Hitler risolse il problema della Disoccupazione (che piaccia o no)

Quando Adolf Hitler divenne cancelliere la Germania aveva più di 6 milioni di disoccupati. Un anno dopo, nel 1934, calarono a 3,7. Nel 1936 scesero ancora: 1,6 milioni. Nel 1938 sono solo 400 mila i senza lavoro tedeschi. Praticamente azzerata la disoccupazione per gli standard di allora. Sono gli anni Trenta, quelli immediatamente successivi alla crisi di Wall Street e sono anche gli anni successivi alla crisi inflazionistica che colpì la Repubblica di Weimar e che tutti ricordiamo per le foto sul manuale di storia che ritraevano i bambini fare castelli con le banconote di marchi svalutate. Direi, insomma, che quello di Hitler fu un risultato stratosferico. Rimane ovvio che il Furher amasse i cani e odiasse i bambini ebrei, che invase la Polonia scatenando un conflitto assurdo e indicibile in quanto a costi umani e che la invase pure per futili motivi. Rimane chiaro anche, se ho capito bene il tipo, che puzzasse d’ascella, ma noi dobbiamo fare uno sforzo intellettuale qui: capire come fece il regime nazista ad azzerare la disoccupazione. Perché? Perché l’economia è importante, è la “struttura” per Carletto Marx e, nondimeno, perché amiamo la verità. E la verità è che Hitler ridusse la disoccupazione ai suoi minimi storici.

A determinare questo risultato, senza dubbio, furono decisioni a dir poco antisindacali, come l’obbligo per i lavoratori tedeschi di accettare la mobilità. Chi rifiuta l’impiego che gli viene offerto è punito e non si può nemmeno discutere più di tanto sul mansionario: se un operaio attrezzista non serve più e c’è bisogno di un saldatore, “quell’operaio” attrezzista andrà a fare il saldatore. Se un impiegato lavora all’economato di un’acciaieria, ma c’è bisogno all’ufficio vendite di un’officina automobilistica, sarà costretto a trasferirsi. Oggi questo decisionismo pare inaccettabile (anche se lo impongono surrettiziamente de facto), ma stiamo parlando degli anni Trenta e di situazioni lavorative legislative molto diverse da quelle attuali anche al di fuori della Germania.

Comunque, non è questa la parte della “ricetta” che potrebbe risultare efficacie ed interessante oggi, per fortuna.

Il segreto del successo di Hitler sta in alcuni ingredienti, che sveleremo a puntate. Il primo, decisivo ingrediente, consiste nella gestione della Banca centrale (la ReichsBanck) chiamata a rifornire direttamente il mondo dell’impresa di capitali. Il denaro rifornito e stampato dal nulla dalla banca pubblica non poteva però assolutamente essere tesaurizzato o investito in prodotti finanziari perché prese la forma di “promesse di pagamento” garantito dallo stato e serviva – quasi esclusivamente – a pagare i fornitori. In pratica, gli industriali nella Germania del terzo Reich potevano usare delle cambiali, garantite dallo stato tedesco.

La cambiale, nel diritto italiano, è un titolo di credito la cui funzione tipica è quella di rimandare il pagamento di una somma in denaro. Se un imprenditore può pagare con cambiali garantite dallo stato, in pratica è come se lo stato rifornisse l’imprenditore in questione di “moneta” alternativa alla valuta normalmente circolante. E facendolo con questo sistema si evita l’inflazione, che peraltro nella Germania di Weimar faceva tremare le gambe a tutti quelli dotati di memoria.

Certo, se gli imprenditori fossero alla buon ora andati all’incasso presso la Banca Centrale, ciò avrebbe fatto cadere il sistema, impennando l’inflazione di nuovo, ma, in qualche maniera, furono indotti a non farlo. In tal modo, il sistema delle cambiali garantite divenne moneta di scambio che favorì l’arrivo di rifornimenti continui per la domanda di beni che, nel frattempo, stava crescendo, in particolare nel settore automobilistico. La domanda stava crescendo, ovviamente, perché tutti avevano un lavoro. Sembra una banalità, ma i liberisti non la vogliono capire quindi giova ripeterlo spesso.

La cosa più stupefacente in assoluto, per i cultori di storia contemporanea, è che questo stratagemma non fu inventato di sana pianta da Adolf Hitler, ma dal Mario Draghi di allora che era a capo della Banca centrale tedesca, tale Hjalmar Schacht.

Nella seconda parte di questo racconto, parleremo di questo incredibile personaggio e degli altri inusuali ingredienti della ricetta nazista antidisoccupazione:

(Hey Giovanni Tria, laggiù in fondo! Prendi appunti…).

8 Commenti

  1. La storia di Hitelr e Schacht è ben nota e non è la prima volta che sento tessere le lodi a quanto messo da loro in piedi, naturalmente con la necessaria precisazione che a Hitler puzzavano le ascelle e che quindi lui non può essere preso a modello.
    Ci starebbe però una piccolissima domanda da farsi: come mai tutto questo miracolo economico sfociò nella guerra più distruttiva della storia dell’umanità? Solo perché a Hiteler puzzavano le ascelle? Solo perché lui e i suoi seguaci erano un poco, ma solo poco, folli? E perché la “soluzione finale”?
    Beh, occorrerebbe chiarire una cosa: nessuna crescita economica è possibile in mancanza di risorse reali.
    La Germania del primo dopoguerra si impoverì perché delle sue risorse reali se ne appropriò, in virtù del trattato di Versailles, la Francia (in misura minore anche l’Impero Britannico, che si prese le colonie tedesche in Africa).
    Hitler e Schacht diedero fondo ad ogni risorsa residua sia per garantire il benessere dei cittadini (non tutti, ebrei e altre minoranze venivano sistematicamente derubati) e per riarmarsi. Nel 1939 la resa dei conti si avvicinava pericolosamente e come sempre succede in questi casi occorreva andare a cercarsi un nemico esterno, anche con scuse futili.
    La guerra scoppiò quindi per la necessità della Germania di derubare i vicini, ricchi di terra e di materie prime (Russia in particolare). Non a caso a Hitler dei britannici non fregava niente visto che le loro risorse erano lontane, nelle colonie, e avrebbe volentieri fatto la pace con loro. E mai avrebbe fatto la guerra agli americani se non fosse stato per i giapponesi. I paesi occupati vennero ridotti in schiavitù e le minoranze sterminate fisicamente per poterle derubare senza problemi.

