Inflazione e Deflazione. Scenario

I dati che stanno uscendo in questi giorni sui prezzi al consumo parlano chiaro: in Italia sta tornando la deflazione. In Germania, invece,  l’inflazione. La Germania registra un + 0,8% dei prezzi, l’Italia un calo dello 0,1 ad ottobre. Per la precisione, i tedeschi salutano un +0,2 su base mensile e un + 0,8 su base annua. A quanto dicono le cronache il motivo è dovuto ad un rialzo del prezzo del petrolio. Mmmmmm, sarà, però il petrolio è risalito per tutti, non solo per i tedeschi ed i Paesi del Nord Europa. Quindi, la vera causa dell’inflazione deve essere un’altra.

Lo scrivo chiaro, a scanso di equivoci: io non credo a questo modo di misurare il potere d’acquisto. Secondo me è tutta fuffa, manipolazione pura. Vabbè, io sono un inguaribile complottista e non faccio testo 😉 . Per vedere se ci vedo giusto, cioè se i dati vengono usati, come credo,  ad usum delphini, basterà attendere il prossimo Quantitative Easing, cioè la politica di stampa di moneta iniziata da Mario Draghi per evitare che il debito pubblico dei paesi del sud Europa facesse implodere il sistema Euro.  Ancor più precisamente, il QE della BCE è l’acquisto di titoli di Stato e privati sul mercato secondario allo scopo (ufficiale) di creare moneta.

Il ritorno dell’inflazione, però, potrebbe essere usato dai tedeschi come una clava per costringere la BCE a ritirare il Quantitative Easing. Anche se l’obiettivo della Banca Centrale  punta al 2% di inflazione , sembra quasi che in tutto il mondo ci sia bisogno di una “scusa” per evitare la stampa di moneta e accelerare il tracollo di alcuni Stati.

Se la mia ipotesi fosse confermata, allora, i dati manipolati sull’inflazione servono ai tecnocrati della UE per far arrivare la Troika nei paesi a crescita debole o zero come l’Italia. Siccome nemmeno un euro che sia uno del QE è finora  andato per favorire l’occupazione, gli investimenti e le opere strutturali, è evidente che l’alleggerimento quantitativo (traduzione letterale del QE) sia servito solo per fare un po’ di trading facile facile sugli indici delle borse e tenere buona l’opinione pubblica dei paesi mediterranei.

Ripeto: sotto il profilo economico, con il QE o senza, non cambia na cippa! Anzi, forse è meglio senza, perché chi investe in conti deposito (il risparmiatore retail) senza QE dovrebbe guadagnare interessi più alti da reimmettere poi nel circuito economico reale. Ma quello che probabilmente cambierebbe sarebbe la politica dei singoli Paesi membri della Comunità Europea, perché le nazioni ad economia debole che in questi anni si sono avvitati su sé stessi, come l’Italia, ora vedranno tornare l’incubo dello spread. Nel 2011 lo spread aveva portato al governo quell’impostore di Mario Monti, tanto per dirne una. Naturalmente, quella proposta è solo un’ipotesi, ma se l’inflazione tedesca nel 2017 dovesse raggiungere il 2% aspettatevi proprio la fine del QE a targa Bce e l’esplosione del debito pubblico italiano.

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