Come fare una Rivoluzione. Istruzioni per l’uso.

Questo articolo so già che non piacerà a molti dei lettori di micidial.it. Pazienza, ne scriverò altri, ma non posso esimermi dalle sollecitazioni che mi sono arrivate in questi giorni sul tema del cambiamento politico in Italia dopo la vicenda del referendum sulle trivellazioni. Una questione tecnica assolutamente marginale e di poco conto, che però il governo italiano è riuscito a cavalcare con assoluta abilità. Come scrive in queste ore con la sua consueta lucidità Giulietto Chiesa: “il mancato raggiungimento del quorum di fatto rafforza governo e premier, che avevano fatto di tutto proprio per raggiungere quell’obiettivo. Gli elettori, per ignavia o per convinzione, sono – come si usa dire in questi casi – “andati al mare” invece che andare a votare. Naturalmente su questa scelta ha influito non poco l’invito dello stesso Renzi, esplicito, all’astensione, doppiato da quello parallelo dell’ex presidente della Repubblica e senatore Giorgio Napolitano. Perfino il presidente in carica, Sergio Mattarella, ha deciso di andare a votare, quasi alla chetichella, solo in serata, dando un segnale di disinteresse che parte dell’elettorato ha certamente notato”.

A questo punto, essendo che i social da anni massacrano Renzi e il governo come in passato fecero con Monti e Berlusconi, mi è stato chiesto quale ruolo possono mai avere quelli che fanno controinformazione, quale ruolo possono avere i social e la Rete, se poi dopo una forte e aggressiva campagna antigovernativa su questo e altri argomenti più rilevanti (si pensi al Job Act e alle banche), costoro vincono le dispute elettorali a mani basse.

Questo sito si occupa principalmente di 2 cose: l’analisi finanziaria e le questioni macroeconomiche. Anzi, inizialmente era nato proprio COME REAZIONE a blog che trattano gli stessi temi, ritenendoli in gran parte fuori strada, pur riconoscendo ad essi una meritoria opera di diffusione rispetto al tetro giornalismo italopiteco (calciocentrico, figacentrico, governocentrico). Per quanto concerne il trading e le soluzioni individuali alla crisi, mi riferivo a blog come RischiCalcolato o MercatoLibero che propongono come soluzione, in pratica, quella di adottare l’ideologia liberista  e di fuggire dal Paese per trovare soluzioni individuali alla crisi cercando dunque altrove una prosperità economica personale. Su questo molti conoscono la mia impostazione, ma non è il tema di oggi.

Per quanto riguarda gli aspetti macroeconomici e politici, invece, il blog nasce come reazione a siti in stile Paolo Barnard o di Alberto Bagnai, ma anche ai vari keynesblog e nextquotidiani. Tutti questi siti di approfondimento politico ed economico hanno in comune la corretta individuazione del problema, ma vi accompagnano un metodo strategico modesto (quando non addirittura errato e controproducente). Non è che micidial.it finora abbia dimostrato chissà quali capacità strategiche, ma mentre noi abbiamo iniziato da pochissimo, costoro la smenano da anni con metodi che sono l’esito dell’emotività personale dei singoli analisti o di convincimenti teorici ed astratti, oppure, nel caso peggiore, nella speranza di accreditarsi presso realtà giornalistiche più importanti (i casi di keynesblog e nextquotidiano sono illuminanti).

In questo primo blocco daremo due/tre indicazioni su come si possa arrivare ad un cambiamento politico e quindi economico nel Paese. Naturalmente nella piena consapevolezza che siamo ben lontani “dall’inizio” e non solo dall’obiettivo finale.

PREMESSA. Non è possibile arrivare ad un cambiamento politico pensando sempre di convincere gli altri. E’ un tentativo che va fatto, ma che vale piuttosto poco. In particolare, non può valere in Italia, dove il blocco di potere è rappresentato da soggetti ultraquarantenni, nel caso di specie ex sessantottini ed ex paninari. Queste persone non si convincono. Queste persone si combattono. La più grande illusione di grillini, leghisti, comunisti, neofascisti, piddini alternativi, sovranisti, keynesiani è quella di spostare l’opinione pubblica italiana verso i temi a loro più cari e di riuscire così ad uscire dall’euro e dalla nato per promuovere una politica nazionale con moneta propria e banca nazionale. La via democratica si deve senz’altro esperire, ma non senza tenere conto che essa ha bisogno di una spintarella per ottenere il ricambio della classe dirigente e la guida del paese. Col voto non ce lo faranno mai fare. Le forze in campo sono impari. E’ un po’ come voler affrontare l’esercito napoleonico in campo aperto pur avendo a disposizione solo una piccola guarnigione. Semplicemente ridicolo. Per affrontare un grande esercito si deve saper fare guerriglia, non battaglie campali.

Ecco spiegato perchè questo articolo non piacerà alla maggioranza dei miei lettori che sono tutte brave persone. Occorre però che prima o poi noi affrontiamo una volta per sempre il nostro dilemma morale ammettendo che dovremo aggirare gli ostacoli più insormontabili violando la Legge. Questo non significa, come stupidamente hanno fatto gli estremisti ed i confusionari del passato, che occorre mettersi un passamontagna e vivere in clandestinità in attesa di un golpe propiziatorio o, peggio, colpire dei simboli all’impazzata in stile nar o brigate rosse. Non siamo in un film, non si spreca la propria vita, non si mette a repentaglio quella altrui per radicalizzazione. Tutto ciò  fa venire la bava alla bocca come agli animali, non ci fa essere razionali e non è peraltro neanche efficace. La mia riflessione significa però che per fare emergere determinati progetti sarà necessario forzare e forzare e forzare. Vedere le reazioni e poi – se andranno a buon fine – riproporle con maggiore incisività.  La mia riflessione, soprattutto, significa farsi trovare PRONTI.

