Le Bcc sotto attacco specchio della grettezza a Nordest

Avevo scritto che quando si comincia a parlare troppo di una banca sui giornali è meglio pensare di starne alla larga. L’ho scritto qui:

La Mia Banca è a Rischio Fallimento?

e lo ribadisco anche ora che si moltiplicano gli articoli sulle Banche di Credito Cooperativo. Per la verità, e molto onestamente, io non credo che nelle banche di credito cooperativo ci sia stata leggerezza nei prestiti o negli investimenti di finanza creativa (come nel caso di MPS), e sono anzi convinto che le banche di credito cooperativo siano banche ottime, coi piedi per terra e vicine al territorio, molto tarate sulle conoscenze degli imprenditori locali. Le Bcc sono apprezzate sul territorio e specialmente al nord dove le imprese hanno avuto un enorme sviluppo nelle passate decadi anche e soprattutto grazie all’ambizione e alla voglia di faticare. Ma c’è un MA grande come una casa e che non può essere trascurato: il sistema produttivo del nordest, così come quello bancario e assicurativo, è oggi sotto attacco internazionale. I predatori più grandi hanno deciso di fare pulizia di quelli più piccoli in attesa della battuta di caccia. L’incapacità dei piccoli e medi imprenditori del nord (con le loro parallele società e istituti di credito piccole e medie) come si è rilevata allora in questi anni?

PRIMO: non hanno creduto nel merito dei giovani che facevano l’università. Imprenditori piccoli e banche piccole al nord hanno preferito assumere e promuovere manager tramite l’istituto della conoscenza personale (leggi: la raccomandazione). Ciò ha fatto si che queste imprese e queste banche siano piene zeppe di parenti di grossi clienti, di conoscenti di partito, di parenti e amici del sindaco di turno. Gli altri laureati – quelli fuori dal giro – si sono dovuti riciclare in altre attività, andando a cercar lavoro nelle multinazionali o negli enti statali, dove, contrariamente a quel che si dice, l’istituto della raccomandazione è molto meno presente (al nord perlomeno questo è certo!). I mediopiccoli, dunque, sono pieni di dipendenti e manager che hanno fatto “la vita comoda” negli anni di vacche grasse e che come studi hanno ben che vada  ragioneria o una laurea “casalinga” in economia. Per casalinga intendo dire votata a livello gretto e strapaesano alla mera gestione commercialistica dell’azienda (leggi: di strategia, reti, innovazione, alta finanza, cartolarizzazioni e derivati non capiscono un emerito Beeeep).

SECONDO: non sono riusciti ad esprimere una classe politica di alto profilo culturale in grado di comprendere le dinamiche internazionali e proteggere il mercato italiano con le necessarie pressioni. In Veneto, ad esempio, governano da decenni sempre gli stessi. Luca Zaia, agrario quasi veterinario di Treviso, gestisce il Veneto dal 2010 dopo essere stato vicepresidente del pluripregiudicato Giancarlo Galan, l’ex venditore di Pubblitalia di Berlusconi. Dalle mie parti c’è chi sostiene che Luca Zaia sia in grado di presenziare a 11 Pan e Vin contemporaneamente (panevin=festa). Parlantina e pacche sulle spalle non gli mancano di certo, ma da un’analisi del 2015 del professor Ferrigni per scenarieconomici, emerge che dal 2012, il numero più elevato di imprenditori e titolari d’azienda suicidi si riscontra nel Nord-Est con 83 casi (il 33,1% del totale degli imprenditori suicidi). Ovviamente con queste cose la leadership economica non centra mai nulla, è sempre colpa dei privilegi del bidello di Canicattì 

Cosa accadrà alle BCC?

Per la trasformazione dell’industria bancaria in atto in tutta Europa, le bcc saranno fagogitate forzatamente. Di circa 300 realtà oggi presenti in Italia ne dovranno rimanere più o meno 100 in piedi. Alcune acquisiranno le altre per ridurre i costi operativi e consolidare i patrimoni. L’effetto sarà quello di precarizzare ancora di più i lavoratori delle banche Bcc e rendere più ostico il credito ai piccoli imprenditori che, per le grandi multinazionali, devono nel tempo semplicemente sparire.

 

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