Come uccidono i Droni?

Secondo il sito internazionale The Incerpt, gli Stati Uniti sotto la Presidenza Obama hanno promosso una politica di uccisioni mirate compiute con i droni. Il sito, fondato da alcuni giornalisti che hanno avuto accesso alle rivelazioni di Edward Snowden, ha potuto consultare numerosi documenti segreti, rapporti e presentazioni forniti da “una fonte all’interno della comunità dei servizi segreti”. L’inchiesta, frutto di diversi mesi di lavoro e di ricerche, traccia – in otto articoli accompagnati da documenti – un ritratto poco edificante della politica statunitense di uccisioni mirate.

Questi documenti, scrivono gli analisti, mostrano prima di tutto che l’uso di droni da parte delle forze armate statunitensi è più una scelta politica che un semplice strumento. I droni sono degli strumenti, dunque, non l’inevitabile conseguente politica. La politica è l’assassinio!

I nemici non vengono ridotti al lumicino per la diplomazia e la pressione dell’opinione pubblica o le raffinate e astute strategie di intelligence. I nemici vengono uccisi vigliaccamente dalla tecnica impersonale facendo sembrare la lotta ed il conflitto non una tragedia (magari inevitabile, ma pur sempre una tragedia), bensì un videogame. Anche divertente…

Detta in altro modo, gli Stati Uniti di Obama hanno implementato il sistema delle uccisioni dei droni per eliminare avversari politici, con tutto ciò che ne consegue sotto il profilo morale e del diritto internazionale. Sull’efficacia del metodo nella ‘solita’ guerra al terrorismo, credo che i dati siano sotto gli occhi di tutti: caos in Iraq, caos in Siria, mentre gran parte dell’Afghanistan sta tornando in mano alle forze talebane. In altri termini, l’uso dei droni non è efficacie in guerra, ma può fare un servizio egregio nell’eliminazione degli avversari politici di seconda fila. Inoltre, la tecnica utilizzata solleva parecchie perplessità etiche, perché dalle basi californiane gli agenti militari di fronte ad un computer teleguidano gli ordigni aviotrasportati verso bersagli umani, spesso sbagliando le coordinate, soppesando pigramente le situazioni, fraintendendo i bersagli. Alla fine abbiamo spesso civili morti ammazzati da impiegati che muovo i droni dai loro uffici di Los Angeles e a fine “lavoro” se ne vanno a giocare tranquillamente a boowling.

Non tutto il male viene per nuocere, comunque. Ad esempio, sappiamo che i droni nascono come evoluzione di particolari giocattoli e che l’uso domestico è sempre più frequente e che lo sarà sempre di più.

Le prospettive per il futuro sono che questi oggetti si diffonderanno in maniera incredibile anche tra i non addetti ai lavori. Succederà quello che è successo con in personal computer negli anni ’70 – ’80 quando all’epoca i computer erano strumenti per specialisti. Poi, con la commercializzazione dei pc, si è arrivati ad averne almeno uno in ogni casa. Quindi, l’idea per il futuro è che questi droni seguiranno la stessa evoluzione dei personal computer ed avranno un impiego casalingo.

“Saranno mezzi utilizzati per effettuare attività di routine giornaliera da parte di tutti”, scrivono gli analisti di DifesaOnline. “Si verificherà quello che è successo anche con la crittografia. Negli anni ‘80 la crittografia era vietata in quando era addirittura considerata un’arma strategica. Qualcuno venne denunciato ed arrestato per avere avuto un programma crittografico dentro un pc. Oggi chiunque abbia uno smartphone o un tablet ha un software di crittografia inclusa. Per i droni succederà la stessa cosa. Nel giro di 5 o 6 anni diventeranno un oggetto comune da utilizzare in attività domestiche soprattutto nella loro configurazione mini.”

Ma come funzionano?

Prendiamo l’esempio di drone più celebre in ambito militare, il tristemente noto Predator.

Per la verità il ‘Predator’ oggi si è evoluto nel  ‘Reaper’ (conosciuto anche come Predator B). Lo strumento è prodotto dalla General Atomics di San Diego, California, e impiegato in missioni di sorveglianza, ricognizione, ricognizione armata e interdizione o attacco al suolo

Si distingue nelle operazioni “Hunter Killer” e “Targeting Leader”.

Il drone in questione viene pilotato a distanza da 2 operatori, pilota e osservatore/armiere, in una stazione di controllo a terra. Per farlo, basta avere a disposizione uno spazio di 10metri.

La Ground Station alloggia una consolle per il pilotaggio e una per il carico utile del drone, tre consolle di tipo Boeing ‘data exploitation and mission planning’ e due postazioni radar ‘synthetic aperture’ TESAR prodotte dalla Northrop Grumman collegate a satellite.

Gli aeromobili Predator di ultima generazione hanno una lunghezza di 8,22 mt e un’apertura alare 14,8 mt oppure di 11 mt con apertura alare 20 mt per il modello ‘Reaper’ e possono decollare da piste di una lunghezza minima di 600 mt. Sono dotati di radar, videocamere convenzionali e forward-looking a infrarossi (FLIR) con 6 campi visivi compresi tra 19 mm e 560 millimetri.

Il motore del drone militare più evoluto, il Reaper MQ-9, ha una potenza che gli consente di raggiungere una velocità di 482km orari ed ha un’autonomia che può arrivare a 28 ore

I droni vengono principalmente impiegati per eliminare obiettivi prefissati come bunker, veicoli e altri obiettivi sensibili; all’occorrenza per portare fuoco d’interdizione in appoggio a forze di terra.

Anche se utilizzati per la prima volta nel 1995 nei Balcani, è con Obama che hanno conosciuto l’impiego più massiccio. In Italia, Sigonella in Sicilia è, di fatto, una base americana per droni.

Una cosa appare certa: nonostante le varie considerazioni morali, i droni sono efficaci ed economici e come tuti gli strumenti tecnici vengono e verranno usati. L’importante è sapere ciò che possono fare (c’è in giro gente convinta che possano solo fare le foto ai matrimoni…) e studiare al più presto una schermatura valida in grado di neutralizzarne l’uso. Mi pare assolutamente ovvio che a breve potranno essere impiegati anche per uccidere dall’alto il vicino di casa, il rivale in amore, l’avversario politico, la famiglia che non paga il pizzo. I prezzi dei Predator sono proibitivi e nell’ordine dei milioni di euro, ma quelli dei droni privati ad uso domestico no.

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