Sale e Scende la disoccupazione, Matteo Renzi è un C…….

Finisce per  “oglione”. Nel primo trimestre del 2016 la disoccupazione è risalita all’11,7 per cento dopo il bel risultato di fine 2015 che aveva fatto ben sperare molti tifosi del governo a digiuno di economia. Il motivo per il quale l’occupazione in Italia era salita anche in modo vistoso era dovuto agli incentivi fiscali previsti dal Job Act e non – come inqualificabilmente sostenuto da certi commentatori – alla fine dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che tutelava i dipendenti licenziati in modo illegittimo col reintegro sul posto di lavoro. Gli incentivi alle assunzioni consistevano in sgravi fiscali e questo in effetti funziona piuttosto bene anche in periodi di stagnazione economica, ma devono essere certi e duraturi per ottenere un minimo di credibilità.

Gli imprenditori che effettuavano nuove assunzioni fino al 31 dicembre 2015 avevano uno sgravio mica da ridere: l’esenzione dal versamento del totale degli oneri contributivi a carico del datore  per i primi 36 mesi di attività.

Con un simile incentivo, per forza che l’occupazione era cresciuta ed era una strada interessante da proseguire, anche se non sarebbe comunque stata a parer nostro definitiva. Lo ripetiamo: l’abolizione dell’art. 18 non ha nulla a che fare con questo aumento targato 2015, ma è stato lo sgravio fiscale a fare la differenza.

Che è successo allora nei primi tre mesi del 2016 di così grave?

Semplice, lo sgravio è finito e la disoccupazione – a fronte di una domanda latente – continua nella sua lunga marcia proseguita dopo la crisi americana del 2008. Crisi americana ed avvento dell’euro hanno contribuito a questa crisi occupazionale come di rado accaduto nella storia italiana. Negli anni ’80, con la liretta, non lavorava solo chi non aveva voglia di lavorare. Oggi, invece, la disoccupazione è in UP-trend e da quasi dieci anni. L’incentivo fiscale è stato insomma l’ennesimo calcio al barattolo. Per uscirne occorre fare come F.D. Roosvelt negli anni ’30, cioè sostenere la domanda e non l’offerta. Ma ormai l’abbiamo capita, Renzi sta all’economia come i vegani stanno agli insaccati.

Nel grafico qui sotto, realizzato con dati dell’Ocse e con quelli trimestrali dell’Istat usciti ieri, si vede bene la natura del trend in atto sulla disoccupazione italiana dal 2001 ad oggi.

grafico1

sotto, ecco lo schema valido nel 2015 ed oggi esaurito

raitano11

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