Appello a “quelli del SI” e a “quelli del NO”

In queste ore, dalla televisione e dai commenti “social” si nota una sola cosa: molti italiani non hanno capito il voto. Siccome (forse) siamo a una svolta epocale, meglio fare un piccolo sforzo, anche se mi rendo conto che qualcuno possa offendersi. Facciamo tanti sbagli nella vita, io per primo, ma occorre sforzarsi di riconoscerli. Ci proviamo?

Dunque, per iniziare prendiamo in esame alcune categorie umane post-voto, tanto per gradire.

Categoria Sinistra Radicale (ex comunisti – comunisti – sel – rifondazione – pasticceri trotskisti ecc. ecc.). Hanno votato NO, ma non sono molto soddisfatti. Vedono Brunetta che si vanta in televisione della vittoria e gli viene il mal di pancia. Fulgido rappresentante di questa categoria è Vauro, che loro credono sia un intellettuale combattente stile Lenin o un fine pensatore politico come Gyorgy Lukacs. Invece, fa il vignettista e basta, mettetevela via! In questa categoria, sorridono di giorno per la vittoria del No, ma piangono di notte perché hanno vinto assieme a Casapound. Cari amici, sarò brutale: non avete capito NULLA! Casapound è un movimento culturale fortemente nazionalista che si rifà ad un vecchio poeta, stimato anche da Pierpaolo Pasolini. In giro ce ne sono –  di poeti – di gran lunga più bravi e profondi, ma quelli di CP sono pericolosi come la vecchia al bar che chiede “un macchiato con schiuma ristretto in tazza grande senza zucchero”. La maggior parte degli italiani non sa neanche cosa vuol dire casapound , i cui militanti sono meno numerosi dei capelli di Aldo Bisio. Nessuno è andato a votare perché glie l’ha chiesto casapound e nemmeno perché lo ha detto Brunetta. Anzi, se gli italiani avessero saputo che Brunetta era per il no, forse votavano si. Diciamo banalmente che molti politici ed attivisti mestieranti avevano visto i sondaggi e ora provano a mettere il loro cappello sulla vittoria. La vittoria è solo e soltanto dei sovranisti, non è né di destra né di sinistra. O, meglio, è di sinistra se pensiamo che il NO ha fatto fuori il politico che aveva abrogato l’articolo 18… tale Matteo Renzi.

Categoria Leghista. Hanno votato NO, e quindi pensano che ora tutta l’Italia sia leghista. Peccato che al sud il No abbia fatto il pieno e decisamente meno al nord. In Alto Adige, cioè il nord del nord del nord dove parlano tettesco e mangiano patate coi crauti e pensano che i lombardi siano dei terronazzi subsahariani … beh, rullo di tamburi: IN ALTO ADIGE HA VINTO IL SI.

Il contributo dei leghisti è stato in verità del tutto ininfluente. Se non c’era Salvini in mezzo alle palle noi del No vincevamo con l’80 per cento.

Categoria grillina. Hanno votato NO e sono gli unici, con i movimenti sovranisti, ad aver titolo per dire di essere in linea con gli italiani in questo momento storico. Tuttavia, anche loro confluiscono in un partito politico, mentre in questo caso gli italiani hanno voluto dare un messaggio al di fuori del sistema parlamentare. Tanti cercopitechi dimenticano che Grillo aveva tentato – diversi anni fa – di partecipare alle primarie dell’unione di sinistra. Segno inequivocabile che Grillo si sente di appartenere a quell’area, culturalmente parlando. Poi, all’interno del m5s, ci sono molti liberali e alcuni simpatizzanti della vecchia destra sociale (rarissimi, per la verità), Allo stato attuale, pur nell’autocrazia del leader, il m5s è l’unico partito che ha interpretato correttamente il disagio. I grillini però hanno un Boss di sinistra, un elettorato trasversale e molti parlamentari dell’ex area democristianpiddina con qualche punta vagamente ex missina. Non classificabili, insomma.

