Banche italiane? Raddoppieranno, ma compratevele voi

Facciamo un esperimento. Fingiamo, per un momento, che non esistano i NPL (non perfoming  loans), cioè che le banche italiane non abbiano per nulla il problema dei crediti inesigibili, che non esitano diavolerie come Atlante e Atlante 2 e gente come Padoan che deve salvare la baracca. Quale sarebbe la capacità delle banche italiane di generare ricavi? Il dato ci serve per capire se le banche italiane saranno o meno appetibili in Borsa per l’autunno, al di là della speculazione di breve e dalle boutade periodiche di Mario Draghi.

Purtroppo non abbiamo buone notizie: i dati non sono confortanti, come dimostrato dalla  tabella più sotto di Fabio Bolognini, l’unico blogger bancario (LINKERBLOG.BIZ) di cui ci fidiamo un pochino.

I ricavi operativi si sono ridotti ancora nel 2016 scendendo sotto i 30 miliardi e riducendosi del 6,6% rispetto ai primi sei mesi del 2015. Sui 29 miliardi prodotti nei primi 6 mesi 25 miliardi derivano da attività caratteristiche: intermediazione del denaro (margine da interesse pari a 14,8 miliardi) e commissioni da servizi finanziari (10,4 miliardi). In nessuno dei due comparti le prime 10 banche italiane sono migliorate: -4% per il margine da interesse, -5% sulle commissioni. Il resto del problema arriva dagli accantonamenti su crediti dubbi che ha portato ancora in perdita 3 delle 10 banche e ridotto l’utile netto da 4,5 miliardi a soli 1,9 miliardi. E’ la stessa cosa di un’azienda che ha fatturato in calo da anni sulle due principali linee di business, fatica a ridurre i costi e ha il 20% dei crediti ai clienti che non stanno ritornando.

banche-semestrali-2016

Ovviamente questi sono “solo” dati. E’ per noi assolutamente evidente che a fare la differenza sarà l’aspetto emotivo. Non dimentichiamo, infatti, che i traders che hanno una visione diametralmente opposta a quella di Bolognini sono tanti e che l’aspetto emotivo può sempre fare la differenza in campo speculativo in barba alle prestazioni oggettive della società quotata in Borsa.

P.S. Noi di micidial, nel dubbio, continuiamo a pensare all’oro come all’asset più performante del 2016.

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