MiniTutorial Sui Tassi d’Interesse negativi

Tutorial è termine un po’ ambizioso e nell’epoca internettiana di solito viene riferito ai video di youtube. Ci proviamo lo stesso perché la trafila di articoli dedicata all’argomento “tassi di interesse” e pubblicata negli ultimi anni non ci soddisfa per niente. Su carta stampata non ne parliamo neanche, ma pure online non è che ci siano tante eccezioni degne di nota. Quando clicchiamo sul blasonato fattoquotidiano, per esempio, o googliamo sui vari blog di economia (che non disturbiamo con nomi e cognomi per questioni di lesa maestà) troviamo che vengono presi in esame diversi aspetti: “cosa sono i tassi negativi” “ i tassi negativi spiegati in cinque punti”, “ma i tassi possono essere negativi?” “Chi ci guadagna e chi ci perde con i tassi negativi?” Mi ricordo ancora, con estrema nostalgia, gli articoli di fine anni 2000 quando gli esperti di economia internettiani mi spiegavano che non era possibile, per il bund ad esempio, superare 140 punti. E te lo spiegavano con la matematica eh? Mica con la filosofia di Pascal! Ti dicevano, ad esempio, che se un Bund superava i 140, allora chi comprava i titoli di stato tedeschi (i bund, appunto) era un fesso perché prestava soldi alla Germania e poi gli pagava pure un disturbo per averglieli prestati. Oggi il bund è a 165…

Io sono dell’idea che i tassi di interesse negativi siano stati favoriti dal ‘sistema’ perché qualcuno ci guadagna e non per aumentare il credito e bla bla bla, e non è neanche difficile capire come ci si guadagna, ma andiamo con ordine

PREMESSA PER CHI NON NE SA NULLA: gli Stati ed i privati che fanno business possono finanziarsi in tanti modi. Per gli Stati, oltre alle tasse, il metodo più diffuso per finanziarsi è quello di emettere obbligazioni (bond), cioè titoli che possono essere acquistati ad un determinato prezzo, che hanno una scadenza e che, nella maggior parte dei casi, rilasciano un premio se vengono tenuti per un tot di tempo. Quel premio viene chiamato cedola. Le Obbligazioni statali vengono emesse a 100, un prezzo nominale, ma il prezzo poi varia quotidianamente perché l’investitore può decidere di comprarle quando vuole, dal giorno dell’emissione fino a quello della scadenza. Lungo questo lasco temporale (ci sono bond a 6 mesi a 3 anni, a 5 a 10 ecc), dunque, il prezzo dell’obbligazione varia a seconda della compravendita, cioè del mercato. Rimane ovvio, che se uno compra a 100 il giorno dell’emissione, ad esempio, e l’obbligazione dura 10 anni, dopo dieci anni la restituzione al valore 100 è garantita dallo stato. Tenetevi forte ora, ma forte forte forte: più l’obbligazione statale viene comprata, più il prezzo di quell’obbligazione sale. La compravendita, tuttavia, nel caso delle obbligazioni, è soggetta al tasso d’interesse; cioè, l’andamento del prezzo dei bond dipende si dal mercato, che però a sua volta dipende dai tassi decisi dalla banca centrale. E qui inizia la nostra storia

QUALI SONO I BONDS E COME VENGONO COMPRATI? I bond statali più noti sono i treasury americani, i già citati bund tedeschi, i bonos spagnoli, i btp italiani ecc. ecc. Si tratta dei bond più venduti e più comprati ed hanno una scadenza a 10 anni. Ci sono molti altri bond trattati dalla finanza ed emessi dagli stati a scadenze diverse, come i sachs tedeschi, ad esempio, o i bot italiani, ma si prendo come riferimento i decennali, sui quali, peraltro, si guardano anche gli spread, oggi fuori moda, per misurare lo stato di credibilità finanziaria di una nazione.