Ma il messaggio che hanno voluto dare gli italiani col referendum è cristallino, niente affatto vago,  e non occorreva scomodare Grillo per trasmetterlo, nel senso che il popolo avrebbero fornito ‘quel messaggio’ anche senza Grillo

IL MESSAGGIO E’ QUESTO:

Le regole della vita politica sancite dalla Costituzione sono imperfette, ma cambiarle ora è solo un tentativo di distrarci dai nostri veri problemi.

Noi votanti del NO, non abbiamo problemi con la Costituzione Italiana!

La costituzione si può modificare e ammodernare, ma non è prioritario. Pensare di far questo ora, sarebbe come andar dal medico oncologo con un tumore ai polmoni e ritrovarci costui che insiste a metterci la cremina per eliminare i punti neri.

Le cose che dicono sia Renzi (oggi) che Berlusconi (ieri), tipo che “le leggi vengono approvate con lentezza”, ci sembrano una bufala gigantesca. Jobs act, buona scuola, riforma Fornero… le hanno fatte tutte senza neanche darci il tempo di pensare, cioè in pochi giorni! Quindi era una balla, ad esempio, quella della lentezza. Anche se fosse tutto vero, comunque, noi italiani oggi non abbiamo il problema delle regole interne.

Abbiamo problemi di lavoro, di potere d‘acquisto e di prospettive lavorative che sono di basso livello. Abbiamo problemi di relazione con altre culture, che arrivano impreparate e senza controllo dentro il nostro territorio già martoriato da chiusure aziendali e dissesti climatici, come i terremoti. Le relazioni con le altre culture sono peggiorate con il governo Renzi. La politica italiana renziana è asservita a logiche decise fuori dall’Italia in modo antidemocratico, da strutture finanziarie, soprattutto, sulle quali noi non abbiamo nessun potere. Loro decidono per noi, fanno la lista della spesa ai politici in Parlamento, ma noi non contribuiamo a individuare né loro né le loro agende politiche. Ne abbiamo le palle piene di questa classe dirigente che ha dimostrato, in modo incontrovertibile, la propria impreparazione e malafede.

Facciamo un elenco dei fallimenti del Governo?

Pensioni. Chiunque viaggi nelle aree “nobili” del carrozzone Europa, sa che in Benelux (Olanda, Belgio, Lussemburgo) si va in pensione a 60 anni, talvolta anche prima, volendolo. Noi andiamo a 65/67 con prospettive molto più alte per i giovani. Perché? Perché il costo delle pensioni grava sul debito che noi non possiamo più ripagare “serenamente” con il sistema delle banche centrali. Siamo soggetti a ricatto se, come Stato, spendiamo qualcosa per le pensioni e, dunque, non lo facciamo. Poiché però in Europa c’è ancora chi a 58 anni può andarsene in pensione, allora  Renzi ha provato col sistema del prestito in Banca da parte del malcapitato …

C’è bisogno di aggiungere altro?

La Buona Scuola. E’ voto di scambio! In puro stile democristiano. Si è deciso di imbarcare nella scuola italiana tutti i precari e peggiorare la situazione lavorativa di quelli che erano già dentro, magari vincitori di concorso (come chi scrive). Ora le scuole sono in preda alla confusione e non si sa più bene chi fa cosa. Al nord sono tornate orde di profie siculosardocalabresi. Da parte mia che siano le benvenute, anche perché di solito hanno meno di 40 anni (!) ma solo uno zuccone può pensare che questo democristianesimo di ritorno possa far bene al mondo della scuola. Prima occorreva dire cosa far fare ai neo assunti e poi (e solo poi) li si poteva assumere. La situazione è questa, di fatto: arrivano le profie da Pizzu Scumpigliatu con 8 miliardi di punti in graduatoria, come se avessero insegnato dal 35 avanti cristo (ma non erano precarie?). Ognuna di loro vive con  almeno 6 genitori che usufruiscono della legge 104 sull’invalidità , quindi i prossimi anni staranno a casa in permesso retribuito almeno fino a che non andrò in pensione io. Allo stato attuale, le profie neoassunte entrano in sala insegnanti vantando in tutta la carriera 10 ore di lezione frontale a cranio. Manco si presentano e ti salutano, come se nel loro curriculum annoverassero il premio Nobel o pubblicazioni su Micromega. Gli studenti si lamentano perché presenziano la lezione senza fare nulla, essendo il più delle volte chiamate a coprire ore di supplenza in emergenza. Mah! Più che la buona scuola, questa è la bòna a scuola. Di tutte le riforme renziane è la migliore (almeno per questo).

