Enrico Mentana, l’ultimo dei Telebeti

Com’è noto, tramite un tweet al fulmicotone, il direttore del tg Enrico Mentana ha silenziato un lettore della sua pagina affibbiandogli l’epiteto di webete. Accostando dunque l’uso frequente di internet con un sinonimo di idiota (che è ebete, appunto), Mentana ha ottenuto in un sol colpo due importanti risultati: da un lato, si guadagna il podio della neolingua per l’estate 2016, quasi bissando il successo di petaloso che già era valso un intervento dell’Accademia della Crusca, ma soprattutto, una vittoria della vecchia guardia giornalistica contro il dilagante fenomeno dell’informazione online.

Si tratta, però, di una vittoria di Pirro. Mentana, pur migliore degli altri giornalisti italiani, fa fatica a concepire la grande novità avvenuta nel 21esimo secolo in campo giornalistico, nella scrittura creativa, nell’editoria, nella pubblicazioni di libri, ecc. Mentana e i vecchi arnesi del giornalismo non capiscono che con l’arrivo del web tutti hanno diritto di dire la loro senza la necessità di fare un lungo periodo di schiavitù sottopagata dentro le loro redazioni. Eh già, perché questo è stato lungo i decenni il giornalismo italiano: un ricettacolo di volenterosi giovinetti (ma spesso ruffiani)  che bazzicavano le redazioni per anni nella speranza di ottenere un contratto giornalistico e quindi di accedere all’esame per l’iscrizione all’albo. Stessa identica cosa avveniva per la pubblicazione di libri agli aspiranti Steven King: un novello scrittore passava molto più tempo a cercare un editore che a scrivere l’opera. Tra qualche tempo, per fortuna, questo non sarà più necessario. Ed anzi è una storia già inziata.

Ecco che allora si spiega meglio la spocchia di Umberto Eco prima di passare a miglior vita quando pensò bene di lanciare un’invettiva contro il popolo di Internet:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

Umberto Eco non poteva trovare peggior modo di lasciare la sua vita terrena che con queste rancorose parole. Ma come, ma da quando in qua i giornali e le televisioni, sovente di proprietà di imprenditori ignoranti come le ciabatte, hanno dato voce ai premi Nobel? Ma da quando in qua nelle televisioni, o sul Corriere, o sul resto del Carlino, abbiamo ascoltato le analisi di Jean Tirole, di Robert Schiller o di Lars Peter Hansen? Come chi sono? Sono gli ultimi tre premi nobel per l’economia, ad esempio. Semmai, per leggere qualcosa su questi e su tutti gli altri, occorre proprio attingere ai blog di economia. Diciamo dei blog di economia perché questo è prevalentemente un blog di economia, ma ragionamenti simili potremo proporli per la letteratura, la matematica ecc. ecc. Quello che Eco non voleva ammettere, e che Mentana stigmatizza con battute – quelle si – da cyberbullo, è che la trafila da leccaculo per poter fare informazione e cultura, in Italia, ha oramai gli anni contati. Finalmente saranno gli scrittori ed i lettori a decidere. Già adesso un pochino lo stanno facendo, magari con qualche caduta di stile, se è vero che quotidianamente si pubblicano libri in selfpublishing. Un sito web pubblicato sul CSM gratuito, Goofynmics, è arrivato a vincere nel 2015 il premio come miglior sito di economia superando un ben più blasonato e ricco di risorse sole24ore.

I direttori, dovendo fare ascolti, dovendo vendere e mantenersi stretta la “cadrega”, hanno ben poco tempo per studiare e proporre tesi alternative, se poi queste tesi dovessero contrastare con la proprietà editoriale, neanche a parlarne. Gli utenti dei social ed i blogger questo problema non ce l’hanno affatto.

La controargomentazione, in questi casi, è sempre quella per la quale l’invasione di internet abbasserebbe la qualità dell’informazione. Tutti quelli che hanno qualche capello bianco in testa, però, si ricordano bene come andò a finire la prima serata in diretta del tg5, trasmessa nel gennaio del 1992 col nuovo direttore Enrico Mentana. Una delle scene più imbarazzanti della televisione italiana, con stop continui e le battutine in diretta dello stesso Mentana a stemperare la tensione. Poi quelli del tg5 si sono fatti…, ma poi: l’inizio di Mentana come direttore fu più disastroso di molti blog online odierni o di trasmissioni youtube.

Sulla qualità, insomma, meglio sarebbe starsene zitti: ho visto personalmente pubblicisti molto capaci vedersi sbattere le porte in faccia solo perché non rimanevano a disposizione 24 ore su 24; redattori impadronirsi delle news più ghiotte scovate dal collaboratore esterno (rifilando poi a costui la cronaca della sagra dell’uva); oppure sconosciute new entry giungere in redazione col contratto da giornalista già in tasca dopo appena 3 pezzi pubblicati e solo perché lo zio del cugino della cognata era il caporedattore in qualche filiale del gruppo. Ho visto alcuni miei articoli venire manipolati e riscritti dal giornalista professionista di turno prima di andare in stampa ed a mia insaputa solo perché scomodavano qualche equilibrio o qualche convincimento ideologico del giornale (di solito, erano pezzi sul mondo imprenditoriale).

Ben vengano gli webeti, dunque, ora sarà il vero mercato – una volta tanto da apprezzare – a ripulire i giornali, le case editrici ed i salotti televisivi dai telebeti nostrani, responsabili del 77esimo posto al mondo (dico… settantasettesimo) per libertà di stampa dietro a Burkina Faso e Botswana.

(uno scorcio nella mappa, qui sotto)

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1 Commento

  1. Credo che il giornalista professionista educato alla superficialità, alla faziosità, all’imprecisione, alla censura e all’autocensura si senta minacciato da un web dove un qualsiasi webete può pubblicare articoli superficiali, faziosi e imprecisi come i suoi, senza nemmeno la gavetta del praticantato che gli insegni come asservire leggiadro e felpato i padroni del foglio e del vapore.

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