  2. Vincenzo, ti consiglio il libro “l’impero ombra di Hitler”, in realtà quanto sostenuto da Schacht è che non c’era per forza necessità di dover fare guerre per ottenere lo sfruttamento di un determinato Paese… nel libro è ben spiegato l’esempio Spagnolo: un’economia che dipendeva in tutto e per tutto da quella tedesca… le malelingue potrebbero dire che il piano di egemonia tedesca si è realizzato lo stesso 70 anni dopo…

    • Beh, a Hitler puzzavano le ascelle mentre a Schacht fumavano gli attributi. Non a caso quando entrò in contrasto con Hitler invece di finire in un lager perse il posto ma mantenne lo stipendio. E a Norimberga la sfangò. In ogni caso la questione di fondo è l’accesso alle risorse primarie, terra e materie prime, nonché il controllo delle rotte commerciali, cose di cui gli USA sono ben consapevoli tant’è che su questi punti non esiste differenza di obiettivi tra differenti presidenti. Possono variare i metodi con cui cercano di mantenere il controllo, ma non l’obiettivo generale.
      In ogni caso resta il fatto che la seconda guerra mondiale fu la ovvia conseguenza di un meccanismo messo in moto a Versailles e affrontato in un certo modo dalla Germania.
      E’ anche la chiara dimostrazione delle conseguenze catastrofiche che può avere la spesa pubblica, nel caso della Germania quella per il riarmo, quando destinata a scopi che non mirano alla sostenibilità a lungo termine del’attività economica.
      Poiché però non è ancora apparso all’orizzonte un politico capace di fare scelte sagge in materia di spesa pubblica, la cosa migliore per il genere umano è che ai politici venga inibita la spesa pubblica.

    • Che la storia la scivano i vincitori è cosa stranota. Talvolta non bastano secoli per poter scrivere tutta la verità.
      Non mi è mai capitato di leggere, ad esempio, un’analisi sulla ripetitività secolare degli attacchi alla Russia da parte degli europei centro-occidentali; polacchi nel XVII secolo, svedesi nel XVIII, francesi nel XIX e tedeschi nel XX. Eppure a me sembra cosa abbastanza ovvia; da un lato un’area sovrapopolata e povera di materie prime, dall’altra un’area poco popolata e ricca di materie prime. Lo schema sembra ripetersi anche ora nel XXI secolo, questa volta con un attacco congiunto (si fa per dire) dell’UE, sia pure con metodi diversi.
      Ma anche in questo caso non è corretto dividere il mondo in buoni (i russi) e cattivi (gli altri). In fondo i russi sono un popolo che cerca di vivere di rendita grazie al bendidio che per caso si sono ritrovati sotto le natiche. Non a caso il “made in Russia” che conosciamo è limitato alla vodka e agli AK47.

      • Per Vincenzo.

        Ho da poco scritto un altro post a integrazione di quel mio primo post in cui segnalo altri ottimi e perfino eccellenti spunti controinformativi sull’argomento ma non è stato pubblicato, almeno finora, staremo a vedere.

        Cordiali saluti.

        The Truth Seeker

  3. Per altri libri controinformativi altrettanto interessanti ( anche di più alcuni ) di non recente pubblicazione sulla seconda guerra mondiale, cliccare su:

    http://www.libreidee.org/2014/09/wall-street-gli-amici-nazisti-e-il-solito-bersaglio-la-russia/

    Sono indicati precisamente nei post con la dicitura iniziale “Socrate”.

    Cordiali saluti.

    The Truth Seeker.

    NB vale comunque la pena dare anche un’attenta occhiata al:

    a)terzo post, sempre a firma di “Socrate”, nel quale ci sono degli ottimi spunti controinformativi su Hjalmar Schacht che ribaltono una delle tante vulgate comuni sulla seconda guerra mondiale.

    b)al primo post, sempre a firma di “Socrate”, che ribalta una delle tante vulgate comune sulla seconda guerra mondiale.

  4. Quindi il mio secondo post è stato pubblicato, benissimo, non me l’aspettavo, complimenti!

    Comununque, un altro libro controinformativo eccezionale ( sottovalutato, chissà come mai… ) sulle vicende legate alla seconda guerra mondiale è il seguente:

    “Martin Bormann. Nazi In Exile”, by Paul Manning

    Se digitate su google quelle parole, si trova la versione originale in iglese di tutto il libro in formato pfd da scaricare gratuitamente.

    Cordiali saluti.

    The Truth Seeker

    NB Martin Bormann era il braccio destro di Adolf Hitler, seconda la versione ufficiale dei media mainstream era morto ammazzato a Berlino durante l’assedio al bunker, pure Osama Bin Laden secondo la versione ufficale dei media mainstream è morto ammazzato durante il blitz dei marines americani al suo rifugio in Pakistan, della serie: la propaganda di guerra si nutre di menzogne, chissà come mai……

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