La Fine dell’Europa in 5 punti

Qualche lettore non ama le analisi catastrofiste. Termini come “fine”, “crollo”, “crac” non trasmettono sensazioni positive e possono essere associate al pessimismo. Io, tuttavia, sono un fan della fine dell’Europa; quindi, annunciarne il crollo non è affatto un male, ma un bene. Per altri punti di vista, è da diversi anni (dal 2011 almeno) che si parla online di fine dell’Europa e ciò non è avvenuto.

Fenomeni geopolitici di importanti dimensioni, come  la caduta dell’Impero Romano o il Congresso di Vienna, non sono evaporati nel nulla nel giro di qualche mese, ma ci sono voluti diversi lustri a partire dai primi evidenti segnali. Ecco, l’Europa come istituzione si trova oggi in questa situazione: i segnali della fine ci sono già e molto più evidenti dell’arrivo degli Ostrogoti o dei moti napoletani. Vediamo insieme questi benedetti segnali che evidenziano l’inevitabile fine dell’Europa.

Segnale n.1 BREXIT. l’Inghilterra (era) il paese di gran lunga più importante d’Europa, alla faccia della Germania. Questo perché l’Inghilterra è il paese che manteneva una lunga serie di addentellati internazionali grazie alla sua struttura finanziaria e commerciale e al fatto che in Inghilterra, unico paese in Europa, si parli inglese (ma guarda un po’!). Tanto per far capire la cosa, si pensi che la Borsa italiana è di PROPRIETA’ dell’Inghilterra. Inoltre, dire Gran Bretagna significa dire America e Nato… A giugno 2016 i figli di Albione hanno deciso di uscire dalla UE e nessuno, francamente, ha ancora colto la portata enorme di questa scelta popolare.

Segnale n.2 Elezioni in Austria. I candidati alle presidenziali del 4 dicembre sono due:  Alexander Van der Bellen e Norbert Hofer.

Der Bellen rappresenta la partitocrazia, lo status quo, il vecchio sistema. Hofer è il nuovo, antiUe e antimmigrazione. E’ giovane e molto amato a livello popolare. Soprattutto, non è uno che alza i toni in stile Farage o Grillo e gli austriaci vanno pazzi per queste cose. I sondaggi lasciano il tempo che trovano, siamo i primi a dirlo, ma parlano di forte vantaggio per Hofer. L’unico modo che gli europeisti massoni hanno di vincere in Austria è quella di lanciare la solita bomba al mercato. Abbiamo appena visto qualcosa di simile in Montenegro dove il filoeuropeista del posto ha vinto le lezioni sul filo del rasoio facendo arrestare decine di persone nel giorno stesso dell’elezione affermando di aver scoperto un tentativo di GOLPE il giorno stesso delle elezioni. Cioè… lui stava per perdere il posto e qualche imbecille organizza attentati per farlo cadere dal governo proprio nel giorno della sua caduta. Vabbè, Alice nel paese delle Meraviglie, al confronto, è l’Enciclopedia Treccani. Solo una farsa  simile a quella descritta può salvare gli usurai austriaci che sostengono Der Bellen dall’essere travolto dal voto popolare, e con lui tutta l’unione Europea.

Segnale n. 3 Il voto al referendum sul governo Renzi del 4 dicembre. Leggetevi quello che ho scritto al punto n.2 sull’Austria. E’ la stessa identica cosa, cambiano solo in cognomi dei protagonisti

Segnale n. 4 La linea di Orban. Com’è noto, il referendum antiimmigrati voluto dall’Ungheria il 2 ottobre scorso non ha raggiunto il quorum. Tuttavia, Orban va avanti lo stesso, ritenendo gli astentui come non partecipanti alla democrazia ungherese e sta lavorando per una  modifica della Costituzione nello spirito del quesito referendario. Cosa vuol dire? Che Orban si può permettere di andare avanti col progetto antiUe, nonostante il referendum. Qui destra e sinistra non c’entrano proprio un bel niente. Anche Tsipras non ha tenuto conto del referendum, un anno fa, e questo ha scatenato proteste di piazza e scioperi continui. In Ungheria no! Anche se la maggioranza degli ungheresi non è andata a votare, essi ritengano corretta la posizione di Orban. In altri termini, l’Ungheria non è spaccata in due, come la Francia e l’Italia e il Presidente andrà avanti nel contrasto alla Ue perché ha il consenso interno e se lo può permettere.

Segnale n.5 la morte delle Banche. Il settore bancario è sceso del 20 per cento negli ultimi 3 anni. Sta in piedi grazie alla Bce, non grazie all’economia reale. Il dollaro sta andando vero i suoi massimi di forza contro le altre valute. Questo non favorisce la domanda interna in Europa. In altri termini: gli europei si stanno impoverendo e se si stanno impoverendo daranno (giustamente) la colpa alla UE.

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