da tenere sempre ben presente, poi magari la riporto! )al nonsense assoluto?

    E’ possibile recuperare quel comune buon senso che portò l’Italia al miracolo economico?

    Nel prossimo post le risposte!

    • Correzione della parte finale, questa la versione corretta.

      “In pratica, Valletta era un manager industriale con guadagni essenziali, Marchionne è stato invece un manager finanziario ( un “Deal Maker” è l’espressione coniata da Riccardo Ruggeri, ex top manager Fiat ) con guadagni faraonici, quindi, come si è arrivati dal comune buonsenso ( espressione che io invece apprezzo molto visto che pure Thomas Edison la usava in una sua famosa citazione in modo molto efficace e da tenere sempre ben presente, poi magari la riporto! ) al nonsense assoluto?

      E’ possibile recuperare quel comune buon senso che portò l’Italia al miracolo economico?

      Nel prossimo post le risposte!”

      Mancava un aggettivo fondamentale!

  2. 1. Risposte, seconda parte.

    “La terza via italiana. Storia di un modello sociale”
    di Francesco Carlesi, Castelvecchi Editore, novembre 2018.

    Descrizione
    Tra le due guerre, la teoria corporativa – che ambiva a realizzare la collaborazione di classe in nome della potenza nazionale – e il deciso intervento dello Stato nella vita economica – attraverso istituti come l’Iri e l’Agip – furono le diverse facce dell’«insubordinazione fondante» italiana nei confronti del liberalismo e degli imperi egemoni. Il corporativismo, con tutti i suoi limiti ancora al centro del dibattito storiografico, fu il peculiare messaggio tricolore nel momento del maggior ripensamento internazionale dei modelli economici classici. Il disastro del secondo conflitto mondiale non interruppe completamente il cammino di una «terza via italiana», presente sottotraccia in esperienze significative quali l’Eni di Mattei e l’Olivetti. Negli ultimi anni, la globalizzazione e la finanziarizzazione dell’economia hanno messo in crisi la proiezione internazionale e la tenuta sociale del Paese, invitandoci a rileggere le storie di uomini come Bottai, Beneduce, Fanfani e Craxi, capaci di accompagnare l’Italia verso lo sviluppo, tra le luci e le ombre della Storia.

    https://www.ibs.it/terza-via-italiana-storia-di-libro-francesco-carlesi/e/9788832821987

    2. Sul comune buonsenso.

    A. Premessa:

    buonsènso (o bonsènso; più com. buòn sènso) s. m. [calco dell’espressione fr. bon sens]. – Capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche.

    Riferimento: vocabolario Treccani.

    B. “The three great essentials to achieve anything worth while are: Hard work, Stick-to-itiveness, and Common sense”, Thomas Edison,(1847-1931), American inventor.

    =

    “I tre elementi essenziali per ottenere qualsiasi cosa valga la pena conseguire sono; primo, duro lavoro, secondo, perseveranza, e terzo, buonsenso”, Thomas Edison,(1847-1931),inventore americano.

    Visto che nell’attuale società occidentale si sta perdendo il comune buonsenso e allora una citazione molto efficace del genere dovrebbe essere tenuta ben presente molto più spesso, da notare anche che nell’attuale società occidentale non si parla più, o per lo meno se ne parla molto poco, di bene comune, non una coincidenza fortuita.

    Cordiali saluti e buon fine settimana.

    TheTruthSeeker

  3. Il progresso tecnologico oggi permette di produrre beni con una frazione del lavoro necessario in passato.
    Però rispetto al passato l’orario di lavoro non è diminuito. Inoltre lavorano anche le donne.
    Possibile che non ci si chieda mai dove vada a finire tutta la corrispondente ricchezza prodotta?
    Questi super ricchi sono in realtà i ladri del pensiero e del progresso materiale umano.

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