Verso la recessione: consegne e-commerce in forte calo in U.S.A.

Corriere della Sera e Sole24ore fanno a gara a prevedere le prossime mosse della Fed in merito ai tassi di interesse, finendo per affermare quello che dicono tutti: saliranno, ma non prima di dicembre 2016 e di poco. Perché risaliranno? Perché – dicono – l’economia americana è cresciuta continuativamente in questi ultimi 7 anni ed è accaduto di rado una simile trafila positiva: ora è dunque il caso di tirare il freno usando i tassi per evitare uno sboom. Questo il racconto mainstrem. Ora veniamo alla verità: l’economia americana è cresciuta per finta taroccando i dati sul pil reale e mostrando un dato occupazionale che è sotto il 5 per cento solo in virtù dei tanti americani che rinunciano a cercare lavoro e dei tantissimi americani che fanno i classici “lavoretti” per sbarcare il lunario. Niente di così eclatante, insomma, in linea col modesto dato europeo. In questi 7 anni di vacche grasse, ma con la silhouette, il pil è cresciuto senza che la classe media americana né beneficiasse alcunchè. Ora, a rimettere le cose a posto ci pensano anche quelli di ZeroHedge che mostrano un dato negativo sul CASS FREIGHT INDEX, l’indice che misura la fiducia ed i  volumi e del trasporto merci del Nord America.  Il rapporto mensile del  Cass Freight Index fornisce informazioni preziose sulle tendenze del trasporto di merci, dunque, ed il dato di agosto 2016 mostra un peggioramento che non si registrava dal 2010.

Come mostra il grafico in apertura,  i volumi di spedizioni del colosso americano di consegne FedEx (il vettore di Gataway e Tom Hanks, per chi ama il cinema)   segnalano una persistente debolezza. La flessione sarebbe dell’1,1% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Se consideriamo che oggi la gran parte degli acquisti si sta orientando online (amazon, ecc. ecc.) il dato riportato da Zero Hedge non lascia presagire nulla di buono per l’economia americana dal lato del consumo interno. Purtroppo, in questi casi, la tendenza dei governi è quella di reagire con l’export, ma se fatto dal paese che detiene la valuta di riserva mondiale ciò apre scenari inquietanti e induce l’establishment politico a una maggiore aggressività verso l’esterno.

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