Infografica sul Reddito Minimo

Sarà anche una proposta di parte (movimento5stelle), ma occorre ammettere che il reddito di cittadinanza c’è ovunque tranne che in Italia e in Grecia (vedasi l’infografica qui sopra). Nonostante questo, come analisti rimaniamo sempre più perplessi a fronte del reddito minimo o di cittadinanza, che per sua definizione si basa sul reddito minimo di una comunità e che in caso di disoccupazione è  destinato a tutti, su base individuale, incondizionatamente e indipendentemente dal livello del reddito, in base, appunto solo al requisito di essere nati in un certo stato (o di averne la cittadinanza).

Cosa non ci convince? L’idea assistenziale e disoccupazionale che sta alla base del reddito minimo parte dal presupposto – errato – che uno Stato non sia in grado di offrire lavoro e, soprattutto, dal convincimento che non sempre ci sia “da lavorare”. Siccome però il presupposto è completamente fasullo,  è evidente che la soluzione al problema sia altrettanto errata. In ogni comunità presente nel globo terracqueo di lavoro ce n’è anche troppo! Il guaio è che noi, quando pensiamo al lavoro, fissiamo il pensiero quasi esclusivamente sulla produzione di merci e di servizi da scambiare. Tutto ciò che non rientra esplicitamente nelle logiche di mercato viene escluso. Un progetto economico-politico che preveda invece la piena occupazione invece del reddito minimo offre 4 enormi vantaggi.

1. Il lavoro consente all’uomo di usare l’ingegno a vari livelli favorendo la conoscenza del mondo circostante, delle relazioni interpersonali e delle tecniche nel corso della loro progressiva evoluzione. Da questo punto di vista, anche un lavoro inutile, ma pagato, risulta maggiormente formativo di una disoccupazione remunerata.

2. Ovunque al mondo il gap tra la qualità di beni e servizi raggiungibili e quelli effettivamente accessibili dalla popolazione mondiale è enorme. Prendiamo solo il caso italiano: le infrastrutture sono rimaste tecnologicamente agli anni Settanta e la copertura di rete informatica agli anni 2000. Gli immobili sono nella stragrande maggioranza non solo antisismici, ma anche privi delle più elementari tecnologie contro l’inquinamento acustico e termico. Gli uffici del Catasto non sono aggiornati e la tassazione sugli immobili è mappata in modo completamente inadeguato e ingiusto. Molte autostrade italiane sono ancora a doppia corsia. In particolar modo le strade particolarmente indicate per l’import export e la difesa del territorio nazionale, come  l’ultimo tratto dell’A4 nella zona di Portogruaro Latisana, non sono più in grado di reggere il traffico pesante, e da almeno dieci anni. In autunno, quasi ogni anno, il sistema idrico italiano non è in grado di reggere all’impatto con le piogge stagionali rovinando raccolti e bloccando intere aree metropolitane (come Genova). In Italia c’è oggi poca offerta di lavoro industriale, in particolare di quello tessile, ma lo Stato avrebbe tanto di quel lavoro da avviare da dover impiegare anche personale esterno alla nazione. Ovviamente, per un simile piano è NECESSARIA una moneta nazionale, non l’euro

3. La piena occupazione stabilisce un plafond, vero ed efficace, alla dispersione dei salari verso il basso, cioè alla presenza di posti di lavoro che danno stipendi inferiori alla soglia di povertà.

4. Aumento della domanda aggregata, con relativo indebolimento dell’offerta, costretta ad  aumentare i salari e spiegare il maggior numero di persone per far fronte alle richieste

 PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

Reddito minimo e occupazione: in Italia è possibile?

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