Stipendi in netto calo in Occidente. Ma va?

Chi non ha letto le opere di Keynes e gestisce l’economia deve essere processato. Chi lo ha letto e non ha capito che senza il sostegno alla domanda non si va da nessuna parte, va invece ucciso in piazza senza processo. In questi giorni al festival dell’economia di Trento la cosa è stata ribadita persino da Kaushik Basu, presidente eletto dell’International economic association, capo economista e senior vice-president della Banca Mondiale. Per la serie: se l’ha detto questo le cose stanno molto peggio di come ci sembrano.

basuPer Basu, infatti, «ci siamo fidati troppo della cosiddetta “mano invisibile” dell’economia, in realtà i meccanismi di mercato funzionano bene, ma c’è bisogno dell’intervento dello Stato (il grassetto è nostro) e della società civile, altrimenti le disuguaglianze aumenteranno, perché le nuove tecnologie stanno riducendo il fabbisogno di manodopera. Dobbiamo rivedere la struttura dell’economia mondiale».

Da questo presupposto, l’economista della Banca Mondiale parte con una serie di considerazioni e rimedi che – udite udite – portano addirittura all’individuazione di un reddito universale, indipendente dal lavoro svolto, senza il quale i consumi andranno a farsi benedire e quindi anche le esigenze produttive. Inutile dire che questa prospettiva è orrenda, perché il lavoro per chi scrive è un valore che serve all’uomo non solo per procacciarsi la sussistenza, ma anche per modificare e quindi conoscere la natura. Detto diversamente, un mondo dove solo pochissimi lavorano ed altri prendono quel tanto che basta per tenere un certo livello di consumo farà tornare l’essere umano al ruolo di animale stupido che aveva prima dell’evoluzione individuata da Charles Darwin.

Tuttavia, al di là dei rimedi che possono essere oggetto di svariate analisi, preferenze ed aspirazioni, ciò che non emerge mai, né è emerso con la conferenza di Basu, è che l’evoluzione della tecnologia ed i problemi occupazionali legati alla robotica NON riguardano il presente. Nel presente, invece, si registra che la quota del PIL riservata agli stipendi dei dipendenti sta scendendo vistosamente. Se fino a poco tempo fa la quota del pil per stipendi era il 75%, ora sta calando verso il 50%. Eureka! esclamerebbe Archimede. Questo è il dato davvero rilevante e presente, non previsionale. Come mai, di grazia, la quota degli stipendi è sempre minore?

Non c’entra la tecnologia, né si vede come potrebbe. Il fatto è che con gli incentivi alla delocalizzazione e alla globalizzazione si sono messi in concorrenza i lavoratori. Se metti in concorrenza le merci, queste scendono di prezzo, è ovvio, ma se metti in concorrenza i lavoratori – come ad arte stanno facendo con le ondate migratorie in Usa ed in Europa –   allora a diminuire sarà il prezzo degli stipendi. Piccolo particolare: il lavoratore non è un oggetto, e non lo dovrebbe diventare. Per evitare che ciò accada occorre frenare sulla migrazione, ma dovrebbero dirlo, anzi urlarlo,  i difensori dei lavoratori (partiti di sinistra e sindacati) e non gli estremisti, altrimenti questo fenomeno di mercificazione della persona subirà un’ulteriore accelerazione.

 

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