Jobs Act. Mettiamo per comodità tra parentesi l’ingiustizia insita nel provvedimento legislativo, ma vi è stato un boom economico dopo il jobsact?

No??? Ma guardate che sono passati due anni eh? Non è che si è deciso stamattina di cambiare il mercato del lavoro. Il mercato del lavoro riparte solo se:

(1) altri paesi ci richiedono massicciamente prodotti, supponendo di pagarli poco. Ciò non è possibile, perché abbiamo una moneta manovrata a Bruxelles e Francoforte, non abbiamo un sistema monetario che “lavora per noi”, come negli stati tedeschi. Quindi le nostre produzioni saranno anche buone, talvolta ottime, ma troppo care per i clienti e noi non possiamo farci nulla a causa dell’Unione Europea.

(2) vi sono investimenti pubblici! Siccome gli europei tedescofoni gestiscono la nostra politica debito/credito l’Italia non può più fare investimenti pubblici. Ma servono, o sono scatole vuote? Bah.. devo ridere? In italia si dovrebbero sistemare tutti gli immobili per le emergenze sismiche e le città per quelle idrogeologiche. In Italia non c’è neanche una cablatura internet. In molte zone non c’è la fibra ottica, mentre in altri Paesi d’Europa la fibra ottica l’hanno messa anni fa e ora la stanno già sostituendo, perché obsoleta. Devo scrivere dei porti marittimi italiani, che nonostante la fortunata logistica sono passati in secondo piano persino rispetto a quelli egiziani?

In altri termini, in Italia ci sarebbero più lavori che esseri umani in grado di svolgerli. Altro che disoccupazione al 12 per cento e lavoretti al McDonald! Senza investimenti pubblici, ovviamente, non ci può essere nessun lavoro dignitoso, per il semplice fatto che il privato non dispone di miliardi di euro per investimenti. Solo lo Stato, gestore del credito e del debito, può procurare il denaro per gli investimenti, e nessun altro.

Questo NO è stato un NO all’Europa, un NO al sistema bancario, un NO ai media ed ai giornalisti italiani. Un NO secco alle privatizzazioni e all’austerità voluta dall’Europa ai danni degli Stati nazionali.

Se poi volete continuare a pensare che questo era il NO voluto da Brunetta e che noi gli siamo andati dietro, o che abbiamo votato no perché non ci siamo letti bene la riforma, o perché siamo di destra, o perché siamo di sinistra.. beh, ma allora non avete capito proprio un tubo!

Le categorie di Destra e di Sinistra, così come furono impostate nel ‘900, sono inadeguate a capire il presente

Esisterà sempre una destra conservatrice o individualista o patriottica e una sinistra egualitaria, solidale o cosmopolita. Ci sarà sempre un Cesare e sempre uno Spartaco, ma le categorie di destra di sinistra non ci fanno capire la realtà di oggi, che è determinata dalla globalizzazione, dalla fine della crescita e delle risorse, da una finanza ipertecnica, i cui scopi iniziali sfuggono ora al nostro controllo politico e sociale. Se queste cose, anche elementari, non le capite, è proprio perché non le volete capire.

E allora dovremo combattervi. Non convincervi.

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2 Commenti

    • Ciao Roberto. Non direi “nessuno”, ma pochi italiani hanno valutato il contenuto tecnico. Pochi, ad esempio, sapevano del titolo V. Direi che questa volta lo spirito antisistema prevale sui dettagli

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