Zimbabwe Senza Energia Elettrica. Meno male che non ha più la sua moneta nazionale…

Zimbabwe di qua e Zimbabwe di là. I neokeynesaini sanno di che parlo. Per anni, i neoliberisti che inveivano contro le politiche espansive promosse da Keynes e la sovranità monetaria promossa dall’economista Warren Mosler puntavano il dito contro il malcapitato Zimbabwe, portato ad esempio. “Guardate lo Zimbabweeeeeee – dicevano – stampa moneta come se non ci fosse un domani. E’ un paese sovrano, ma vediamo che fine ha fatto: 175 milioni di miliardi di dollari dello Zimbabwe per cambiare 5 miseri dollari americani. Una iperinflazione peggio che a Weimar”

Quindi – questa era l’ovvia conclusione – avere una moneta sovrana e stampare in caso di crisi non serve a un fico secco.

Finalmente, nel 2014, i Chicago Boys hanno avuto soddisfazione e lo Zimbabwe ha smesso di avere la sua moneta nazionale: “da lunedì 15 giugno – riportava la croncaca dell’epoca – il dollaro dello Zimbabwe smetterà di avere corso legale e sarà ufficialmente sostituito dalle due monete che già si usano nel paese: il dollaro americano e il rand sudafricano. Coloro che possiedono la vecchia moneta potranno ancora cambiarla grazie a uno speciale programma della banca centrale che durerà fino a settembre.”

Liberazione dallo Stato cinico e baro. Mercato. Merito. Laissez faire, laissez passer. Finalmente lo Zimbabwe, secondo i soloni neoliberisti, faceva come la Ue, si beccava un sistema a cambi fissi. Godimento imperituro.

Il risultato a due anni da questa decisione solenne, qual è stato?

Beh, scusate se mostriamo insensibilità verso gli amici centrafricani, ma i risultati fanno ridere. In Zimbabwe, a breve, toglieranno persino l’elettricità.

Il Zimbabwe Electricity Transmission and Distribution Company (ZETDC), una controllata della società per l’energia nazionale, la ZESA holding (come la nostra Enel), è venuta meno a pagamenti per gli alimentatori alla Eskom del Sud Africa e Hydro Cahora Bassa del Mozambico. Non è riuscita neanche a pagare per gli alimentatori di una ditta sorella, la Power Company Zimbabwe (CPS) e la Dema Diesel Power Plant che è costituita da patner privati.

Non so se avete letto bene: una intera nazione non avrà l’energia elettrica perché non è stata in grado di pagare; eppure è agganciata al dollaro, moneta fortissima, come noi con l’euro.

I motivi per cui lo Zimbabwe, quando ancora aveva moneta sovrana, era caduto nell’iperinflazione erano molto compessi e avevano ben poco a a che fare con la “stampa di moneta”. Come giustamente scriveveva l’economista mmt Randall sulla questione,

“Qui c’è un paese che si muoveva tra tremende tensioni socio politiche, con disoccupazione dell’ 80% della forza lavoro e recessione del PIL pari al 40%. Questo segui’ una controversa riforma fondiaria che aveva diviso le tenute agricole e condotto al collasso della produzione agroalimentare. Il Governo doveva fare affidamento sul cibo importato e prestiti del FMI – altro caso di debiti verso l’estero. In presenza di scarsità di cibo e con i settori governativo e privato in competizione per una offerta molto ridotta, i prezzi si impennarono. Questo fu, inoltre, un altro caso in cui il governo non poteva imporre tasse, per ragioni politiche e economiche. Di nuovo, etichettare questo come un semplice caso monetarista di “governo che stampa la moneta” davvero non aiuta a capire il problema dello Zimbabwe.”

A ogni modo, studiando casi specifici di iperinflazione ci si rende conto che non è una semplice storiella di un governo che decide di adottare la moneta fiat e inizia a stampare così tanto da finire in iperinflazione.

Ci sono probabilmente molte vie per arrivare all’iperinflazione, ma ci sono alcuni problemi comuni: tensioni politico sociali, guerra civile, collasso della capacità produttiva (che può essere dovuto alla guerra), governo debole, debito estero denominato in valuta estera o oro

Chi scrive, che non ha analizzato il caso Zimbabwe come Randall, aggiunge una semplificazione ulteriore: lo Zimbabwe non ha capacità produttiva degna di nota e non ha una macchina statale organizzata. Ergo, è impossibile avere lavoratori e tassazione. Ergo, stampare è inutile. Ma questo non è il caso dei paesi europei, come capirebbe anche un idiota. In particoalre, non è il caso italiano, essendo l’Italia la seconda manifattura del Vecchio Continente dopo la Germania.

Detto diversamente: la sovranità monetaria da noi funzionerebbe alla grandissima.

Ad ogni buon conto, oggi che lo Zimbabwe si è convertito alla moneta forte e non ha piè alcuna inflazione è nella merda nera.

Si stima che il 23 per cento delle terre coltivate, prevalentemente a mais, non produrranno alcun raccolto in questa stagione. E, in mancanza di assistenza, il 20 per cento delle famiglie si troveranno in grave difficoltà alimentare, con un’alta o addirittura acuta percentuale di malnutrizione.

Da febbraio 2015 ad oggi il prezzo del mais è cresciuto del quarantaquattro per cento nei distretti del sud (alla faccia…)

Ora la maggior parte degli agricoltori gironzola per le città in cerca di un’occupazione. Non ha nulla da fare, senza un soldo e con grande tentazione di scappare in Sudafrica in cerca di fortuna.

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