La Blockchain spiegata a mia nonna

Mia nonna è andata avanti nel 1980, ma questi titoli fanno sempre effetto. Diciamo allora che lo spiego a vostra nonna alla quale intanto auguro lunga vita. La Blockchain tutti credono di sapere cos’è, ma quando chiedo lumi nessuno fornisce mai risposte davvero esaustive, soprattutto per quanto riguarda la comprensione delle CONSEGUENZE della Blockchain

La Blockchain è una tecnologia che, inizialmente, viene utilizzata per favorire le transazioni commerciali (compravendite) attraverso una moneta nuova, indipendente dalle banche e dagli Stati, chiamata bitcoin. Cosa si può comprare con i bitcoin? Come ci si procura questa moneta? Non è molto importante… ciò che davvero conta è che per realizzare e implementare questa moneta (chiamata anche criptovaluta) è stata utilizzata una tecnologia – la blockchain appunto – che sarà in futuro utilizzata anche per tante altre cose, non solo per i bitcoin. E questo è il punto più interessante e rivoluzionario di questa nuova tecnologia.

La Blockchain è in grado di mettere in relazione gli individui e lo fa in modo velocissimo ed efficace SENZA il filtro di una terza figura o autorità centrale che dir si voglia

La catena di blocchi – traduzione letterale della parola Blockchain – funziona appunto per blocchi, che sono 5 (i famosi cinque blocchi) e che non spiegheremo nel dettaglio perché hanno a che fare più che altro con i bitcoin. Si sappia però che i blocchi funzionano come una RETE di dati, un po’ come i torrent per scaricare i film o come un tempo funzionava Napster per scaricare la musica. Il principio era: se in tanti mettiamo in rete dei brani musicali che possediamo in formato digitale, allora possiamo accedere ai brani musicali condivisi dagli altri utenti. Gli inglesi chiamano sta roba peer to peer, cioè computer collegati tra loro tramite internet e che si scambiano dati. Il bitcoin, alla fine della fiera, non è altro che un file, anche se un file “blindato”. La cosa incredibile è che con questo sistema, per questioni meramente matematiche, non è possibile creare questi file facilmente e all’infinito perchè appunto man mano che crescono i “clienti” del bitcoin diventa sempre più difficile creare altri nuovi bitcoin. Bisogna, infatti, di volta in volta SBLOCCARE la catena (una operazione svolta da tecnici specializzati chiamati “minatori” e che lo fanno ogni volta raggiunto un preciso blocco). Alla fine, i bitcoin creati dalla catena di blocchi saranno in quantità limitata (come l’oro) e, soprattutto, con garanzie di sicurezza ineccepibili. Qualcuno che ha già fatto tutti i conti dice che dopo il 2140 non sarà più matematicamente possibile creare nuovi bitcoin. Di questo, francamente, ce ne freghiamo. Il grosso della questione è infatti un altro, e cioè

Come si applica questa tecnologia nata per la moneta virtuale anche ai prodotti e ai servizi?

Per capirlo, occorre pensare che tutti possono condividere di tutto e che con questo sistema tecnologico non è possibile contraffare nulla. La blockchain è dunque anche un archivio i cui dati in esso memorizzati non possono essere cambiati o contraffatti. Tutto viene segnato per sempre e con sicurezza assoluta.

Ed ora, vi propongo qualche esempio di come cambierà la nostra vita.

CONTRATTI. Immaginate che un produttore di vino riceva un grosso ordine di grappa da un cliente. L’offerta dell’ordine è molto allettante e quindi il produttore può acquistare un macchinario in grado di fare grappa, possedendo egli già tutta la materia prima necessaria e anche i processi di imbottigliamento. Questo però richiede investimenti di vario tipo (il macchinario, l’etichettatura, i controlli qualità e salute, ecc). Ora come ora si deve fare un contratto e attivare una terza autorità oppure una consulenza legale (avvocato) a garanzia del pagamento atteso. Con la Blockchain non servirà NULLA di tutto questo: niente contratto, niente avvocato, niente notaio, niente di niente. Con la blockchain si attiva un contratto self executing (chiamato anche smart) che in modo automatico riconosce che ad ogni bottiglia di grappa consegnata corrisponda un pagamento dalla banca del cliente. In altri termini ancora, con la blockchain ci si possono scambiare informazioni, ma anche proprietà e questo scambio è garantito dalla massa di utilizzatori attraverso un algoritmo matematico (i blocchi, appunto)

E’ dirompente la portata di questa tecnologia: la certificazione è fornita da un esercito di tecnici in tutto il mondo chiamati “minatori”, che elimina il ruolo delle terze parti garanti della transazione, come banche e notai. Il combinato disposto dell’architettura distribuita e della crittografia, coordina un accordo tra tutte le parti in una transazione, in modo tale che il potere della massa impedisca anche la corruzione e l’errore.

BREVETTI. Altro esempio sono i brevetti. Qualche sera fa a Report hanno dedicato un’intera puntata al problema brevetti, certificati per l’Europa a Monaco di Baviera previo un deposito di 50mila euro che l’inventore deve lasciare negli uffici tedeschi per vedersi certificata e protetta la sua invenzione. Con la Blockchain tutto questo non sarà più necessario. D‘ora in avanti sarà infatti possibile dimostrare di aver inventato una certa cosa ad una certa data e tutto questo sarà sancito dalla matematica, applicata dalla Blockchain (in pratica, non ci sarà più bisogno di brevettare una cosa di nostra invenzione perchè ciò sarà sancito dal sistema che garantirà la proprietà intellettuale al 1000 per cento senza bisogno di un terzo o di una autorità centrale che dir si voglia.)

Quali saranno i settori maggiormente colpiti da questo sistema tecnologico?

-Amministrazioni pubbliche (anagrafe ed uffici similari sembreranno preistoria);

-assicurazioni;

-notai e studi legali;

-banche tradizionali;

-costi aziendali per archiviare dati, stile cloud, non ci potranno più essere;

-enti pubblici e privati di certificatori (quelli della qualità, ISO2000ALLASUPERCAZZOLA, ecc, ecc).

Conoscendo tuttavia i soggetti coinvolti in questi settori di servizio c’è da scommettere che tempi davvero interessanti stiano arrivando.

1 Commento

  1. Buon articolo se non fosse per due scivoloni nel finale.
    1) scrivi “costi aziendali per archiviare dati, stile cloud, non ci potranno più essere”. Vuol dire che non hai coscienza di cosa sia veramente la blockchain a livello fisico. Al momento è un grossissimo file da oltre sesanta gigabytes. Qualcuno lo deve ben archiviare da qualche parte no? Le aziende continueranno ad aver bisogno di copie di sicurezza ed infrastrutture di archiviazione. Di certo non puoi far affidamento sulla blockchain.

    2) se scrivi che “enti pubblici e privati di certificatori (quelli della qualità, ISO2000ALLASUPERCAZZOLA, ecc, ecc).” avranno difficoltà mi pare che tu non conosca cosa faccia davvero un ente di certificazione….

    Per il resto cordialità, ben scritto

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