Charlie Hebdo si è fermato a Konigsberg

Con questo malintesa interpretazione che l’individualismo diffuso ci ha trasmesso attorno al concetto di libertà occorrerebbe avere maggior prudenza, maggior riflessione. Invito seriamente tutti, senza che io la smeni troppo qui in tediose polemiche, a pensare molto bene attorno a questo fondamentale concetto umano. Le mie vecchie polemiche sul matrimonio gay o sul burkini o cose di questo tipo partivano anche da un’analisi del concetto centrale di libertà. Non vorrei, infatti, che quelli che difendono a spada tratta l’assioma libertà=<<fare e dire ciò che ci pare>> diventasse un giorno un boomerang, soprattutto per loro stessi.

Prendiamo ad esempio il riferimento kantiano espresso nella Critica della Ragion Pratica circa questo concetto. Per il filosofo tedesco, la libertà si ha quando la nostra volontà aderisce perfettamente alla norma. Faccio un esempio semplificativo: se io corro in autostrada a 200 all’ora faccio ciò che mi pare, perchè il limite è a 130 km orari. Per molti che non afferrano il concetto di libertà, io in tal caso sarei “libero”.  Tuttavia, se io fossi NON un automobilista qualsiasi, ma un legislatore, cioè un presidente di commissione parlamentare che deve riformare il Codice della Strada, quale decisione prenderei sui limiti di velocità? Facciamo il caso che io mi studi la faccenda, che mi vada a leggere i dati ULSS e Istat e che mi convinca alla fine per imporre un limite di velocità in autostrada di 130 km. Cosa accadrebbe se, in un caso siffatto, io comunque viaggiassi spesso a 200 all’ora? Ve lo dico io cosa accadrebbe: che non sarei libero!

Lo ripeto? Per Kant io non sarei libero anche se, paradossalmente, viaggio alla velocita che mi pare e piace e non prendo le multe perché tanto non c’è il controllo. E non sarei libero perchè sarei in aperta contraddizione con me stesso o, meglio, tra ciò che la mia razionalità mi dice (limite 130) e il mio istinto egoistico di fare ciò che mi comoda (200 all’ora).

Kant direbbe: Agisci in modo che tu possa volere che la massima della tua azione divenga universale” E ancora: “Agisci in modo da trattare l’uomo, così in te come negli altri, sempre anche come fine e non mai solo come mezzo. L’uomo in quanto tale è ragione; lo strumentalizzare la ragione (cioè l’uomo) degraderebbe la stessa morale a mezzo, rendendo l’azione immorale”

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Nel caso dibattuto in queste ore, quelli di Charlie Hebdo non rispettano nessuna delle due premesse kantiane. Nel caso della prima, perché loro stessi non vorrebbero mai subire il dileggio su una disgrazia. La ricordate la vignetta uscita dopo la strage? Era una vignetta riflessiva, celebrativa (l’ho messa qui sopra), con un Maometto triste per l’accaduto… non un atto d’accusa al colonialismo francese… quindi va bene sfottere gli italiani perché hanno la mafia (come se c’entrasse qualcosa col terremoto, tra l’altro), ma mica sfottevano se stessi dopo che “qualcuno” gli aveva sparato addosso.

Nel caso della seconda massima kantiana, invece, pare evidente che queste queste tirate ad effetto servono più che altro a vendere un prodotto. Siccome CH non è divertente – non è come il Vernacoliere toscano o Cuore di Michele Serra – per evitare la chiusura (che hanno rischiato diverse volte a causa degli introiti scarsi) occorre fare queste cose, cioè “trattare gli altri come un mezzo…”

Ecco che, dunque, per me non c’è proprio niente di libero nel dileggiare un popolo a poche ore da una tragedia. Un popolo che ha tante colpe, ma non certo quello di vivere in una zona sismica. Se una colpa ce l’ha – e GRAVISSIMA – è quella di aver ascoltato le fregnacce di francesi come Mitterand e Delors. Ma su questo (l’euro, l’Europa), i radical chic post 68ini di Charlie Hebdo non fanno mica tanta satira.

Anche quando, in piena polemica ferragostana, mi mostravo perplesso di fronte all’uso del burkini in spiaggia intendevo qualcosa di simile: una donna (o un uomo) può vestirsi come cavolo gli pare. Ma farlo a Nizza a poche settimane da una strage è intelligente? E’ libertà o vuota provocazione? E se io, siccome sono LIBBBERO, mi presentassi davanti a queste signore in burkini a ridergli in faccia additandole e schiamazzando tra gli ombrelloni dicendo che sono “ridicole”, farei forse una cosa intelligente? Sarei libero? O sarei solo un bullo cretino? La verità è che Charlie Hebdo può disegnare tutto quello che cavolo vuole, ma chi ritiene che quei fumettisti siano liberi o razionali ha cognizioni sul bene e sul male che dovrebbero essere un tantino riviste (almeno alla luce dell’illuminismo, senza il quale non ci sarebbe nessuna rivista di satira al mondo). Ho provato a scriverlo sui social, ma sono stato bannato da una discussione. In altri termini, loro hanno la libertà di espressione, ma guai a metterli in discussione: si rischia la censura.

 

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