Erdogan va da Putin (e NON viceversa)

Putin si incontra con Erdogan e la comunità filoamericana risponde con il solito organismo sovranazionale pilotato da Washington: l’Onu. Secondo le nazioni unite, infatti, adesso occorrerebbe concedere almeno 48 ore di tregua alla città di Aleppo assediata dall’esercito regolare di Assad per consentire gli aiuti umanitari visto che – dicono – 2 milioni di persone sarebbero senza acqua e luce. A parte che la città ha giusto 2 milioni di abitanti e in questi anni la metà se né andata, in realtà, la logica intrinseca a questa denuncia/richiesta è quella di dare ai ribelli la possibilità di riorganizzarsi e rompere l’assedio lealista. La faccia da tolla degli americani sulla questione siriana ha francamente dell’intollerabile. Basti pensare alla Turchia, considerata da Obama un moderato paese in transizione quando era l’alleato pappa e ciccia col Pentagono in grado di rifornire di armi i ribelli dell’opposizione e l’Isis per questioni logistiche. Adesso che c’è un avvicinamento alla Russia, invece, Erdogan è diventato per tutti i media mainstream un fetido dittatore. Ma che curiosa coincidenza! Alleato in transizione prima, nazi-fascio-islamista oggi.

Comunque gli americani andrebbero tranquillizzati sulla Siria: Erdogan rimane convintamente contrario ad Assad nell’area, solo che con Putin sta per stringere patti commerciali interessanti: la Turchia rifornirà le mense russe di frutta, verdura e altri beni difficilmente reperibili al di là dei balcani, mentre i russi offriranno vantaggi ai turchi sull’energia. Per chi capisce di queste cose, il patto tra Putin e Turchia avrà a che fare con l’economia e consentirà di strappare la Turchia all’Europa… eppoi c’è ancora qualche povero imbecille che non riconosce a Putin una capacità strategica fuori dal comune. Gli americani da anni stanno lavorando per sottrarre ai russi l’influenza su paesi che non contano un emerito tubo, come l’Ucraina, mentre Putin sta riuscendo nell’intento di strappare all’Occidente uno dei paesi più importanti sotto il profilo commerciale e commerciale: la Turchia del puzzone dittatore e Erdogan. Se la questione non finisse per danneggiare le produzioni agricole italiane sarebbe da ridersela a crepapelle.

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