In Cina e Giappone non la danno

La Cittadinanza! In Cina e Giappone, in pratica, non danno la cittadinanza agli stranieri. Se la controinformazione indipendente insiste così tanto sul tema della manipolazione mediatica un motivo ci sarà, no? Dite la verità, quanti chilometri di parole sono state utilizzate in questi anni per mostrarci che siamo diventati razzisti? Quante atmosfere di fiato ha sprecato l’ex Presidente della camera, al secolo Laura Boldrini, per dirci che gli italiani si stanno estinguendo e che dobbiamo includere, includere, includere e incoraggiare l’arrivo di migranti? Quanti fiumi d’inchiostro si sono riversati sulle pagine e poi fin dentro le nostre coscienze per farci pensare che ogni qual volta un barcone di migranti affonda, è colpa nostra?

Eppoi BAM, arriva la matematica a fare pulizia dell’idiozia. Sia benedetto il numero:  archè, principio primo, cosmo misurabile che già dai tempi di Pitagora la filosofia adorava. I dati dell’Ocse che l’economista Giovanni Zibordi esibisce sul suo profilo twitter non lasciano scampo al dubbio: la percentuale di cittadini naturalizzati in media in un anno, in occidente sfiora lo 0,2 per cento, mentre in Asia, Cina e Giappone, sfiora lo zero. Naturalmente lasciamo ai sofisti e ai manichei di questo mondo levantino spiegarci che è un male o spiegarci che è un bene; noi facciamo solo presente che ci viene fatto credere il contrario, e cioè che i cinesi sono buoni e ospitali e che si inchinano fino a toccare terra nel momento del saluto. Per non parlare dei giapponesi che, dopo la pesante sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale sarebbero cambiati da così a così, rinnegando la loro cultura per il capitalismo. Balle, e grandi come le rotative dei giornali che le scrivono o le lasciano ad intendere. La Cina, oggi come oggi, sfiora il miliardo e 400 milioni di persone, mentre il Giappone, che ci vien fatto credere essere un’isoletta in decadenza, ha invece 128 milioni di abitanti ed è il decimo Paese più popoloso del mondo.   Ebbene in questi due giganti, gli stranieri vanno e vengono, comprano e scambiano, ma col piffero che vengono naturalizzati: per loro è ovvio che se uno è di cultura cinese è cinese e se uno è di cultura giapponese è giapponese, ma se una cosa del genere osi solo pronunciarla da noi, allora sei immediatamente considerato razzista. Detto diversamente; se ti chiudi, non concedi la cittadinanza facilmente e applichi davvero del protezionismo commerciale NON sei razzista NON viene considerato strano e anzi, fai una cosa normale; se, invece, in Occidente uno solo prova a ventilare questa possibilità ecco che gli fanno subito la caricatura con addosso il cappuccio del KKK (l’ultimo caso del linciaggio mediatico di Donald Trump è emblematico).

In Giappone ed in Cina non prendono neanche in considerazione atteggiamenti che siano al di fuori dalle regole, specialmente se si tratta di stranieri, e quindi gli stranieri che vogliono migrare per motivi economici e politici non prendono mai in considerazione questi Stati, che pure hanno tecnologie adeguate e, nel caso cinese, un Pil cinque volte maggiore a quello europeo. Nell’immagine sotto, ecco l’evidenza delle percentuali.

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