Propongo un esempio tratto dalla celebre serie televisiva The Wire, ove il dilemma morale tra poliziotti e criminali emerge con assoluta lucidità:

 Il detective Jimmy McNulty ha bisogno di finanziamenti per stanare il nuovo boss della mafia. A tal fine decide di inscenare l’esistenza di un serial killer per attirare l’attenzione dei media sulle attività del dipartimento di polizia. Per attuare il suo piano inquina la scena di una serie di crimini minori al fine di indurre a credere nell’esistenza di questo affascinante “personaggio del male”, che però non esiste. Per fare tutto ciò e ottenere i finanziamenti, il detective ha bisogno di un aiuto collettivo, cioè di alcuni amici e colleghi che agiscono come veri e propri cospiratori e che quindi compiono degli illeciti pur di poter incastrare alla fine il boss mafioso.

Fa veramente impressione vedere come queste fiction “intellettuali” in America stiano aumentando: in ognuna l’aspetto della trasgressione della legge come unica possibilità per far vincere il Bene è assolutamente centrale. Sembra quasi che gli americani, e prima degli europei, sentano che la situazione è diventata ormai asfissiante, che il male abbia così tanto potere politico, di lobby e di quattrini, da non poterlo battere se non con degli stratagemmi sul filo della legalità. Ma pensate a Dexter, se TheWire non lo conoscete, e tutto vi sembrerà più chiaro.

 Cult movie a parte, vi sono altri esempi, meno hollywoodiani, in grado di corroborare la mia tesi?

Bè, tutti i casi di rivoluzione storica hanno avuto la dinamica che sottolineo io qui. Non erano nella perfetta legalità i rivoluzionari alla vigilia della presa della Bastiglia, non lo erano i bolscevichi che pistola in pugno assaltarono palazzo d’inverno, non lo erano i patrioti americani quando cacciarono i commercianti inglesi, non lo erano, in epoca ben più recente, i ragazzi che rovesciarono Ben Alì in Tunisia, non lo era il Presidente Pertini che finì in prigione per le sue idee, ecc. ecc.

Come si può arrivare a promuovere una situazione propedeutica al cambiamento, in pratica?

  • La propaganda per il cambiamento deve essere sostenuta da iniziative reali. Queste iniziative reali non devono essere pilotate da partiti nazionali tradizionali. Queste iniziative devono ottenere un effetto mediatico. Non dimentichiamoci che l’apartheid negli stati Uniti fu abrogato perchè una signora di colore si rifiutò di cedere il suo posto a sedere ad un bianco in autobus. Iniziative di questo tipo (basterebbe scaricare qualche quintale di letame davanti alla porta di “qualche politico molto odiato”, per iniziare) vanno preparate con molta cura e poi vanno portate a termine, anche se possono costare un paio di giorni di gattabuia. Il caso dei forconi, un paio d’anni fa è emblematico: aveva tutte le caratteristiche che ho descritto, ma era un movimento di parte, privo di tutti i punti ora a seguire
  • Gli attivisti devono aver chiaro chi combattere e rivolgersi a tutte le classi sociali, non solo agli operai o solo ai bottegai o solo ai poliziotti o solo agli insegnanti o solo agli agricoltori. Gli attivisti devono inoltre frequentarsi e conoscersi personalmente (non basta darsi il like sul blog di Messora o Pandora Tv o robe così), devono fare incontri periodici ed essere preparati nel caso in cui le cose depongano a loro favore. E, non mi vergogno affatto a dirlo: la massoneria di Sette-Ottocento (non quella attuale!) ha molto da insegnarci: riunioni periodiche, contatti, autotassazione, rete sotterranea, contatti con l’estero e con esponenti lungimiranti di polizia esercito e carabinieri. La carboneria ha fatto i primi moti insurrezionali nel 1820 e la Costituzione la ottenne solo decenni dopo, ma bisogna iniziare.. Spero che tutti i lettori abbiano l’intelligenza di capire cosa si intende con l’espressione preparati. Per chi ama la filosofia ed il pensiero di Julius Evola: bisogna cavalcare la tigre! Ciò può essere fatto solo da chi si è preparato e dunque ha preso possesso di determinate competenze e conoscenze, in particolare tramite rapporti con le forze dell’ordine e all’estero, soprattutto. Nulla di tutto lo scenario che sto descrivendo si può realizzare con esiti felici senza contatti all’estero con soggetti qualificati contrari alle politiche atlantiste in Europa. E mi riferisco, cari sovranisti, alla Cina e alla Russia.

Molti lettori abituali e occasionali storceranno il naso, già lo so e punteranno tutta la credibilità dei movimenti patriotici, antiausterità o più esplicitamente rivoluzionari sul referendum costituzionale di ottobre. Certamente sarà buona cosa tentare di fermare Renzi su questo, ma una vittoria sarebbe più che altro una questione di soddisfazione “personale”. Una molla a fare di più e meglio. Una ventata d’ottimismo che soddisfa l’ego. Ma vi faccio una domanda: e se cadesse il suo governo, da chi verrà sostituito? Si uscirebbe dal regime Ue? Dalla Nato? Dalle politiche antiausterità?

Cavalcate la Tigre! E’ stanca…

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