Una volta il pubblico retail, la ggggèeente, comprava i titoli di stato ordinandoli alla banca di fiducia. Ora, siccome offrono interessi risibili e come sappiamo persino sotto ZERO da qualche tempo, i titoli di stato non sono più apprezzati dal piccolo e medio investitore. Ed hanno ragione, almeno nei termini dell’investitore cassettista classico. A comprare ancora i bonds sono le banche e le banche centrali. Perché lo fanno? Bè, qualcuno dirà, per tenere in piedi gli Stati ed il sistema del debito pubblico! Ok, ma e allora le banche private? Di solito, la risposta che trovate nei succitati blog e stampa mainstream è quella che vi postiamo qui sotto, tratta dal Sole24Ore:

“L’acquisto di bond ti copre da una forte deflazione. Ipotizziamo di aver acquistato un titolo a 3 anni con rendimento negativo dello 0,2%. Se, da qui al 2018, i prezzi diminuissero mediamente dello 0,3% annuo (deflazione), noi avremo ottenuto un guadagno lordo dello 0,1%. Non è molto, ma in periodi di incertezza e tassi zero…”

Dopo aver letto questa cosa, mi sono seduto, già lo ero, ma ho pensato di sedermi ancora più in basso e mi sono detto: “cosa ho fatto di male per nascere in questo paese?”

Poi mi sono rialzato e ora vi spiego una regoletta che sanno tutti, probabilmente anche quasi tutti voi che leggete. Sicuramente la sanno anche quelli del Sole24Ore (ehm)

  • Quando i tassi di interesse salgono, le obbligazioni perdono valore.

  • Quando i tassi di interesse scendono, le obbligazioni aumentano di valore.

Per chi non è avvezzo, le cose stanno così, utilizzando un vecchio esempio dell’ottimo analista Mazziero (mazzieroresearch):

Supponiamo di aver appena acquistato un’obbligazione che costa 100, dura un anno e riconosce un interesse dell’1%.
Fra un anno noi ritireremo il nostro capitale pari a 100 e l’1% di interesse; per un ammontare pari a 101.
Supponiamo che un attimo dopo aver comprato l’obbligazione, che costa 100, dura un anno e riconosce un interesse dell’1%, venissero alzati i tassi di interesse all’1,5% annuo, con un incremento dello 0,5%.
Se volessimo rivenderla subito non troveremmo nessuno che ce la compra restituendoci i 100 da noi pagati; la ragione è che dopo un anno incasserebbe 101 e quindi maturerebbe un interesse dell’1% quando ormai i tassi di interesse sono stati portati all’1,5%.
L’unico modo per rendere appetibile l’obbligazione sarà dargli il valore corretto; in pratica se a scadenza verrà restituito 101 si deve sottrarre l’1,5% che è il corrente tasso di interesse e otterremmo 99,50.
Questo sarà il valore a cui potremo vendere la nostra obbligazione con scadenza a un anno e cedola dell’1%. Il deprezzamento ottenuto dal rialzo dei tassi sarà pari allo 0,5%.
Più precisamente i tassi sono saliti di uno 0,5% annuo e l’obbligazione che dura un anno ha perso uno 0,5%. Se fosse durata due anni avrebbe perso l’1%, tre anni l’1,5%, quattro il 2% e così via sino al numero di anni di scadenza residua dell’obbligazione.

Bene, vi assicuro che tutti quelli che fanno economia sanno sta roba. Ma allora, perché nessuno o quasi ne coglie le conseguenze?

Con i tassi bassi, o a zero, o sotto lo zero come oggi… rullo di tamburi,

i futures sulle obbligazioni si alzano di prezzo.

Tadàààà! Fa ridere? Guardate i grafici qui sotto che poi torniamo a bomba

andamento Bund ultimi 3 anni
2
andamento btp ultimi 3 anni
3
30 anni di treasury bond americani

Quindi, gli investitori grossi, le banche ecc ecc in questi anni hanno acquistato bonds e non gliene poteva fregare di meno che rendessero di cedole l’1 virgola qualcosa, perché tanto, in pochi anni, il loro prezzo ha fatto oltre il 30 per cento.

Compro il bond a 100 e dopo qualche anno mi ritrovo il bond a prezzo 140… ma che vuoi di più dalla vita?

E tutto questo – va detto – senza fare un tubo, nel senso che non sono andato a preoccuparmi dei bilanci di questa o di quell’azienza. Bastava ascoltare i discorsi del mostro a due teste Yellen-Draghi e viaaaa. Più abbasso i tassi, più i prezzi dell’asset obbligazionario aumentavano (NON il rendimento, lo ripeto, ma il prezzo).

Per le azioni, la garanzia di un rialzo era minore ed anche il giochetto matematico molto meno probabile, ma sui bond… ragazzi, sui bond è stata una pacchia.

Che succede se ora Yellen e company alzano i tassi, come da continue pressioni? Bè, il mercato azionario si dovrebbe normalizzare, ma quello dei bonds potrebbe venire giù a valanga.

1 Commento

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.