Trump è l’Inconscio del Partito Democratico

Tutti ce l’hanno a morte con l’avversario di Hillary Clinton. Da Wall Street ai sostenitori di Sanders, fino ai superstiti del movimento Occupy, dalle multinazionali fordiste ai sindacati, fino agli esponenti più «cool» dello schieramento repubblicano. Tutti, tutti, tutti, contro Trump. Basta accendere la televisione, ad ogni angolo del pianeta e sentiamo ogni giorno e da mesi la stessa manfrina: Trump è un mezzo idiota, che ha guadagnato solo perché era un figlio di papà e comunque che ha guadagnato meno di quanto abbia vantato. Se intervistano un suo sostenitore, di solito, è un superficiale, un cinico, uno stronzo che vive di apparenza evanescente. I suoi sostenitori – ma di solito ne intervistano uno, massimo due – si vantano di cose come di “non aver mai letto un libro” ecc. ecc. I sostenitori della Clinton – di solito ne intervistano almeno otto – sono sempre coppie felici con bambini piccoli. Gente che si fa il mazzo in qualche ufficio di Manhattan e che abita in un villino nel Queens con il garage con tutte le cose in ordine maniacale e, spesso, una piscinetta adiacente. Oppure intervistano un nero, ma di quelli che fanno sei docce al giorno e che si veste come Lanny Kraviz. Quello che ho sentito io in un approfondimento era così tirato da far impallidire Obama e Oprah (e non è mica facile farli impallidire)! Diceva che se Trump vince, lui piangerà. Lui è di Albuquerque, lo stesso pase dove girano Breaking Bad (uno dei miei telefilm preferiti in assoluto). Ho controllato: non ci sono i neri ad Albuquerque, è la città americana che ne ha di meno, circa il 3 per cento, record negativo. Probabilmente hanno preso l’unico nero del New Messico per fargli dire che lui era per Hillary… Quando intervistano un sostenitore di Hillary, comunque, quasi sempre ha di fianco un bambino o una bimba in stile Miss Little Sunshine e in casa c’è sempre un animale domestico, con particolare preferenza per i cani di piccola taglia. I sostenitori di Trump, di norma, quei rari che intervistano, sono italoamericani ciccioni, tipo Sopranos. Dei bulli arroganti, in pratica. Cioè se voi andate in America e vi fate giri turistici coast to coast, vedete questi palloni gonfiati ripieni di redbull che sono il 90 per cento delle persone che vedete in strada e nei negozi e nei locali, ma anche se votano tutti per Trump, per le televisioni sono lo zero virgola per cento. Misteri della statistica.

Per i liberali (eh già, cari compagni, in America quelli di sinistra come la Clinton li chiamano liberal, cioè esprimono un pensiero che è il contrario di quello che diceva Marx! Mi dispiace così tanto che veniate a saperlo proprio da me … e così, su un blog di finanza, che quasi quasi stasera salto la purea di patate); per i liberal, dicevo,  le presidenziali  rappresentano una scelta netta: Trump incarna un’aberrazione ridicola e volgare, capace di sfruttare i peggiori sentimenti razzisti e sessisti, è un maschilista privo del benché minimo senso della decenza, al punto tale che persino i grandi nomi del partito repubblicano lo hanno mollato. Parliamo degli elettori repubblicani? Secondo i travestiti mainstream in stile Botteri, nessun repubblicano voterà per Trump. Il biondo ha passato le primarie del partito solo a causa di una dilatazione spazio-temporale che stanno or ora studiando alla Nasa.

Per dirla con il filosofo COMUNISTA Slavoj Zizek: “è proprio questo consenso democratico così conveniente a metterci in allarme e sarebbe meglio fare un passo indietro e rivolgere lo sguardo su di noi per chiederci: qual è il vero «colore» di questa unione democratica al di sopra delle parti? Ci sono dentro tutti, da Wall Street ai sostenitori di Sanders, fino ai superstiti del movimento Occupy, dalle grandi multinazionali ai sindacati dei lavoratori, dagli ex combattenti dell’esercito agli Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), dagli ambientalisti e alle femministe, fino agli esponenti più «sensati» dello schieramento repubblicano, spaventati dalle contraddizioni di Trump e dalle sue proposte demagogiche e irresponsabili.

Ma quale elemento viene meno in questo conglomerato? La rabbia popolare che ha alimentato la campagna di Trump è la stessa che ha fatto nascere Sanders, e mentre entrambi esprimono un malcontento sociale e politico molto diffuso, lo fanno in senso opposto: da una parte agitando il populismo di estrema destra, e dall’altro scegliendo l’appello alla giustizia sociale della sinistra. E qui sorgono i problemi: l’ideale di uguaglianza e giustizia della sinistra unisce le forze con i movimenti per i diritti delle donne e degli omosessuali, esalta il multiculturalismo per combattere il razzismo, ecc.

L’obiettivo strategico del consenso a favore di Clinton è chiaramente quello di scindere tutte queste lotte dall’ideale di giustizia sociale della sinistra, motivo per cui il simbolo vivente di questo consenso è proprio Tim Cook, il Ceo della Apple, il quale si vanta di aver firmato una lettera a favore di lesbiche e gay e oggi può tranquillamente dimenticarsi delle centinaia di migliaia di operai che in Cina lavorano per la Foxconn ad assemblare i prodotti Apple in condizioni di schiavitù.”

Parola di Zizek, filosofo di punta dei piddini. Ma leggono quello che scrive? No perché scrive le stesse cose che vi dico io, Massimo Bordin, che piuttosto di iscrivermi al PD invado la Polonia a mani nude

Ma la sinistra italiana, compresa quella che bazzica i social, li legge gli  intellettuali che cita?

“Trump non è l’acqua sporca che occorre buttar via per salvare il bambino della democrazia americana ribadisce Zizek al Corriere –  lui stesso è il bambino sporco che dovrebbe essere gettato via per scuotere e disorientare la vera acqua sporca delle relazioni sociali che fanno rete attorno a Clinton. Il messaggio lanciato alla sinistra è questo: potete lottare per qualsiasi cosa, ma noi vogliamo tenerci l’essenziale, ovvero il funzionamento senza ostacoli del capitale globale. Lo slogan «Yes, we can!» del presidente Obama assume un nuovo significato: sì, siamo pronti ad accogliere tutte le vostre istanze culturali… ma senza mettere in pericolo l’economia globale di mercato — e pertanto non c’è nessun bisogno di varare riforme economiche radicali. Oppure, nelle parole di Todd McGowan (in un colloquio privato): «Il consenso delle persone di buon senso che si oppongono a Trump mi fa paura. È come se i suoi eccessi abbiano sdoganato il vero consenso capitalistico globale, e per di più tutti costoro si congratulano per la loro apertura mentale».

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