Vendi le Borse e compra Oro

Stan Druckenmiller non ci piace manco per niente, come uomo. Come analista invece si. Come uomo non ci piace perché è una delle eminenze grigie che stanno dietro a George Soros, il finanziere americano che muove le proprie pedine sullo scacchiere internazionale in modo assolutamente politicizzato e partigiano. Come investitore, invece, dice le cose che diciamo noi da dicembre 2015: vendete le borse e comprate oro (per il lungo periodo). In una recente dichiarazione pubblica ha riferito che il mercato toro in azioni è “in sé esaurito” e che l’oro è il suo asset di riferimento ora, la sua allocazione più consistente.

Druckenmiller, intervenendo alla Conferenza Sohn Investiment a New York, ha confermato la sua critica alla politica della federal reserve degli ultimi tre anni che pure ha comportato prezzi alti nel mercato borsistico. Troppo elevati?

Stan-Druckenmiller“Ora ho la sensazione – ha riferito il miliardario americano – che il peso si è spostato nella direzione opposta; valutazioni elevate con l’aggiunta di tre anni di andamento aziendale improduttivo, i limiti di un ulteriore allentamento ed eccessivo indebitamento in futuro suggeriscono che il mercato toro è allo stremo di per sé “.

Giova ricordare che Druckenmiller ha ottenuto in media rendimenti annuali del 30 per cento dal 1986 al 2010 con la gestione del suo hedge fund Duquesne Capitale . E’ in crescita dell’8 per cento quest’anno, secondo analisti vicini al dossier dei rendimenti del fondo. Quel che è certo, è che ha gestito i soldi di Soros dal 1988 al 2000 e Soros è tutto tranne che uno sprovveduto.

Per Druckenmiller, l’esperimento dei banchieri è un esperimento con “l’idea assurda di tassi di interesse negativi”, e anche per questo egli sta scommettendo sull’oro. “Alcuni lo considerano un metallo – ha ribadito – noi lo consideriamo una valuta e rimane il nostro più grande asset di allocazione valutaria”

Gli utili del biondo metallo

I futures dell’oro sono saliti del 20 per cento quest’anno ed è il miglior inizio dal 2006, aiutato dalla speculazione finanziaria visto che per la Federal Reserve non sarà facile restringere la politica monetaria in mezzo a rischi globali per la crescita e i tassi di prestito nell’area dell’euro e in Giappone che sono scesi sotto lo zero.

Sulla Fed, Druckenmiller ha detto che la banca centrale ha preso in prestito “dal consumo futuro più che in passato.”

“Per la maggior parte delle misure – continua –  stiamo vivendo profondamente nel periodo più lungo mai esistito di politiche monetarie espansive. Anche se il QE è terminato, la politica monetaria espansiva continua tutt’oggi”. Il termine inglese utilizzato dal miliardario americano per descrivere le politiche fed è dovishness, difficile da tradurre:

Dovish è una parola inglese molto spesso utilizzata nelle analisi delle condotte di politica monetaria delle banche centrali. Letteralmente, deriva da “dove” (’colomba’) e per associazione analogica alle caratteristiche dell’animale docile, pacifico e positivo connota una linea di condotta morbida, in contrasto con la linea dura che, invece, definisce l’atteggiamento “Hawkish” (da falco).

Dovish, infatti, si riferisce ad un quadro economico che supporta in genere tassi di interesse più bassi. L’atteggiamento “dovish” parte dall’assunto che le pressioni inflazionistiche siano sufficientemente basse perché i tassi di interesse possano mantenersi altrettanto bassi.

Druckenmiller ha notato però una cosa molto interessante, e cioè che la volatilità nei mercati azionari globali nel corso dell’ultimo anno ha evidenziato un rapporto rischio/rendimento negativo senza prezzi bassi. In parole più semplici, egli ha notato che a rischio maggiore non c’è stato alto rendimento.

Spesso, ciò precede un importante cambiamento di tendenza.

 

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